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contributo inviato da stefano menichini il 5 settembre 2009
Leggete l’analisi di Raffaella Cascioli oggi su Europa: sta succedendo di tutto fra i Grandi della terra, con Germania, Francia e Gran Bretagna impegnate insieme a correggere la linea americana sulla crisi finanziaria. Sarkozy, Merkel, Brown, i contatti con Obama: non c’è neanche da ipotizzare che abbiano trovato tempo per fare uno squillo a Berlusconi. L’Aquila e il G8 sono stati una fiammata illusoria, alimentata più dalla dovuta solidarietà verso gli abruzesi che dal minimo apprezzamento verso il loro presidente del consiglio.
Berlusconi è un paria nel mondo, e l’Italia è paria insieme a lui. Non è il solito piagnisteo sulla brutta figura che il premier ci fa fare all’estero: è un concretissimo problema di collocazione e peso internazionali. È vero che gli elettori italiani non leggono i giornali stranieri, dal Times al Wall Street Journal, e che comunque non se ne fanno condizionare: è anche giusto che sia così. Ma le leadership politiche, economiche e finanziarie di quei paesi leggono, eccome, e si fanno condizionare. Chi le convincerà che va tutto bene, Frattini? Ci costerà molto cara questa stagione di impazzimento collettivo, di degrado morale e di irrazionalità al potere.
I conoscitori di cose vaticane, come Aldo Maria Valli, riportano che nulla sarà più come prima nei rapporti fra Berlusconi e la Chiesa: «Il papa ha preso nota di tutto».
Non sappiamo che cosa cambierà, e certo nel dramma di Boffo c’è anche una lezione per le gerarchie: con la politica dei rapporti preferenziali alla fine ci si scotta. Ma l’onda lunga dello sconcerto non solo dei Sacri Palazzi, quanto di parroci e parrocchiani, arriverà a Roma. E chi la conterrà, se perfino Gianni Letta è messo ai margini, destinatario ormai di frasette consolatorie di Berlusconi mentre la grancassa la battono i Feltri, i Ghedini, i Capezzone, i saloini duri e puri dell’ultimissima ora?
La crisi è spalancata, resa più grave dall’assenza di alternative: un vuoto che qualcuno prima o poi si occuperà di riempire, come le leggi della fisica e della politica impongono. Più prima, che poi: ieri Maroni ha indicato nel 21 marzo la data delle elezioni regionali, quel giorno la politica italiana non sarà come la vediamo oggi.

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