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contributo inviato da stefano menichini il 4 settembre 2009
Il pestaggio è riuscito bene, poco importa che quello che è stato fatto fuori era solo un bersaglio laterale. Vittorio Feltri si è mosso come un teppista della carta stampata, ma forse ieri diceva la verità quando commentava le dimissioni di Dino Boffo da Avvenire: non pensavo che succedesse tutto ciò.
Fra tutti i direttori italiani, Boffo non figurava certo come un pericoloso avversario del governo, come lui stesso ricorda con attonita sorpresa nell’editoriale di addio.
È bastato poco, qualche larvata critica su temi ineludibili per la Chiesa come l’immigrazione e la morale privata degli uomini pubblici, a segnare una condanna che vale come esemplare per tutti gli altri.
Possiamo testimoniare: il terrorismo di carta sta vincendo.
Direttori di giornale e uomini politici (D’Alema l’ha detto per sé) si aspettano ogni possibile aggressione.
Qualcuno se ne preoccupa, altri no, tutti sono condizionati dal clima di rappresaglia.
Che poi può avere forme diverse, anche meno conclamate di quelle impiegate con Boffo, con Repubblica o l’Unità. Stampa e Corriere, per esempio, cercano di limitare i danni della violenta incursione sulla memoria di Gianni Agnelli, che proviene dalle stesse fonti della destra giornalistica e risponde alla medesima logica. Più in là però non vanno. L’indignazione forse non pesa tanto quanto lo stato difficile dei loro bilanci e di quelli delle banche, in un momento in cui il governo tiene i cordoni della borsa degli aiuti pubblici a istituti e grandi gruppi editoriali.
La strafexpedition di Feltri, la spedizione punitiva decisa prima dell’estate, ha avuto due risultati.
Ha trasmesso all’opinione pubblica il messaggio che tutti, fra giornali e politica, sono mascalzoni: dunque Berlusconi non è peggio di chiunque altro. E ha polarizzato gli attacchi su Repubblica e sul suo editore, sapendo che un partito “della libertà di stampa” che si aggreghi intorno a loro sarà certamente forte, ma per definizione partigiano dunque privo di ulteriori importanti sponde.
Per questo sarebbe importante che la manifestazione prevista per il 19 fosse qualcosa di diverso e più ampio rispetto ad altre iniziative già viste in difesa dell’informazione libera. Ci sono situazioni che si determinano anche oltre le intenzioni. In più di un’occasione Europa ha scritto che il ruolo di traino e sostanziale leadership politica assunto da Repubblica nei confronti del centrosinistra italiano è stato molto negativo. Ha fatto male al Pd e ne ha condizionato le dinamiche interne e i rapporti con il proprio elettorato. È la famosa e ormai abusata storia del “partito Repubblica”.
Oltre un certo punto però le eventuali responsabilità del più grande giornale d’opinione progressista finiscono, e subentrano quelle di tutti gli altri. Di una politica incapace di autonomia innanzi tutto, e poi di altri soggetti più timidi di fronte al dovere – si badi bene – non di fare “opposizione al potere” (come pure si pretende retoricamente e ipocritamente in queste occasioni), ma di relazionarsi a esso nel modo più trasparente possibile.
Ciò che accade in Italia in questo opprimente finale d’estate riguarda tutti. Il presidente del consiglio avrebbe avuto l’occasione, la possibilità e il vantaggio di scrivere un’agenda politica totalmente diversa da questo inventario di orrori. Parte del suo entourage ci lavorava su, spinto dal tifo di poteri e interessi esterni alla politica.
Berlusconi ha scelto la strada opposta. Per istinto (è sempre uscito picchiando dagli angoli della sua vita imprenditoriale e politica) e per calcolo. La normalizzazione lo insospettisce, vi vede dietro manovre oscure.
E che manovre ci siano è indubbio: se ieri Bossi è andato da Bagnasco come ambasciatore del premier, vuol dire che Gianni Letta è un disoccupato di lusso. Se non è andato come ambasciatore, è peggio: vuol dire che il disoccupato è Berlusconi.
Non c’è alcun segnale che le cose possano cambiare. Non sono rifugi possibili né la proiezione internazionale (incredibile aver dato motivo di protagonismo orgoglioso perfino a un mediocre come Barroso), né la ripresa economica (che non c’è), né singole importanti issues come la ricostruzione abruzzese (dove lo scontento cresce più velocemente delle prime casette di legno). Dalla biopolitica, nonostante tanti suggeritori all’opera, Berlusconi si terrà lontano. Rimane solo la mischia confusa, nella quale piazzare buoni colpi contro i nemici dichiarati e dalla quale tenere lontani gli osservatori troppo timidi.
Si veda allora che l’emergenza deve preoccupare tutti, perché sta privando il paese di un governo. Il Pd è troppo debole e ripiegato su se stesso perché si possa temere di passare per suoi fiancheggiatori, dunque coraggio: che sia il 19 o sia in qualsiasi altro giorno, è venuto per politici, giornalisti, intellettuali, il momento di assumersi delle responsabilità.

(da Europa)

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commenti a questo articolo 2
commento di laser149 inviato il 4 settembre 2009
PARTIGIANO 49, sono perfettamente d'accordo, il nostro "baffino nazionale", ed
anche "marinaio che conosce i venti e come sfruttarli", quando ne ha avuta
l'opportunità, invece di metterlo in un angolo ( il Berlusca ) e renderlo
inoffensivo alla nostra domocrazia, gli ha offerto una crostata e con la bicamerale ci ha fatto i balocchi e si è fatto fregare. Ma i veri fregati siamo
noi, che magari ce lo ritroviamo ancora sulla poltrona ha benedire e santificare. Che DIO ce la mandi buona.
commento di partigiano49 inviato il 4 settembre 2009
D'Alema si aspetterà anche qualche aggressione giornalistica, ma doveva farsi furbo quando era il momento, chi è causa del suo mal pianga se stesso.
Purtroppo il male non è solo suo ma anche nostro.
commento di maxo7533 inviato il 4 settembre 2009
E' strano che la Lega vada a parlare con la Chiesa dei migranti e lasci l'opposizione senza nemmeno una discussione in parlamento (voti di fiducia)
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