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contributo inviato da Pierpaolo Farina il 30 agosto 2009

 L’attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma di discriminazione, dato che lo Stato Italiano non assicura identicamente la possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni ovvero per chi dichiara di non professare alcuna religione
(Sentenza del Tar del Lazio, 12 Agosto 2009)

Apparentemente, per un qualsiasi liberale vecchio stampo, queste parole rappresenterebbero il minimo sindacale, in Italia invece vengono bollate da Vaticano e suoi gregari politici come un vergognoso attacco laicista e addirittura illuminista contro la libertà di religione.

Sarà, eppure i fatti dicono un’altra cosa, e cioè che in Italia c’è una religione più uguale delle altre, ed è quella d’Oltretevere. Illuminante è stata una vignetta di Staino sull’Unità all’indomani dell’approvazione della cosiddetta Legge sulla Sicurezza, osteggiata da tutto il mondo cattolico e che ultimamente ha messo la Lega contro lo stesso Vaticano: “Santità, hanno approvato il reato di immigrazione clandestina!”, dice un allarmato prelato al santo padre. Il quale, replica stizzito: “Sshhh… che qua nessuno è sordo”, ammucchiando un altro sacco di privilegi insieme all’esenzione Ici, l’IRPEF dimezzata, i finanziamenti alle scuole private cattoliche.

E in effetti ci sono voluti il solito Feltri con le sue provocazioni stile Libero per suscitare le ire del Vaticano nei confronti di un Governo talmente generoso nei suoi confronti, tanto da ignorare quindici anni di leggi ad personam, attacchi alle istituzioni, processi, bugie e stravolgimenti della morale cattolica del Cavaliere.

Perché se da una parte il Vaticano condanna quello stile di vita che trasuda dalla televisione, dimentica di attaccarne l’epicentro e il creatore, e cioè Silvio Berlusconi e il suo impero di distrazione di massa incostituzionale, altresì detto Mediaset.

Quanto ai finanziamenti alle scuole private cattoliche, vietati dall’articolo 33 della Costituzione, l’ultimo governo di centro-sinistra, con il ministro Fioroni all’Istruzione (supporter di Franceschini), si è impegnato a battere i record di generosità stabiliti da Berlusconi e la Moratti prima di lui.

Ma se andiamo a sfogliare le carte scopriamo che gli aiuti di Stato alle scuole cattoliche (messi sotto inchiesta dalla UE), negati per mezzo secolo dalla Democrazia Cristiana, sono stati addirittura inaugurati con la legge 62 del 10 marzo 2000 quando a Palazzo Chigi sedeva Massimo D’Alema e all’istruzione c’era Luigi Berlinguer: con il trucco dei bonus agli studenti per aggirare la Costituzione i finanziamenti alle scuole private sono arrivati alla cifra record di mezzo milione di euro.

E quando in autunno si è parlato di ridurli, sono bastate le minacce di scendere in piazza della CEI per annullare lo scellerato gesto compiuto da alcuni liberal della maggioranza: forse pensavano che per una 90tina di milioni non si sarebbero arrabbiati, visto che nelle piazze c’erano milioni di studenti che protestavano per 9 miliardi di tagli.

Come se non bastasse, la fantomatica ora di religione costa ai contribuenti italiani la bellezza di un miliardo di euro all’anno: è la seconda voce di finanziamento diretto dello stato alla confessione cattolica, di pochi milioni inferiore all’otto per mille.

Nel 2001 lo Stato spendeva 650 milioni di euro per gli stipendi dei professori di religione, quando erano però 22mila e tutti precari. Nel 2008 sono diventati 25.679, dei quali 14.170 passati di ruolo, grazie ad una fortunata serie di concorsi-farsa inaugurati dal Governo Berlusconi prima e quello Prodi poi.

Fosse solo un problema di posto fisso regalato (lo Stato è in causa con migliaia di professori precari di fronte alla Corte di Giustizia Europea), potremmo chiudere anche un occhio: il problema è che c’è pure una disparità di trattamento tra professore di religione e professore “normale”.

A parità di prestazioni, infatti, gli insegnanti di religione, scelti dalla curia e pagati dallo Stato, guadagnano di più dei loro colleghi: essi infatti godono di uno scatto di anzianità biennale del 2,5% sullo stipendio, guadagnato da precari e mantenuto quando sono passati di ruolo.

Esigenze di bilancio e disparità di trattamento a parte, la vera domanda è: vale la pena spendere 1 miliardo di euro per un’ora di religione cattolica che nella maggior parte dei casi si riduce ad una chiacchierata amichevole sui fatti del giorno con il proprio professore? (chiedete a quanti è obbligatorio il libro di testo e, nel caso, chiedete quanto lo usano).

L’ora di religione avrebbe senso come è praticata in Spagna o in Gran Bretagna: nella prima è facoltativa, nella seconda è obbligatoria (salvo richiesta di esonero), ma tutte e due assicurano pari diritti alle diverse culture religiose. Pensate, addirittura in Francia non esiste, perché nella Costituzione è addirittura scritto che esiste la Separazione tra Stato e Chiesa: che strani questi francesi che rispettano la Costituzione che si sono dati!

Tutte le volte che in Italia si vuole anche solo intaccare l’ora di religione, magari accorpandola aumentando le ore di filosofia oppure rendendola obbligatoria, ma aprendola a tutte le confessioni religiose, la Cei minaccia l’uso della piazza e tira fuori i fatidici dati del 92% di adesioni: a parte che non si comprende come mai la Chiesa ottenga (nella maggior parte dei casi) che l’ora di religione non sia mai inserita a inizio e fine mattinata, ma se così fosse non si spiegherebbero i dati di abbandono quando è lo studente a scegliere (e non i propri genitori), che nelle regioni non solo rosse come Lombardia arriva al 50%, senza andare a spulciare i dati delle grandi città.

Nel 2007, quando in campo c’erano i DICO, Tarcisio Bertone, lo stesso che ha praticamente ordinato a Berlusconi di non provare a presentarsi alla festa della Perdonanza, ha anche tenuto su Famiglia Cristiana una fantastica lezione di storia: “Il Partito Comunista di Gramsci, Togliatti e Berlinguer non avrebbe mai approvato questo genere di deriva laicista.”

A Sinistra nessuno ha osato replicare, eppure nei “Quaderni del Carcere”, Gramsci diceva tutt’altra cosa: “Il Vaticano rappresenta la più grande forza reazionaria esistente in Italia. Per la Chiesa, sono dispotici i governi che intaccano i suoi privilegi e provvidenziali quelli che, come il fascismo, li accrescono.”

Ne consegue che o Tarcisio Bertone ha volutamente mentito o semplicemente non ha letto Gramsci: ci si chiede, a questo punto, se lo abbiano letto anche i cosiddetti dirigenti della Sinistra.

Eppure non serve leggere Gramsci, sarebbe bastato Don Milani: “L’insegnamento della religione cattolica? Sta tutto nel catechismo, che ciascuno può portarsi a casa con poche lire.

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