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contributo inviato da Pierpaolo Farina il 29 agosto 2009

Il poverismo non mi è mai piaciuto perché puzza di tartufo, ma il ricchismo mi piace ancora meno: assume sempre i tratti caratteristici della cafoneria. A Napoli per gli Arricchiti del denaro, della politica e della cultura c’è una fantastica e sintetica espressione: ‘E Pezzient’ Sagliuti. (i Pezzenti saliti di condizione)

Purtroppo in questa estate caratterizzata da temperature insopportabili abbiamo dovuto assistere ad una triste passerella di questi esemplari assai diffusi nell’arco culturale e istituzionale italiano.

Se qualche mese fa mi avessero detto che “Il Giornale” di proprietà della famiglia del premier si sarebbe fatto promotore del più violento e anticlericale attacco alla Chiesa Cattolica, sparando a zero sul direttore del niente popò di meno dell’Avvenire, organo di informazione della CEI, probabilmente mi sarei messo a ridere, anzi, di più, avrei chiamato direttamente la neuro.

E invece pare proprio che, come atto finale (forse) della più grande tragicommedia all’italiana mai inscenata in un’estate torbida come questa, siamo arrivati anche a questo. E, come da solito copione collaudato in casi simili a questo, non potevano mancare le doverose precisazioni di Palazzo Chigi, nelle quali si legge che il premier non condivide assolutamente i toni del direttore nominato da lui stesso una settimana prima (come ha rivelato con sprezzo dell’Antitrust lo stesso Feltri).

E se al Meeting di CL non c’è nulla di nuovo sotto al sole (gli adepti di Don Giussani hanno fatto sapere che rimangono berlusconiani anche di fronte a comportamenti diametralmente opposti alla morale cristiana), mi piacerebbe sapere cosa ne pensano quei liberal alle vongole che siedono in Parlamento che, tra pulsioni berlusconiane e veti vaticani, non sanno più che pesci pigliare.

Del resto, quest’estate è iniziata con la richiesta da parte della Lega di testare il dialetto padano per i meridionali che volessero lavorare al Nord (e allora io propongo il test di dialetto napoletano per quelli come Calderoli che vanno in vacanza a Capri: “non sei di Napoli paisà? Le vacanze te le fai in muntagn’), passando per l’assurda proposta delle Gabbie Salariali, fino all’ennesimo strappo sull’unità nazionale, calpestando l’Inno e la Bandiera d’Italia.

Forse i Liberal alle vongole, che dalle colonne del Corriere si sono affrettati nell’ultimo anno a tesser le lodi del nuovo padrone, avevano sottovalutato la Mignottocrazia imperante di cui parla un ex-berlusconiano di ferro come Guzzanti e il patto di ferro con la Lega, che continua ad indebolire la leadership berlusconiana, già messa all’angolo da un Fini che si dissocia su tutto, dai sudisti in cerca di denari, una diciottenne viziata, una prostituta arrivista e la più grande crisi economica degli ultimi 80 anni.

Eh, già, perché fossero solo le veline, le prostitute e i leghisti, potremmo chiudere anche un occhio, ma il problema è che oltre al “Gossip”, come lo definisce il direttore del Tg1 Scodinzolini, c’è di mezzo anche l’economia: il 4 agosto scopriamo che, nonostante i tagli imposti ovunque da Tremhood, quello che ruba ai poveri per dare ai ricchi, il fabbisogno statale è più che raddoppiato, i conti sono sfasciati e a settembre migliaia di piccole e medie imprese chiuderanno i battenti, aumentando la tensione sociale. Non solo: la mafia rimane la prima azienda d’Italia nonostante la crisi, Gheddafi continua ad alzare la cresta, prendendoci a pesci in faccia, in Europa oramai siamo una barzelletta.

E se il Premier pensava che sarebbe bastato il ricorso contro la sentenza del Tar (che dichiara illegittima l’attribuzione di un credito scolastico per la scelta di frequentare l’ora di religione) per ritornare in sintonia con le gerarchie ecclesiastiche, sempre più alle prese con una base insofferente e scandalizzata, si sbagliava di grosso: e per questo gran capolavoro di ingegneria politica deve ringraziare se stesso e quelli di cui si è circondato.

Se Feltri ha infiammato il fronte con il Vaticano, l’avvocato del premier, Mavalà Ghedini, facendo causa alle 10 domande di Repubblica, non ha fatto altro che ridare vigore e forza al Sexygate (come lo chiamano in Europa), riaccendendo i riflettori di tutto l'Occidente sulla concezione malata e perversa di libertà di stampa del Cavaliere.

In questa Italia dominata dagli scandali e la cui agenda politica ruota tutta attorno ai problemi personali e alla vita del premier, mi fa specie che venga condannato a tre anni una persona rea di aver rubato un pacco di wafer da 1,29 euro.

Del resto, ha sbagliato reato: se si fosse limitato ad un falso in bilancio oggi la pena minima sarebbe stato un seggio parlamentare e, se proprio gli fosse andata male, si sarebbe dovuto accontentare della poltrona di Presidente del Consiglio, che, visti i tempi che corrono, non consiglierei sinceramente a nessuno.

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