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contributo inviato da democratici-digitali il 25 agosto 2009

Articolo originario: http://www.democratici-digitali.com/content/il-piano-la-banda-larga-italia-parte-seconda

 

Banda larga: Fonte WikipediaBanda larga: Fonte Wikipedia

Nella prima parte di quest’articolo  abbiamo illustrato le caratteristiche principali del il piano sulla banda larga del governo italiano. In sintesi, come ha dichiarato il viceministro allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni Paolo Romani, "investendo 1.471 mln di euro entro la fine del 2012 sarebbe possibile cancellare il digital divide e garantire a tutti gli italiani la banda larga entro il 2012".
In questa seconda parte riportiamo le critiche più significative al piano del governo.

Manca un piano digitale complessivo per l’Italia

Nel Regno Unito il governo di Gordon Brown punta moltissimo sul proprio piano strategico nazionale digitale, il cosiddetto "Britain Digital"  che inquadra (e tenta di risolvere) il problema del digital divide e della diffusione della banda larga attraverso una strategia complessiva di innovazione digitale che tiene conto, anche attraverso azioni legislative ad hoc, di molteplici aspetti quali la modernizzazione del sistema radiotelevisivo, l’aiuto alle imprese editoriali e ai giornali locali, l’adozione di politiche che producano benefici sociali ed economici per mezzo delle nuove tecnologie, l’incentivo ai talenti e alle industrie innovative e "creative".
Il piano digitale dell’Italia al contrario è parziale, si concentra solo sulla banda larga, è poco innovativo favorisce di fatto Telecom, e al momento non è neanche finanziato in modo chiaro e coerente (punti che saranno approfonditi nel seguito di questo articolo).

La latitanza del Partito Democratico sui temi digitali

Il Partito Democratico non sembra avere una propria politica digitale. Le ultime elaborazioni originali di cui si ha notizia risalgono alla costituzione del "Comitato per la diffusione della banda larga" costituito nel 2007 (governo Prodi) dagli allora ministri Gentiloni (Comunicazioni), Lanzillotta ( Affari regionali e Autonomie Locali) e Nicolais (Riforme e Innovazioni nella P.A.), presieduto da Paola Manacorda, che emanò le "Linee guida per  i Piani regionali per la banda larga" (qui in pdf) successivamente approvate dalla Commissione Permanente per l’Innovazione Tecnologica  negli Enti Locali e nelle Regioni, nonché dalla Conferenza Unificata.
La sconfitta elettorale del 2008 ha fatto naufragare tutto.

"Banda larga, l’Italia sceglie il passato"

Tornando alle critiche sul piano anti digital divide del governo Berlusconi, cominciamo con l’analisi di Alessandro Longo che scrive di tecnologia su L’espresso, Repubblica, Il Sole 24 Ore-Nova24 e Corriere delle Comunicazioni.  Nel suo articolo del 6 luglio 2009  Longo critica il piano del viceministro per le comunicazioni Romani che si "accontenta di abbattere il digital divide sui 2 Mbps, appiattendosi sui limiti e sulle potenzialità dell’ex monopolista. Un’altra occasione persa per rilanciare la rete italiana e favorire l’apertura del mercato (…) Infatti il rapporto Caio presentava tre alternative per portare la rete di nuova generazione nelle case delle italiani ma il governo ha scelto una quarta via: nessuna rete di nuova generazione, per ora. Con un piano presentato comunque con i toni della grande impresa: 1,47 miliardi di euro di fondi promessi per la banda larga in Italia. Quale banda larga? Quella del passato: 2 megabit a (quasi) tutta la popolazione, quando ora è il 13% a non poter raggiungere questa velocità, su rete Telecom. "
Secondo Longo il piano di Romani "è la falsariga dei limiti dell’attuale rete Telecom. Da qui i timori che questi soldi possano diventare un aiuto al business di Telecom (quello al dettaglio e quello all’ingrosso: è vero che se la rete migliora se ne avvantaggiano tutti gli operatori, che però accedono a quella di Telecom non certo gratis…).   Il nocciolo duro di quegli 1,47 miliardi è anch’esso un fantasma del passato: 800 milioni di fondi Cipe, pre-stanziati nel 2008 contro il digital divide e poi persi per strada. A giorni dovrebbe esserci lo stanziamento definitivo. Vi si sommano 264 milioni di fondi ministeriali, che serviranno a completare la rete in fibra nelle centrali (backhauling). Altri 188 milioni sono fondi pubblici per lo sviluppo di aree rurali. I restanti 219 milioni – scommette il governo – verranno da privati con il progetto di project financing, spronati da gare pubbliche a livello territoriale. Il 95,6% avrà così i 2 Mbps tramite dsl, dice Romani. Il 3,9% con il wireless. Già: anche se Romani ha annunciato banda larga a tutti, tecnicamente non sarà così, perché resterà fuori comunque lo 0,5% della popolazione italiana."

I commenti de "L’Osservatorio Banda Larga"

"L’Osservatorio Banda Larga" è un’iniziativa della società Between, in sinergia con le attività del Comitato Esecutivo per la Larga Banda istituito dal Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie e dal Ministero delle Comunicazioni ed ha l'obiettivo di realizzare un monitoraggio continuativo della disponibilità di infrastrutture e servizi a banda larga nel nostro Paese.
Dario Cavedon  nel suo blog riassume i commenti dell’Osservatorio Banda Larga nel suo rapporto annuale (giugno 2009 qui in pdf)  che mette in risalto due fatti negativi.
Il primo è che lo sviluppo della banda larga nelle zone dove adesso non arriva è fermo. Lo stanziamento di 800 milioni di euro promessi dal Governo è rimandato di volta in volta. Lo sviluppo della banda larga avviene "a macchia di leopardo", per iniziative di enti locali o privati (come nel caso di Roma). Ci sono comunque ancora 8,7 milioni di famiglie che vivono in zone dove la banda larga non arriva.
La seconda brutta notizia è che quasi 12 milioni di famiglie italiane non hanno un PC, e quindi men che meno si sognano una connessione a internet. Un’altra conferma dell’arretratezza tecnologica dell’Italia. Manca la cultura delle tecnologie, e l’abitudine a usarle.

Che fine hanno fatto i fondi per la banda larga?

A metà luglio 2009 Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazione del Partito Democratico ha lanciato l’allarme:"il governo non ha mantenuto gli impegni sulla banda larga. Anche nelle decisioni prese oggi (15 luglio 2009 ndr) dal Cipe non c’è traccia degli 800 milioni chiesti dal viceministro Romani per contribuire all’accesso a Internet in banda larga anche per quel 14% di italiani che ne sono ancora privi".
Inoltre Gentiloni ha rimarcato che non è chiaro quale sarà esattamente l'ammontare finanziato visto che è stata corretta la norma, approvata solo qualche settimana prima al Senato, che accantonava per la banda larga 800 milioni di euro. La nuova formulazione presente nel decreto fiscale riporta la dicitura ''fino a un massimo'' di 800 milioni, ''introducendo di fatto un tetto a questi stanziamenti''. ''L'opposizione è disponibile a forme di pressione comune delle forze parlamentari nei confronti del governo - ha detto Gentiloni - affinché il lavoro fatto non rischi di essere vanificato'' aggiungendo che ''serve maggiore certezza su quali sono gli orientamenti del Paese in merito alla reti di nuova generazione.

(fine seconda parte, leggi prima parte)

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