.
contributo inviato da simona_mn il 24 agosto 2009

Il merito di un libro del genere non è tanto di dare delle risposte, quanto di porre delle domande.
Latouche, che anche di persona (visto a Festivaletteratura 2008) è persona molto gradevole, non ha la verità in tasca, cita dati economici da fonti super partes, snocciola (e critica) teorie sue e di altri teorici della decrescita (Ivan Illich, Castoriadis, Ariès, Fotopoulos in primis) e spesso è il primo a riconoscere l'utopismo insito in certe proposte. Ma molte idee che nel XVIII o nel XIX erano pura utopia, oggi sono state messe in pratica, quindi mai dire mai, mai dire "è impossibile / non è praticabile /etc".
Volendo, l'unico lato dell'impostazione dell'autore che non mi trova d'accordo, soprattutto alla luce dell'esplosione delle economie di Brasile, Cina, Sudafrica e molti altri paesi di quello che lui accorpa nel Sud del mondo, è la distinzione paradigmatica tra Nord e Sud, che nel 2006 (anno di pubblicazione in Francia dell'opera) forse poteva essere ancora accettabile, ma in seguito è stata smentita dai fatti e di conseguenza non può essere accettata come premessa per ipotesi sulla redistribuzione globale della ricchezza dal ricco e consumista Nord al povero e sfruttato Sud.
Insomma, un'opera, non certo l'unica sull'argomento, da leggere per aprirsi gli occhi sul futuro del mondo, del pianeta, della nostra stessa vita (che a differenza di quelle attribuite ai gatti, è una sola).

TAG:  LETTERATURA  LIBRO  RECENSIONE  LATOUCHE  LA SCOMMESSA DELLA DECRESCITA  ECONOMIA  SOCIETÀ  CONSUMI  ECOLOGIA 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
commento di Alexbr inviato il 25 agosto 2009
Serge Latouche è stato ospite a Monfalcone, qualche mese fa. Molto prima del suo avviso, avevo suggerito ad un politico PD, che conosco da anni e con cui ho un rapporto abbastanza confidenziale anche se non lo definirei amichevole, e che attualmente copre un importante incarico locale, di leggere il libro. Incredibilmente, l'ha fatto, il che è bene; ma non ha trovato il tempo di venire a incontrare Latouche di persona, e questo è malissimo.

Latouche è indigesto alla sinistra, perchè mette destra e sinistra (sia storiche, che attuali) esattamente sullo stesso piano. Entrambe accettano questo sistema economico come l'unico possibile; hanno qualche minore contrasto come la ricchezza che questo sistema produce vada suddivisa, nulla di più. Dettagli, particolari. Non vedo vie di uscita, se non quella - altamente probabile - della "pedagogia delle catastrofi".
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
10 febbraio 2009
attivita' nel PDnetwork