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contributo inviato da rudyfc il 31 agosto 2009

In tempi in cui la questione meridionale torna prepotentemente di moda, può essere interessante andare a rivedere come è stato affrontato il tema nei decenni e perfino nei secoli scorsi. E può anche sorprendere scoprire che, a scapito dell'illusorio autonomismo vagheggiato dal sedicente Partito del Sud e dell'insaziabile richiesta di risorse puntualmente sprecate una volta giunte in loco, le risposte più efficaci all'arretratezza delle regioni meridionali rimangono le stesse. Segno della lungimiranza di taluni pensatori, ma anche purtroppo dell'incapacità della classe politica a tradurre in atti concreti quelle proposte.

Sergio Zoppi ripropone nel suo Una nuova classe dirigente (Rubbettino) denunce, analisi, insegnamenti e scelte politiche elaborate a cavallo tra il XIX e il XX secolo da Francesco Saverio Nitti, ma anche da meridionalisti cattolici come Sturzo e De Gasperi. Il politico lucano denunciava già ai primi del Novecento l'intreccio inestricabile tra le istituzioni locali e le relative clientele e l'abitudine «di considerare il Mezzogiorno come paese di conquista», al quale imporre candidati «in collegi che quasi non conoscono», senza lavorare invece per far emergere una classe dirigente in grado di guidare il riscatto di quelle terre. «È l'ambiente morale che impedisce qualsiasi trasformazione economica», scriveva Nitti a chiare lettere, invocando un intervento capillare sul piano dell'istruzione, della legalità e l'efficienza amministrativa, dell'amministrazione solerte e imparziale della giustizia. «La preparazione, la crescita, l'affermazione di una estesa classe dirigente, privata e pubblica, all'interno di una democrazia – scrive Zoppi a conclusione del suo saggio – è il risultato di un lavoro paziente, metodico, che parte dal riconoscimento della professionalità, del merito, della fedeltà al proprio ruolo».

A chiudere il libro sono le riflessioni di Giuseppe De Rita, Gianfranco Dioguardi, monsignor Domenico Graziani e Giulio Sapelli, che approfondiscono e riattualizzano le proposte di Nitti, sottolineando soprattutto la necessità di investire sulla formazione e la valorizzazione del merito e stigmatizzando (De Rita) i «piccoli, segmentati, egoistici vizi locali», che frammentano e rendono inutili la miriade di interventi malgestiti, indirizzati verso il Sud. L'esatto contrario di quella ricerca del bene comune, che dovrebbe essere fine ultimo della politica e carattere essenziale di chi la pratica.

TAG:  SCUOLA  DE GASPERI  UNIVERSITÀ  CLASSE DIRIGENTE  SUD  NITTI  ZOPPI 

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