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contributo inviato da Stefano51 il 12 agosto 2009
 

Guido Podestà, presidente della provincia di Milano, Pdl. Letizia Moratti, sindaco di Milano, Pdl. Roberto Formigoni, presidente della regione Lombardia, Pdl. Nella concitata vicenda Innse, che sembrava all’inizio destinata a concludersi con l’ennesima chiusura di una fabbrica italiana, questi tre nomi non sono quasi mai comparsi . Anzi per meglio dire, pur chiamati in causa nella questione, per il potere che gestiscono, si sono elegantemente defilati, uno ad uno, appena un attimo prima che qualcuno potesse fare loro qualche domanda di troppo, per esempio della fine che avrebbe fatto la fabbrica Innse nel futuro scenario dell’expo miliardaria di Milano. Una torta da ricchi, che ha bisogno di una tavola bella sgombra e lucida, da apparecchiare con case di lusso e parchi privati, altro che ingranaggi maleodoranti e braccia sudate.

Dell’offerta della Camozzi di Brescia a rilevare l’Innse, dell’interesse di una multinazionale che stava in fondo a un tiro di schioppo, come suol dirsi, non potevano non sapere Letizia, Roberto e Guido. Perché questi signori non stanno a Roma, bensì dirigono i maggiori enti locali della regione Lombardia, e per questo motivo avevano tutti gli strumenti – se soltanto avessero davvero voluto usarli – per cercare un acquirente della Innse senza aspettare 8 giorni. Il gruppo Camozzi è presente in 70 paesi e occupa circa 3.500 dipendenti, di cui 1.600 in Cina. Il suo patron, Attilio Mario Camozzi, ha un anno di meno del presidente del consiglio e ha cominciato a lavorare a 14 anni. Fra l’altro, nella pagina web della Federazione nazionale dei cavalieri del lavoro, a proposito di Attilio Camozzi e della sua azienda si legge : “ .. Il core business fa capo alla Camozzi e alle collegate Campress, Plastibenaco, Fab. La produzione di macchine utensili, varie ma complementari, nel settore automobilistico, energetico e dei trasporti, alla Innse-Berardi, Retco, Ingersoll e Imta..”

Dunque c’era già un filo – e anche bello robusto – che collegava la Camozzi di Brescia alla Innse. Nel 1997 la Innse Macchine Utensili viene acquistata da Camozzi, che la unisce alla Berardi, altra realta' storica dell'industriale lombarda. Una fusione da cui nasce la societa' Innse-Berardi. Poi arriva l’ultimo padrone, Silvano Genta, che vorrebbe spostare la fabbrica da un’altra parte, con metà degli attuali dipendenti. Probabilmente a base di tutto c’è un mister X che su quell’area ha altri progetti, ma nessuno lo dice, meno che mai Regione, Provincia e Comune di Milano, i grandi defilati di questa storia che ha l’antico e mai sopito sapore di una grande vittoria operaia. Una volta tanto il clamore della tv, l’occhio di bue stretto su quei 4 operai che per 8 notti hanno dormito su una gru ponte, ha fatto il miracolo.

Nei giorni in cui la Lega e Berlusconi sferrano l’attacco delle gabbie salariali, sono gli operai e il sindacato una volta tanto a mettere in gabbia gli interessi dei padroni. E di chi, dalle stanze delle istituzioni in quel di Milano, dalla parte dei padroni è restato per tutto questo tempo, infischiandosene degli operai della Innse e delle loro famiglie. Che ora brindano felici, ma si sono annotati tutto, giusto per ricordarsene alle prossime elezioni. Perché, cari Moratti, Formigoni e Podestà, Expo a parte, a Milano c’è tanta gente che lavora, prima che per l'Expo, per il pane quotidiano. I 49 operai della Innse hanno riacceso la fiammella della coscienza operaia, altri li seguiranno a breve. Questa tremenda crisi che attraversa il nostro paese sta per dare frutti magici attraverso il suo nichilismo : chi si è impunemente arricchito svolazza incosciente perdendo il senso delle cose, chi è rimasto costretto a terra ha imparato ad affilare i suoi pensieri come lance, riscoprendo la forza della solidarietà e dell'unità. Avremo un autunno molto caldo, dall'Abruzzo alla Sicilia passando per Milano. Così caldo che potrebbe rovinare il compeanno di papi.


Compagni dai campi e dalle officine
prendete la falce portate il martello
scendete giù in piazza picchiate con quello
scendete giù in piazza affossate il sistema.

da "Contessa" di Paolo Pietrangeli, 1966

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

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