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contributo inviato da cerve87 il 6 agosto 2009
NAVI A PERDERE
La rivelazione del settimanale L'Espresso in edicola
«La Jolly Rosso trasportava uranio»
 
Sulla motonave dell'armatore Ignazio Messina, inviata nel 1989 dal governo italiano a Beirut per recuperare circa 2.000 tonnellate di rifiuti tossici, c'era materiale radioattivo che è stato bruciato a Porto Marghera
«La motonave Jolly Rosso dell'armatore Ignazio Messina, inviata nel 1989 dal governo italiano a Beirut per recuperare circa 2,000 tonnellate di rifiuti tossici trasportate in Libano da un'azienda lombarda, trasportava materiale radioattivo. Per l'esattezza uranio, che è stato bruciato dalla società Monteco nell'impianto Sg31 di Porto Marghera, dove malgrado la consapevolezza del pericolo lo smaltimento è proseguito per mesi».
Lo rivela il settimanale L'Espresso in edicola oggi, sottolineando che la notizia trova conferma nel documento del 28 febbraio 1990 intestato all'Unità locale socio sanitaria 36 dov'era allora direttore del servizio di igiene pubblica Corrado Clini, attuale direttore generale del ministero dell'Ambiente.
«Il referto - scrive il settimanale - include l'analisi della condensa dei fumi usciti dal forno Sg31 il 19 gennaio e il 7 febbraio 1990. La prima volta l'uranio fu trovato con una concentrazione di 0,005 milligrammi per metro cubo, la seconda di 0,004». Quantità «preoccupanti», secondo Gianni Mattioli, docente di Fisica a La Sapienza di Roma, «che superano le percentuali allora fissate per legge. Nessuno può ormai negare che sia stata smaltita una sostanza radioattiva. Anzi - conclude il fisico - è necessario aprire un'inchiesta per capire che uranio fosse e da dove venisse».
[risulta dall'elenco incidenti dell'Associazione Bortolozzo: http://www.provincia.venezia.it/agb/Nuova_cartella/nuova_pa3.htm
18/01/90 Cinquanta firme contro i fumi dell'inceneritore della Montedipe (SG 31) e quelli del Ccid. Sono i lavoratori del Petrolchimico di Porto Marghera che hanno inviato una petizione al servizio medicina del lavoro dell'UIss 36 "Insostenibile situazione creatasi in seguito alle continue emissioni di fumi e per altre sostanze di origine ignota. In questi ultimi tempi, con cadenza costante, Si verificano situazioni ambientali di invivibilità sia all'interno degli impianti che per la popolazione della cintura esterna. In concomitanza con l'inizio dello smaltimento dei fusti della Jolly Rosso la situazione è molto peggiorata"]
 
Da "Il Gazzettino" di Sabato, 5 Febbraio 2005, Pag.8
http://www.ilgazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=2278705&Luogo=Venezia&Data=2005-02-05&Pagina=8
DENUNCIA Bettin contro Clini 
Uranio "bruciato" a Porto Marghera 
Nascosta una relazione dell'Ulss
 
Nel 1990 in un inceneritore di Porto Marghera sono stati bruciati rifiuti che contenevano uranio. La notizia era già saltata fuori in margine ad un processo sullo smaltimento a Marghera di rifiuti tossici e nocivi, ma il settimanale l'Espresso pubblica un articolo che contiene una novità e cioè una relazione del 1990 dell'Ulss 36 nella quale si parla espressamente di uranio. Relazione che l'allora direttore dell'Igiene pubblica dell'Ulss - Corrado Clini, attuale direttore generale del Ministero dell'Ambiente - avrebbe tenuto nascosta. Quindici anni dopo questa relazione è saltata fuori e Gianfranco Bettin ha presentato una interrogazione in Regione e un esposto in Procura. "Avevamo ragione. Ci stavano avvelenando con l'uranio. Nel 1989/1990 - ricorda Bettin - i Verdi di Marghera denunciarono la presenza di uranio e di altre sostanze radioattive e pericolose nei rifiuti tossici trasportati dalla nave Jolly Rosso , stoccati con autorizzazione della Regione Veneto in un capannone della Montedipe a Marghera e poi bruciati dalla Monteco nel forno dell'impianto Sg 31. Fummo allora - come Verdi, il sottoscritto era consigliere di quartiere a Marghera - querelati dall'Ulss 36 perché saremmo stati impegnati a "diffondere disinformazione per creare allarme tra la popolazione". E invece la denuncia era vera "e ci sono responsabili sanitari e politici e istituzioni che hanno coperto colpevolmente questa verità. L'uranio è stato davvero bruciato a Porto Marghera, nel forno Sg 31 in due momenti successivi, il 19 gennaio e il 7 febbraio 1990. Ci hanno, dunque, davvero avvelenato, l'hanno tenuto nascosto, hanno mentito a noi e a tutta la città". Bettin chiede alla magistratura di accertare le responsabilità. "In tutta la vicenda della Jolly Rosso - ricorda Bettin - i misteri si intrecciano inquietanti e, come è noto, si incrociano con la stessa vicenda che ha portato all'uccisione di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin. Ora, su un aspetto che riguarda direttamente la nostra città e le sue istituzioni sanitarie, la salute stessa dei cittadini e lo stato dell'ambiente, viene rivelata la verità. Bisogna che tutto venga davvero chiarito e che ognuno si assuma le proprie responsabilità".
 
Da "Il Gazzettino" di Domenica, 6 Febbraio 2005, Pag.8
http://www.ilgazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=2279200&Luogo=Main&Data=2005-02-06&Pagina=8
LA STORIA
 
La fine degli anni 80 segnò un'escalation paradossale per le vicende ambientali nel nostro paese, soprattutto per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti tossici. Prima della "Jolly Rosso " (nella foto la nave all'attracco ad Imperia) si erano registrati altri episodi di malaffare. In Nigeria furono trovati centinaia di fusti di materiali tossici fatti arrivare da aziende italiane. Altri fusti tossici italiani furono abbandonati da pirati dello smaltimento internazionale nel mar Nero.
Così, nel gennaio del 1989 il governo italiano fu costretto a inviare la Jolly Rosso a Beirut per recuperare 10 mila fusti contenente materiale tossico scoperti in Libano, portati da un'azienda milanese. Il Veneto accetta lo stoccaggio provvisorio dei fusti ma ad ogni segnalazione di un sito per il deposito dei barili (come quello di Organo, nel trevigiano) la popolazione si solleva.
La Jolly Rosso sosta quasi 90 giorni nella rada del porto ligure. Poi i fusti vengono portati con vagoni ferroviari nel capannone della Monteco: una struttura preparata appositamente con telecamere per il monitoraggio continuo. da qui i fusti vengono rilavorati e in parte smaltiti nei forni Montedipe di Porto Maghera, in parte in altre strutture italiane. In tutto questo tempo (da aprile a gennaio) l'Italia partecipa ad una specie di psicodramma collettivo: sembra che la Jolly Rosso contenga tutto il male del mondo.I Verdi denunciano la presenza di materiale radioattivo nei fusti arrivati a Marghera (nei mesi precedenti a bordo della nave alcuni si erano anche gonfiati). Il dottor Clini (responsabile dell'igiene pubblica dell'Uls di Mestre) li querela. E - per la risposta ad un'interrogazione parlamentare - invia una relazione nella quale sostiene con documentazione che le accuse sono infondate.
 A. F.
 
Da "Il Gazzettino" di Martedì, 8 Febbraio 2005, Pag.1
http://www.ilgazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=2282757&Luogo=Venezia&Data=2005-02-08&Pagina=1
PORTO MARGHERA Il prosindaco risponde così al direttore generale del Ministero dell'Ambiente 
Sui rifiuti radioattivi a Marghera ora Bettin querela Corrado Clini 
 
Mestre «Il Governo venga in Parlamento a spiegare la vicenda della Jolly Rosso , la motonave inviata nel 1989 dal governo italiano a Beirut per recuperare circa 2 mila tonnellate di rifiuti tossico nocivi, poi bruciati dalla società Monteco nell'impianto Sg31 di Porto Marghera». La deputata Verde Luana Zanella interpella il Governo dopo il servizio uscito sul settimanale l'Espresso e la lunga intervista al dottor Clini, direttore generale del ministero dell'Ambiente e all'epoca dei fatti direttore del servizio dell'Igiene pubblica dell'Ulss 36 (oggi Ulss 12) pubblicata dal Gazzettino. Intanto il prosindaco di Mestre e consigliere regionale Gianfranco Bettin annuncia querela contro Clini: «Nel 1989/90 il dottor Clini ci querelò per tapparci la bocca sui rischi derivanti dalla presenza a Marghera dei rifiuti tossici della Jolly Rosso , ora ci riprova, accusano anche coloro che sollevano questi problemi di favorire le ecomafie».
(A PAGINA 4)
(segue) Da "Il Gazzettino" di Martedì, 8 Febbraio 2005, Pag.4
http://www.ilgazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=2281767&Luogo=Main&Data=2005-02-08&Pagina=4
Il consigliere regionale Bettin annuncia querela contro Clini, direttore del ministero dell'Ambiente 
 
Mestre «Il Governo venga in Parlamento a spiegare la vicenda della Jolly Rosso , la motonave inviata nel 1989 dal governo italiano a Beirut per recuperare circa 2 mila tonnellate di rifiuti tossico nocivi, poi bruciati dalla società Monteco nell'impianto Sg31 di Porto Marghera». Lo chiede la deputata Verde Luana Zanella che, sulla vicenda, ha inviato una interpellanza urgente al Governo dopo il servizio uscito sul settimanale l'Espresso e la lunga intervista al dottor Clini, direttore generale del ministero dell'Ambiente e all'epoca dei fatti direttore del servizio dell'Igiene pubblica dell'Ulss 36 (oggi Ulss 12) pubblicata dal Gazzettino.
In proposito interviene anche il prosindaco di Mestre e consigliere regionale Gianfranco Bettin che annuncia querela contro Clini: «Nel 1989/90 il dottor Clini ci querelò per tapparci la bocca sui rischi derivanti dalla presenza a Marghera dei rifiuti tossici della Jolly Rosso , ora ci riprova. Prepotente come sempre, ha infatti annunciato querela per il contenuto della mia interrogazione alla Giunta regionale e dell'inchiesta del settimanale L'Espresso secondo la quale un referto della stessa Ulss risalente al 1990 confermerebbe che a Marghera, nell'impianto Sg31, sarebbe stato bruciato uranio, con altre sostanze pericolose (cobalto, stronzio ecc.). Esattamente, cioè, quello che avevamo denunciato a quell'epoca».
«Secondo le notizie dell'Espresso - ha aggiunto la deputata Zanella per ben 15 anni è stato tenuto segreto dalla Ulss il referto nel quale si parla espressamente di uranio smaltito in un inceneritore di Porto Marghera. Sarebbe un fatto molto grave che necessita di un immediato chiarimento da parte del Governo che ha il dovere di spiegare anche alla cittadinanza la natura e l'entità dell'inquinamento radioattivo».
«Nella mia interrogazione - le fa eco Bettin - chiedevo alla Giunta regionale di rispondere ad alcuni cruciali quesiti: esiste quel referto dell'Ulss? Perché, eventualmente, è rimasto segreto? Cosa dice esattamente? Quanto uranio è stato bruciato? Cosa abbiamo respirato? Quali e quante altre sostanze? Invece di dare il proprio contributo di chiarezza, il dottor Clini, che vorrebbe impedirmi di esercitare il mio ruolo di consigliere regionale sindacando sul contenuto di un atto istituzionale come un'interrogazione, se la cava chiamandosi fuori, alludendo all'assenza di piani razionali per lo smaltimento di rifiuti in Italia, come se lui non fosse da anni uno dei massimi responsabili delle politiche ambientali. Infine accusa coloro che sollevano questi problemi di favorire le ecomafie: di quest'ultima affermazione, per il suo contenuto, oltre che depistante, calunnioso, il dottor Clini risponderà in tribunale».
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