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contributo inviato da cerve87 il 28 luglio 2009
"In Afghanistan stiamo lavorando anche per la sicurezza dell'Italia, e dunque anche per Calderoli" e quindi "ci resteremo". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Franco Frattini, rispondendo da Bruxelles alla richiesta del suo collega di governo leghista Roberto Calderoli, che oggi in un'intervista ha proposto di  ritirare le truppe italiane in Afghanistan - e anche in Libano e nei Balcani. Linea che in serata la Lega ha provveduto a modificare, derubricando le frasi di Bossi ad auspiciop che viene dal cuore e che riguarderebbero in ogni caso il futuro. Non è prevista dunque, salvo soprese, alcuna dissociazione del Carroccio.

Il ministro degli Esteri ha poi spiegato che in Afghanistan "vogliamo elezioni credibili, e quindi con una reale partecipazione del popolo afghano". Quanto alla situazione sul terreno il ministro ha sottolineato che "siamo consapevoli che i nemici della democrazia cercheranno di colpire maggiormente durante il periodo di preparazione del voto". Nondimeno ha ripetuto Frattini, "e' chiaro che resteremo in Afghanistan".

La tensione però resta alta, dato che su questi temi una maggioranza divisa ha ricadute sull'immagine dell'Italia all'estero, che già non è un gran chè, sia sul lavoro dei nostri soldati cvhe hanno bisogno ovviamente del massimo sostegno politico e istituzionale per le operazioni. La tensione tra Lega e Pdl sulle missioni è stata innescata ieri da Umberto Bossi che, dopo il ferimento di cinque soldati italiani in Afghanistan, ha proposto il ritiro delle truppe. Ritiro con cui, secondo un sondaggio commissionato da SkyTg24, sarebbe d'accordo oltre il 60% degli italiani.

Alle parole di Frattini ha fatto eco il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, : "La missione in Afghanistan proseguirà, così come da accordi con l'Onu e la comunità internazionale - ha detto Gasparri - siamo consapevoli dei rischi, ma l'Italia deve confermare il proprio impegno". E il suo collega di partito Edmondo Cirielli, presidente della commissione difesa a Montecitorio, ha ricordato che "la proposta di legge per il rifinanziamento della missione in Afghanistan è stata approvata dalle commissioni Esteri e Difesa di Montecitorio, convocate in sede legislativa, anche con il sì della Lega". "Non solo - ha aggiunto Cirielli - ma il Carroccio ha detto sì due volte a questo provvedimento: prima concedendo la sede legislativa per l'esame del testo, e poi approvandolo". La proposta di legge, che era stata presentata il 10 luglio scorso dai presidenti delle commissioni Difesa, Edmondo Cirielli, ed Esteri, Stefano Stefani (Lega), è stata approvata infatti all'unanimità il 23 luglio. E si è trattato del primo rifinanziamento di una missione all'estero deciso con proposta di legge parlamentare anziché con decreto del governo. Le norme che puntano a prorogare la missione in Afghanistan, infatti, erano state inserite dall'esecutivo nel decreto anti-crisi. Ma da questo erano state stralciate per essere inserite, da Cirielli e Stefani, in un testo ad hoc che è stato licenziato giovedì scorso dalla Camera e che ora è passato all'esame del Senato.

E anche a Palazzo Madama, secondo quanto si è appreso, ci si appresterebbe a far seguire alla proposta di legge lo stesso iter. Per arrivare ad un varo definitivo del provvedimento entro l'estate. "Credo quindi che Bossi - ha sottolineato Cirielli - quando ha parlato di riportare a casa i soldati italiani non esprimesse una valutazione politica. La sua deve essere stata più che
altro una considerazione di tipo paternalistico perché è chiaro che si soffre quando si viene a sapere che giovani vite sono state spezzate da attentati terroristici". "Ma la Lega - conclude - da un punto di vista politico è sempre stata d'accordo con l'idea di prorogare la missione in Afghanistan".

Con il prosieguo della missione è d'accordo anche il segretario del Pd, Dario Franceschini: "I militari italiani che sono in Afghanistan devono completare il loro lavoro, non è il momento di pensare ad un ritiro e sarebbe bene che il Governo si mostrasse unito", ha detto Franceschini ai microfoni Rai, a margine di una iniziativa ad Udine. "Questo non è il momento di far rientrare i ragazzi italiani dall'Afghanistan - spiega - ma di far completare il loro lavoro. Io penso che i ragazzi italiani, che stanno in Afghanistan perché lo Stato li ha mandati, hanno il diritto di non vedere ministri che litigano tra di loro con interviste sui giornali semplicemente per raccogliere qualche consenso o qualche voto in più".

Conclude Franceschini: "I nostri ragazzi hanno diritto di avere un Governo e un Parlamento che compattamente stanno alle loro spalle".

Fonte: L'Unità
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