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contributo inviato da cerve87 il 28 luglio 2009
di Lucio Fero

giancarlo_fusco_vogliamo_colonnelliÈ un gioco, ma di quelli seri. Fatti per divertire, e insieme allenare, la mente. È un gioco “storico”, cioè assemblato con i materiali che la storia mette sul tavolo come pezzi di un Risiko, un Risiko molto realistico. È un gioco come i war games cui giocano i generali veri, come i report che finiscono ogni mattina sulle scrivanie dei leaders veri. È il gioco del come si fa oggi un . Lo ha “inventato” Moises Naim, potremmo chiamarlo “Il monopoli del potere”, oppure “Come battere e abbattere la democrazia in dieci mosse”. Giochiamolo insieme.

Si parte dalla premessa, dalle regole del gioco. Prima: per fare un non si usano i militari come una volta. Seconda: al posto dei carri armati si usano e referendum. Terza: non si aboliscono le , anzi. Si può disporre del gioco, dice Naim, nella versione , in quella Putin o in quella iraniana. Ma il gioco si può giocare anche altrove, ognuno giochi e valuti se si può fare, almeno in parte, anche a casa sua.

Ecco gli “” i pezzi del gioco necessari per giocare al gioco del . Primo: milioni di poveri (noi in non ne abbiamo a sufficienza). Secondo: una robusta dose di (qui invece ci siamo quasi). Terzo: ingiustizia, esclusione sociale e discriminazione razziale (qui andiamo ancora meglio, disponiamo dei tre pezzi da gioco). Quarto: in gran quantità (siamo appostissimo). Quinto: èlites politiche ed economiche sicure che “qui non succederà niente” (anche qui siamo forniti). Sesto: partiti politici molto screditati (qui siamo addirittura a cavallo). Settimo: una borghesia apatica e disillusa nei confronti della democrazia e della politica (è il nostro pane quotidiano). Ottavo: Parlamento, magistratura e Forze Armate inefficienti, indolenti e corrotte, dove sia facile comprare un giudice, un senatore, un generale (con qualche fastidiosa eccezione, ancora troppo diffusa, qui siamo a buon punto ma non del tutto, ci siamo ma non proprio). Nono: media controllati da persone che li usano principalmente per i propri interessi commerciali e elettorali (sembra scritto per noi, è ingrediente che esportiamo). Decimo: super potenza straniera neutralizzata, distratta e congestionata da altre emergenze (qui non ci siamo, gli Usa non possono fregarsene di quel che succede in e poi c’è l’Europa). Undicesimo: un nemico esterno da denunciare come minaccia alla nazione (niente, qui siamo scarsi, tutti dediti a combattere il nemico interno, immigrato e delinquente). Dodicesimo e ultimo ingrediente: brigate di intervento “popolari” ben addestrate per spaccare la testa a chi osa reagire (ci stiamo organizzando, ma, con le nostre artigianali e microscopiche ronde, siamo lontani). Allora possiamo noi italiani giocare o no? Su dodici “” necessari per cucinarci in casa il ce ne mancano quattro e mezzo, alcuni introvabili, altri che stiamo provando ad acquisire. In teoria la “pietanza” si potrebbe anche fare ma rischia forte di venire scotta e insapore. Però…

Però la “preparazione in cucina” come la chiama Naim ci incoraggia. Prevede infatti: scuotere bene la popolazione seminando paura e odio tra gruppi sociali, poi arrivare al potere con democratiche, quindi vincere ogni nuova elezione, quindi ancora proporre cambiamenti costituzionali incoraggiando l’opposizione ad astenersi, controllare i mezzi di comunicazione, scrivere nella nuova che i cittadini hanno tutti i diritti riducendo al minimo doveri ed obblighi. Con la robusta eccezione del punto tre, la “preparazione in cucina” ci vede preparati.

È un gioco, per divertire e allenare la mente. Niente di più. Ma un gioco istruttivo, un gioco di conoscenza, anche di noi stessi.

Fonte: Blitz quotidiano

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