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contributo inviato da cerve87 il 26 luglio 2009

In una chiacchierata ai margini di una selezione per “”, ha liquidato in sei parole la politica e la collocazione internazionale dell’Italia: “Io li porterei tutti a casa”. Parlava dei soldati italiani in . Bossi è ministro di un governo che ha sottoscritto accordi internazionali, l’ è per tutto l’Occidente, Usa in testa, la questione più importante, per la guerra che non si può perdere.

Se sbrigativo e sommario è l’invito di Bossi a ritirare il contingente italiano, molto pragmatica, ragionieristica è la motivazione: “Visti i costi e i risultati…Io sono per spendere il meno possibile…”. Insomma l’ottica del leader della è quella di risparmiare soldi oltre che, eventualmente, morti e feriti.

In un governo di uno qualunque dei paesi che partecipano alla missione afghana, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Usa e molti altri, se un ministro chiedesse il ritiro delle truppe sarebbe un caso nazionale e internazionale. Il ministro in questione, a Parigi, Londra o Berlino, otterrebbe un dibattito parlamentare e il ritiro, oppure si dimetterebbe data l’importanza della questione. In Italia non succederà nulla di questo. Gli altri paesi faranno finta di non aver sentito. Fingerà di non aver sentito il ministro della Difesa La Russa che in tuta mimetica era l’altro giorno in a portare sostegno e a promettere mezzi ai soldati. Fingeranno di non aver sentito i soldati che combattono, che ieri per cinque ore hanno combattuto la prima battaglia dell’offensiva di agosto dei talebani con relativi feriti.

Tutti, da Berlusconi al tg1, considereranno le parole di Bossi come un’appendice dell’appuntamento vero: le selezioni di .

Fonte: Blitz quotidiano

TAG:  AFGHANISTAN  IGNAZIO LA RUSSA  LEGA  MISS PADANIA  OBAMA  RITIRO TRUPPE  UMBERTO BOSSI 

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