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contributo inviato da michelefina il 25 luglio 2009

“g1000 democratico”
L’Aquila, 25 Luglio, ore 14
Intervento

Prima di tutto chiedo un impegno solenne ai candidati alla segreteria nazionale del Partito Democratico. Un impegno unitario, una sola voce, un capitolo aggiunto alle vostre (piattaforme) che abbia le stesse parole. Io mi permetto solo di suggerirle: Ricostruiremo L’Aquila! Impegneremo ogni energia utile per uscire al più presto dall’emergenza; Denunceremo ogni giorno le bugie di un Governo il quale nei comizi stampa promette ai terremotati sacrosanti diritti che nei provvedimenti legislativi nega (come ad esempio riguardo l’esenzione dai tributi e dagli oneri previdenziali); L’Aquila è per noi una priorità, lo è oggi che siamo forza d’opposizione ma lo resterà domani quando torneremo al Governo. Viene prima L’Aquila e non il Ponte sullo stretto di Messina o ogni altra faraonica opera pubblica. Troveremo le risorse in ogni modo, anche chiedendo un contributo di solidarietà agli italiani da restituire in futuro.
Non siamo qui oggi pomeriggio per discutere di terremoto. Ma la risposta a queste tragedie misura il grado della coesione interna e della dignità del Paese.
Perché proprio restituire dignità all’Italia credo sia la vera missione del Pd.
Proprio dell’Italia vogliamo parlare, guardandola da qui perché, siamo convinti, da qui si vede meglio che dalle torri del potere o dai salotti televisivi. Si vede meglio dall’Aquila o da un quartiere della periferia urbana, o con gli occhi di un giovane precario, o di un imprenditore che deve andare veloce come il mondo che cambia, o di un anziano nella sua solitudine. Guardarlo da qui e poi parlare del Paese che vogliamo.
In questi difficili cento giorni e più ho pensato molte volte che tra tante eccezioni tragiche si potessero scorgere metafore. Per questo ho maturato delle idee che sintetizzo in nove punti e che partendo dall’Aquila vorrebbero arrivare al mondo, al Paese, al Partito democratico che vorrei.
1. Nei giorni precedenti il 6 Aprile era in discussione un “piano casa” che, tra le altre cose, prevedeva deroghe ai vincoli sismici. Come era prevedibile, subito dopo, da parte del Governo, c’è stata un’immediata marcia indietro. Da queste parti oggi non servono più tante campagne di sensibilizzazione per convincerci della necessità di ripensare una città moderna: chiare regole antisismiche nelle costruzioni e studio attento del territorio e più ancora: efficienza energetica degli edifici, corretta gestione dei rifiuti e dell’acqua (progetto tendopoli). E allo stesso tempo il recupero del nostro patrimonio archeologico, religioso, culturale che era e resta non solo la nostra identità ma soprattutto l’autenticità che ci proietta nel futuro senza perderci nella globalizzazione. La sfida del tempo nuovo, la green economy, lo sviluppo sostenibile che i francesi traducono in modo più chiaro “sviluppo capace di futuro”. Pensate a chi deve qui, in una zona sismica, ricostruire la casa non solo per sé ma per chi verrà dopo. Uno sviluppo sostenibile e il rispetto delle regole qui sono una cosa concreta;
2. Tra tante promesse e poche risorse l’unica certezza per noi è oggi il Fondo di Solidarietà dell’Unione Europea. Ci sarà concesso circa mezzo miliardo di euro secondo le regole stabilite per affrontare disastri come il nostro. L’Europa. Per noi negli anni scorsi è stata la meta, la speranza, l’unica missione che il Paese ha compreso e realizzato con sacrifici, contro ogni previsione. Oggi l’Europa segna una battuta di arresto ma la sua maggiore forza deve tornare ad essere una priorità della nostra agenda. Per avvicinarsi sempre più al sogno di un Governo mondiale del Manifesto di Ventotene. Con l’Europa che qui è una cosa concreta;
3. In un piccolo borgo delle nostre montagne gli immigrati sono molti. Ci hanno sostituito in tanti lavori. Alcuni di essi, la notte del 6 Aprile si sono distinti per altruismo ed eroismo: dopo essere riusciti a salvarsi si sono lanciati nei soccorsi dei loro concittadini intrappolati nelle macerie. Ci è utile anche questo per ragionare laicamente di migrazioni, di politica di accoglienza ed integrazione, di sicurezza e di fermezza verso chi delinque. Legalità ed umanità verso un’immigrazione che qui è una cosa concreta;
o Per ripartire dovremo innanzitutto togliere milioni di metri cubi di macerie. Ma sono crollati anche edifici che non avrebbero dovuto. L’immagine delle macerie del Palazzo del Governo sono emblematiche e hanno fatto il giro del mondo. Il crollo delle Istituzioni. Come nella lunga transizione storica che inizia con tangentopoli e l’implosione delle Istituzioni e prima ancora con la stagione dell’indebitamento e dell’irresponsabilità pubblica. Ancora oggi siamo a quelle macerie e al loro prodotto: Berlusconi e l’autoritarismo antipolitico. A volte le macerie sono solo spazzatura e le vicende di Palazzo Grazioli ne danno un buon esempio. Togliere le macerie quindi e restituire credibilità alle Istituzioni, unico cemento duraturo della società. Per questo bisogna ristabilire il giusto equilibrio tra poteri, tra giustizia e politica, respingendo gli attacchi alla magistratura senza cedere al giustizialismo. Le parole del Presidente Napolitano all’Aquila il 9 Aprile sono state “Nessuno è senza colpa”: un monito che non vuole assolvere tutti ma che ci aiuta a pensare alle cause oltre che ai colpevoli. Perché la ricerca della verità qui è una cosa concreta;
o Ma non bisogna solo restituire un tetto agli aquilani. Bisogna restituire loro un progetto di vita, un lavoro, la scuola. Riaccendere il motore dell’economia. Ridare vita all’Università. Qui c’erano 30000 studenti universitari, una città di giovani, il terremoto dei giovani. Perché le nuove generazioni, in questo Paese, sono sicure solo nella casa dei propri genitori. Fuori da casa sono fragili ed esposti, insicuri e precari, poveri di prospettive. Se poi sono bravi studenti potrebbero aver diritto ad una stanza nella casa dello studente… Questa è la nostra cura del futuro, questa è la realizzazione pratica di una scelta strategica: investire sulla conoscenza e sulla ricerca. Qui non si raccontano più balle e l’Università è una cosa concreta;
• L’ultima ricerca del Censis denuncia una “società del casting”, una poltiglia valoriale fatta di “egomostri”. Uno dei dati è che dal 2000 in circa 165000 di tutte le età hanno partecipato ai provini del Grande Fratello. Alcuni con motivazioni straordinarie come “sarei molto utile perché sono portato a metter pace, a unire le persone, non a caso di mestiere faccio il saldatore”: questo va ingaggiato al Pd. Oppure: “ho un ristorante a cuneo e ho fabbricato 7000 pizze gratis per i terremotati dell’Aquila”. L’immagine è un’Italia persa, rassegnata alle macerie culturali, appunto, del berlusconismo. Però c’è anche un’altra Italia, quella che abbiamo visto noi qui: ad esempio quella dei volontari. Solo quelli della protezione civile in Italia sono oltre un milione e mezzo. Poi ci sono i dipendenti dello Stato, delle forze dell’ordine e di polizia. Ci sono i vigili del fuoco. Ci sono gli operatori dell’informazione che continuano a raccontare con onestà la nostra storia. Ci sono i tanti che hanno inviato aiuti e sostegno. Potrebbe essere che questa Italia emerge solo nei momenti difficili. Oppure siamo noi che negli altri momenti dimentichiamo che questa Italia esiste e che a partire da essa possiamo cambiare l’intera società. Non sono tutti chiusi nel proprio individualismo; c’è anche una comunità solidale che qui è una cosa concreta;
• Per affrontare questi concreti terreni di sfida abbiamo diritto ad una politica dignitosa, laica, libera da ogni condizionamento. Per questo serve il Pd, a patto che sia un partito vero che non si proponga di fare surf sulla realtà ma di cambiarla profondamente e che, per fare questo, si dia un’identità, un progetto, una leadership autorevole.
• Un partito forte con regole chiare. Un partito fatto di persone libere che non si identificano solo per una provenienza o per l’adesione ad un gruppo di potere. In tanti qui vengono da esperienze diverse, hanno diverse sensibilità e sosterranno diverse mozioni. Sono qui non per semplice spirito unitario o per paura della competizione. Voglio dirlo a Dario Franceschini: la competizione arricchisce come giustamente hai detto se nei territori poi no si traduce in una conta tra correnti personali ma un confronto democratico tra idee animato da persone libere che non sono costrette a piegare il loro pensiero a logiche che non gli appartengono. Persone libere che abbiano spazio per esprimere il loro pensiero e il loro dissenso in un partito che poi però abbia un senso, una direzione chiara che impegni tutti;
• Fare questo aiuterebbe già a fare un bel pezzo di strada verso il rinnovamento, questa parolaccia della quale se n’è tanto parlato stufando tutti prima ancora di averlo fatto. Voglio dire a Pierluigi Bersani intanto che mi è simpatico (spero di non danneggiarlo) e poi che a me capita spesso nelle riunioni di sentir dire da amministratori a vario livello (ma la cosa potrebbe riguardare tutti quelli che hanno avuto ruoli importanti di governo nazionale o di direzione politica): “il partito avrebbe dovuto fare e dire…”, come se fosse stata una cosa diversa da loro. Delle volte ho l’impressione che sia più afferrabile la categoria “cravatta” della categoria “partito”. Mi piacerebbe un partito un po’ più capace di autocritica e un po’ meno autolesionista. Ad Ignazio Marino (o Civati che è qui con noi) vorrei dire che mi piacerebbe anche un partito che coltivi la complessità, che faccia la fatica di tessere insieme. Non un partito del “ma anche” MA NEANCHE un partito manicheo. Insomma un partito che abbia qualche certezza in più ma che non rinunci del tutto a coltivare il dubbio.
Una casa democratica insomma, agibile e antisismica, per una comunità che abbia una missione, intorno alla quale costruire alleanze politiche e sociali.
Io ho a cuore questo:
La rivoluzione ecologica, l’Europa, l’integrazione;
La credibilità delle Istituzioni, l’economia della conoscenza, la riforma della società;
Un partito democratico laico, forte e rinnovato.
Tre terreni di sfida per il mondo, tre per il Paese, tre per il Pd.
3.33 come il minuto dopo l’ora del terremoto, cioè come nel tempo nel quale tutti siamo chiamati a vincere la paura e rimettere in piedi la città.

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commenti a questo articolo 0
commento di Anpo inviato il 27 luglio 2009
Veramente Enrico ci sono stati post sull'iniziativa per tutta la scorsa settimana e per quella precendete, però, mi dispiace dirlo, nel forum quasi tutti hanno preferito commentare i post su Grillo.

Comunque è stata un'ottima iniziativa e complimenti a Michele Fina che l'ha organizzata ed è riuscito a coinvolgere i candidati
commento di enricopapà inviato il 27 luglio 2009
bello! ma anche utile!! A chi dice che non esiste opposizione, e che l'opposizione vera è quella di Dipietro, ricordo che anche la redazione si è scordata che c'era questa iniziativa...
Purtroppo, caro michelefina, quando il mazziere del gioco è la stessa maggioranza, all'opposizione non resta obbligatoriamente che fare il surf sulle onde, ma sulle onde provocate dal mazziere stesso.
Non riusciamo che a giocare di rimessa e da fondo campo: il pressing su papi è sterile, non scuote nessuno, e neanche le vicende giudiziarie e simili... se non le dice la tv o le tv non sono vere o solo montature dei detrattori..
In queste condizioni, è molto difficile lavorare: gramsci diceva che dominando, si arrivava a decapitare l'opposizione...è questo che sta succedendo. Guarda il sito PD: è incasinato, non si riesce a districarsi e poi IN QUESTO MOMENTO, CHI SCRIVE, VUOL SI' INFORMARSI, MA VUOL ESSERE CERTO DI ESSERE SENTITO (la condizione di terremotati della politica è questa!). Invece tutto rimane sul virtuale (come Facebook!), e alla fine pensavi di essere in mare e invece sei rinchiuso in una tazza che appena tiri la catenella ti ritrovi in un vortice.. fino alla prossima volta. Qui si scherza su tutto e anche io non ne sono esente, purtroppo.
Penso che il dialogo dal basso, senza nessuna esclusione di forze, dal nord al sud, non debba essere mollato: inchiodare sui tavoli del confronto continuo sui problemi, avversari e possibili alleati. Ciò che non avviene in alto, sia imposto dal basso, ma è dura.
Estendere la democrazia nei nostri terreni (che oramai non sono più collaterali!) nei sindacati, nelle cooperative, fra i piccoli e medi imprenditori: ci sono leggi che se non proponiamo noi, ci imporranno a breve gli altri. Basta con la coaptazione, basta con i privilegi di posizione, basta con i manager della cooperazione, che si prendono fette di risorse che andrebbero allo sviluppo... Aprirsi ai nuovi soggetti (ai nuovi intellettuali organici) che sono ti
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michelefina
Avezzano
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3 aprile 2008
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