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contributo inviato da Pierpaolo Farina il 22 luglio 2009

"Non sono un santo", ha detto Silvio Berlusconi, mentre si trovava con il "Presidente a vita della Lombardia", come l'ha chiamato lui, Roberto Formigoni.

Ovviamente lui la intendeva come una battuta, ma per una volta tanto ha detto la verità. Come diceva Montanelli, "Berlusconi è un bugiardo sincero", nel senso che ci crede veramente alle balle che dice.

L'anno scorso la grande stampa ci parlava dello statista pronto a diventare Presidente della Repubblica, dell'uomo maturo, che oramai non aveva nessun altro interesse, in quanti i suoi se li era già fatti nella legislatura precedente, e via così discorrendo verso un oceano di slogan, annunci e smentite che ci ha inondato in quest'ultimo anno.

Dal Pdl al 45% fino al taglio delle tasse al 33, per non parlare dell'Aquila ricostruita in due giorni, del G8 alla Maddalena e dell'Alitalia che non sarebbe stata svenduta ai Francesi (cosa puntualmente avvenuta), oppure che la crisi non avrebbe intaccato l'economia reale e via così discorrendo in una sequela di gaffes, insulti, presunti fraintendimenti e continue forzature della Costituzione.

Ce lo descrivevano come l'uomo del fare, in questi ultimi quindici anni si è dimostrato l'uomo del dire, anzi, dello smentire quello che aveva detto il giorno prima: e viene sempre in mente Montanelli, che invitava i colleghi ad astenersi dai commenti e limitarsi a pubblicare la dichiarazione del giorno prima e quella del giorno dopo, lasciando al lettore le debite conclusioni.

Mentre sulla stampa estera impazza la vicenda D'Addario-Berlusconi, avvalorata dalle registrazioni compiute dalla escort (suona male dire prostituta), in Italia solo Repubblica e il Corriere paiono accorgersi di quello che sta accadendo, perchè in televisione non si riesce a capire nulla: sul Tg1 oramai le notizie sono talmente criptate che uno dovrebbe avere sempre a portata di mano il dizionario dei sinonimi e dei contrari, sugli altri idem, fa eccezione il Tg3 che timidamente ogni tanto si fa strada nel marciume, ma per il resto tutto tace.

E si capisce allora come il premier, nonostante sia sceso sotto al 50% nei recenti sondaggi, abbia ancora una buona fascia dei consensi: se il 69% degli Italiani forma le proprie opinioni guardando la televisione, capite che è ben facile non farsene nemmeno una se ci rifilano ogni sera Super Varietà dopo il Tg1 o Paperissima dopo il Tg5.

E l'opposizione? Non pervenuta. O meglio, non quella al governo, se non nella folkloristica persona di Antonio Di Pietro, il quale diventa oramai il bersaglio preferito del Capo dello Stato, che non trova niente di meglio da fare che invocare tregue, firmare leggi dicendo però che non gli piacciono e dispensare lezioni di diritto costituzionale; ovviamente è anche il bersaglio del Partito Democratico, che l'unica opposizione che fa in televisione (che è quella che conta) la fa contro Di Pietro che critica Napolitano, esponente a riposo dello stesso Pd, così da far fronte unico con Pdl e Udc, che finiscono per andare in televisione a sottolineare le divisioni dell'opposizione, nascondendo le proprie.

Geniali. Poi si chiedono perchè perdono voti o perchè mai 400.000 persone non si sono più iscritte al partito. Si aspettavano il Milione di militanti, sono arrivati nemmeno a 600.000 anime.

Il Re Sole, o meglio, il Re Sòla, ha intanto però annunciato di voler cambiare vita e di andare addirittura in pellegrinaggio da padre Pio: dopo il rifiuto vaticano di riceverlo, chissà che anche il santo non faccia sapere tramite qualche miracolo (una strada interrotta, un ponte crollato, un temporale improvviso) che la sua presenza non è gradita.

Anche perchè, in un periodo in cui la classe media è schiacciata dalle tasse che non scendono, dalla crisi che c'è e si sente, forse sarebbe opportuno uno stile di vita un po' più sobrio e umile, magari alla Bill Clinton che chiese addirittura scusa alla nazione per un innocente pompino sotto la scrivania, non certo per notti in bianco nel lettone di Putin.

In effetti, il poverismo non ci piace perchè puzza sempre di tartufo, ma il ricchismo ci piace ancora meno: assume sempre e inevitabilmente i tratti inconfondibili della cafoneria.

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