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contributo inviato da cerve87 il 22 luglio 2009

01Al momento sono esclusiva delle ex aree industriali, ma non è detto che si diffondano ulteriormente. Dipende da quanto si inquina e da con che cosa si inquina. Nel frattempo sono una realtà. E non è una bufala.

Viene descritta come una piccola galleria degli orrori: vegetali, ma pur sempre orrori. Anzi: «mostruosità», come le definiscono autorevoli esperti dell’Università. Sono piantine con due teste, cioè con due fiori al posto di uno. Altre con uno stelo insolitamente tozzo e spesso, scandito da piccole protuberanze. Altre ancora, affette da «gigantismo», svettano su quelle vicine o si allargano al suolo, allungando in tutte le direzioni diramazioni simili a tentacoli.

Piante mutanti sotto il cielo di Torino. Scrive il giornalista de lastampa.it. Mi vien da pensare che nel cielo, cioè sopra questi esempi di violenza all’ambiente, non va meglio. Anche a Torino il fenomeno delle scie chimiche è più che presente.

Vi riporto il resto dell’articolo…

Il discorso, a parziale consolazione, riguarda solo il tarassaco, caratterizzato dal fiore di un bel giallo vivace. Roberto Topino, medico e sentinella delle compromissioni ambientali in città, l’ha immortalato in tutte le sue stravaganze contro natura. Perché, se è vero che la natura è fatta di anomalie, e che in periodo di piena fioritura queste ultime possono presentarsi in maggior numero, colpisce la frequenza con cui si stanno manifestando.

03Al nostro dottore è bastata una giornata per fotografarne svariate decine in punti diversi della città: vecchie aree industriali riconvertite a funzioni diverse – ex-Materferro, ex-Fergat (davanti alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo), Spina3 (chiesa del Santo Volto) -, il distributore Api su corso Racconigi ma anche la Crocetta e la Pellerina. Persino l’«igloo» di Mario Mertz convive con queste creature surreali che sembrano appena uscite dalla provetta di qualche scienziato pazzo.

In assenza di prove di laboratorio basate su esami sofisticati, uno per tutti quello sul codice genetico degli esemplari, le ipotesi si sprecano. La prevalenza di ex aree industriali del tutto o in parte bonificate nella carrellata delle fotografie porta Topino a supporre che il tarassaco mutante sia il frutto di sostanze nocive tuttora presenti nel terreno (cromo esavalente, diossine, idrocarburi , policlorobifenili, a seconda delle zone).

Allo stesso modo, il fatto che alcune delle misteriose presenze vegetali riguardino aree storicamente non interessate da lavorazioni industriali spinge altri ad escludere una correlazione diretta tra la singolare metamorfosi ed eventuali inquinanti. E’ il caso di Paolo Miglietta, agronomo in servizio alla Divisione comunale ambiente (Grandi opere), che non ha mancato di interrogarsi quando gli abbiamo sottoposto le foto: «Non mi risulta nemmeno che zone verdi come la Crocetta o la Pellerina siano state interessate da riporti di terra proveniente da aree contaminate».

02Allora come si spiega? Colpa di un’altra forma di inquinamento ambientale, quello dell’aria, o dietro il curioso fenomeno (e diciamolo, pure un po’ inquietante) c’è lo zampino di qualche patogeno che spinge il tarassaco a reagire? In attesa che gli esperti facciano il loro lavoro, una cosa è certa: se per caso vi venisse in mente di andare per insalata, occhio a che cosa raccogliete.

Una domanda mi viene spontanea, se andiamo avanti così, cosa ci rimane? Distruggendo il mondo reale, ci salveremo solo nel mondo virtuale? Tra l’altro, devo dichiarare, che esempi di Tarassaco di questa forma (terza fotografia) si trovano anche nei campi, non ex aree industrializzate, di Emilia Romagna, Marche, Umbria, Lombardia e Toscana. Il che mi porta (ma è solo una paura personale e non un parere scientifico o tecnico) che la colpa possa essere proprio dell’inquinamento dell’aria.

Quindi chiedo: siete sicuri che il fenomeno è circostanziato a Torino? Mi riprometto di fotografare, in futuro, questi fiori mutanti… se lo farete anche voi e deciderete di contribuire con delle testimonianze vi ringrazierò. Lasciate le vostre testimonianze come commento.

Che la biodiversità sia attualmente a rischio sul pianeta è un dato di fatto e non è un caso che abbiano già raccolto semi da ogni parte del mondo per tutelarla e salvarla. Mi riferisco alla Banca dei Semi. Tuttavia, gli aspetti preoccupanti sono altri:

a) se mutano i fiori prima o poi potremmo mutare anche noi

b) se dipendesse dall’inquinamento dell’aria, il “veleno” sarebbe ovunque in Italia

c) se veramente la biodiversità venisse meno, i proprietari della “Banca dei semi” avrebbero la proprietà della vita vegetale terrestre e il controllo di tutta l’umanità.

Meglio non pensarci!

Fonte: http://titolando.wordpress.com/2009/04/14/inquinamento-in-italia-piante-mutanti-a-torino/

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