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contributo inviato da cerve87 il 21 luglio 2009
I limiti, i problemi ed i rischi connessi al ricorso all’energia nucleare appaiono insormontabili ed enormemente superiori ai benefici che tale fonte energetica comporta. Eccone i più significativi:

1) comprovata è la SCARSITÀ E LIMITATEZZA DELL’URANIO in natura.
Questo elemento è destinato ad estinguersi. Non esistono stime ufficiali sull’estrazione annuale di uranio (dati tutti coperti dal segreto militare o di Stato) ma, secondo un rapporto dell’ “Energy Watch Group” (istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti), non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, cioè entro il 2050 (come del resto l’oro, il platino o il rame).
E’ ragionevole elaborare piani energetici per il futuro sulla base di una materia prima “senza futuro”?!

2) insoluto è il problema dello STOCCAGGIO DELLE SCORIE NUCLEARI.
Nessun paese al mondo è giunto a una soluzione definitiva di stoccaggio. Le scorie andranno conservate per migliaia di anni (fin quando non decadrà il loro livello di radioattività). Al momento, la scienza non è in grado:
- né di distruggere le scorie radioattive
- né di accelerare i periodi di decadimento della loro radioattività.
In Italia, nel 2003, si è fermata per protesta un’intera regione italiana per impedire la realizzazione di un deposito geologico di scorie (quelle che ancora l’Italia detiene per l’attività delle nostre vecchie centrali nucleari, chiuse negli anni ’80). Tutt’oggi nella bolletta della luce, alla voce A2, paghiamo ancora una retta per il loro smaltimento!
Come possiamo pensare al nucleare oggi quando, per il nostro Paese, è ancora irrisolto il problema dello stoccaggio dei “rifiuti” delle centrali degli anni ‘60?!

3) “ineliminabili” sono i RISCHI D’INCIDENTE NUCLEARE.
E’ vero che ogni attività umana comporta dei rischi per l’uomo, più o meno marcati. Ma ci rendiamo conto che l’attività nucleare non è una attività come qualunque altra e che le conseguenze di eventuali incidenti sarebbero disastrose per l’intera Umanità (o gran parte di essa)?!
Anche se tali rischi sarebbero ridotti dalla costruzione di centrali di terza-quarta generazione, il rischio (anche se minore statisticamente) permane lo stesso! Nonostante la disinformazione comune, infatti, “non esiste” un nucleare sicuro o a bassa produzione di scorie: esiste solo un nucleare più innovativo! Secondo il premio nobel italiano per la fisica, Carlo Rubbia, vi è un “calcolo delle probabilità” per cui “ogni cento anni un incidente nucleare è possibile”. Rischio che statisticamente aumenta con l’aumentare del numero delle centrali! Se da un lato le nuove centrali di ultima generazione garantiscono un livello di sicurezza elevato, dall’altro non si può fare a meno di pensare che anche la centrale di Chernobyl era stata considerata sicura a suo tempo!
Come se non bastasse, una inchiesta del quotidiano britannico “The Independent” ha denunciato come, in caso di incidente, le centrali nucleari di nuova generazione sarebbero più pericolose dei vecchi impianti che dovrebbero sostituire! I nuovi reattori che verranno costruiti in Gran Bretagna (ma anche in Italia, dopo l’accordo siglato tra Berlusconi e Sarkozy), secondo alcuni documenti di natura industriale che provengono dalla azienda francese Edf (la stessa che ha appena sottoscritto un accordo con Enel):
- ridurrebbero il rischio di incidenti (grazie alle nuove tecnologie)
- ma, nel caso avvenga una fuoriuscita di radiazioni, questa sarebbe più consistente e pericolosa che non in passato (si stima che, in tal caso, le perdite umane potrebbero essere doppie rispetto al caso Chernobyl!).
I sostenitore del nucleare si difendono ricordando un dato: nonostante l’Italia dal 1987 ha chiuso col nucleare, sono ben 13 le centrali straniere presenti ad un passo da casa nostra (a meno di 200 km), esattamente quelle di:
- Phenix, Tricast, Cruas, Saint-Alban, Bugey e Fessenheim (in Francia)
- Muenleberg, Goesgen, Beznau e Leibstadt (in Svizzera)
- Grundemmingen e Isar (in Germania)
- e Krsko in (Slovenia).
L’Anpa (l’Agenzia nazionale per la protezione ambientale) considera le stesse come se fossero praticamente nel territorio italiano ai fini delle conseguenze di un incidente! Sebbene protette dalla barriera alpina, le nostre regioni confinanti con le centrali elencate subirebbero ugualmente l’impatto di un’eventuale nube di particelle radioattive liberata. A seconda della quantità del materiale liberato e della direzione dei venti, le aree coinvolte potrebbero estendersi ben sotto la fascia settentrionale del nostro Paese.
Tutto questo è vero. Ma ha senso pensare che ciò sia una valida ragione per costruire nuove centrali anche in suolo italiano, così aumentando statisticamente il rischio che in Europa si verifichi un incidente nucleare?!

4) enormi sono i COSTI DI COSTRUZIONE E DI GESTIONE DELLE CENTRALI NUCLEARI.
Da circa 15 anni nessun paese occidentale (salvo la Finlandia) ha messo in cantiere nuove centrali nucleari: l’ultimo reattore nucleare costruito nella nazione più nuclearizzata al mondo (gli USA) risale al 1979 (trent’anni fa!). Questo per un semplice motivo: l’energia nucleare è “anti-economica”, poiché elevatissimi sono i costi:
- sia di realizzazione degli impianti (5 miliardi di euro per ogni centrale)
- sia di gestione degli stessi (costi militari per garantirne la sicurezza dagli attentati terroristici, costi d’attività, costi per smantellare la centrale nucleare al termine della sua attività…).
Tutti costi non sostenibili da un’industria privata, che richiedono l’intervento dello Stato a copertura delle spese (aumentando le tasse e le imposte sui contribuenti): il basso costo dell’energia in bolletta, così, viene in gran parte compensato dall’aggravio fiscale sopportato dai cittadini!

5) problematica è la LOCALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NUCLEARI.
Ricordando le recenti proteste:
- campane per l’accoglimento di discariche di rifiuti urbani
- vicentine per l’ampliamento di una base militare
- o valdostane per la costruzione della TAV
qualcuno può immaginare come reagirebbero le comunità locali italiane alla richiesta di costruire, nella loro regione, una centrale nucleare o un deposito di scorie radioattive??? Basterà l’esercito ad imporre le scelte governative dalla’alto?!

6) lunghi sono i TEMPI DI COSTRUZIONE DI UNA CENTRALE NUCLEARE.
Per costruire un nuovo reattore nucleare occorrono circa 10 anni di lavoro. Le quattro centrali nucleari italiane progettate entreranno in funzione solo nel 2020. Se consideriamo:
- che la loro costruzione richiederà 20 miliardi di euro (soldi sottratti a possibili investimenti nelle energie rinnovabili)
- e che l’energia da queste prodotta coprirà solo il 5/6% del fabbisogno energetico nazionale (ben lontano dal 25% propagandato dal ministro Scajola!)
è chiaro a tutti, già e solo da questi dati, perché il piano energetico nucleare del Governo è pura e miope follia umana ed irrazionalità economica?! Chi ci guadagnerà da tutto questo? Qualcuno di sicuro, ma non certo noi cittadini!

7) esorbitanti sono le QUANTITÀ D’ACQUA NECESSARIE AL FUNZIONAMENTO DI UNA CENTRALE.
Considerando come l’acqua è destinata a diventare un bene sempre più scarso e prezioso negli anni a venire, è opportuno vincolare ingenti risorse idriche nazionali per l’uso di quattro centrali nucleari?

8) infine, ineludibile è il RISCHIO DELL’UTILIZZO (in un futuro più o meno prossimo) DELL’ENERGIA NUCLEARE CIVILE ANCHE A FINI BELLICI (per la produzione di armi nucleari).
Lo stretto legame tecnologico tra la produzione civile di energia nucleare e l’industria bellica, infatti, è innegabile. Perché, dal 2004, i paesi occidentali esercitano grande pressione sull’Iran per impedire la costruzione di una semplice centrale nucleare civile? Proprio per il timore che questi impianti siano utilizzati anche per finalità belliche!

Facebook. Gruppo: NO AL NUCLEARE di Valerio Gianferro
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