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contributo inviato da cerve87 il 19 luglio 2009
«L'ammazzarono loro». Lo dice il boss Totò Riina, che non aveva mai parlato fin dal giorno della sua cattura, il 15 gennaio del 1993, in merito all'uccisione di Paolo Borsellino. Dopo diciassette anni di silenzio totale il capo dei capi di Cosa Nostra incarica il suo avvocato Luca Cianferoni di far sapere all'esterno quale è il suo pensiero sugli attentati avvenuti in Sicilia nel 1992 e su quelli avvenuti in Italia nel 1993. «Sono andato a trovarlo al carcere di Opera questa mattina - spiega Cianferoni parlando con un quotidiano - e l'ho trovato che stava leggendo alcuni giornali. Neanche ho fatto in tempo a salutarlo e lui, alludendo al caso Borsellino, mi ha detto quelle parole... L'ammazzarono loro.... Mi ha dato incarico di far sapere fuori, senza messaggi e senza segnali da decifrare, cosa pensa. Lui è stato molto chiaro. Mi ha detto: "Avvocato, dico questo senza chiedere niente, non rivendico niente, non voglio trovare mediazioni con nessuno, non voglio che si pensi ad altro". Insomma, il mio cliente sa che starà in carcere e non vuole niente. Ha solo manifestato il suo pensiero sulla vicenda stragi».

«Io mi limito a riportare le sue parole come mi ha chiesto - prosegue il legale - Mi ha ripetuto più volte: avvocato parlo sapendo bene che la mia situazione processuale nell'inchiesta Borsellino non cambierà, fra l'altro adesso c'è anche Gaspare Spatuzza che sta collaborando con i magistrati quindi...». Insomma, Totò Riina, in merito alle stragi, «pensa che la sua posizione rimarrà quella che è e che è sempre stata, non si sposterà di un millimetro. Ma questa mattina ha voluto dire anche il resto. E cioè: non guardate solo me, guardatevi dentro anche», dice l'avvocato. Riini ha parlato anche della trattativa, "di cui fu oggetto e non soggetto". Fu condotta secondo il boss, da "Vito Ciancimino per conto suo e per i suoi affari insieme ai carabinieri". Per questo l'avvocato nel corso del processdo chiese che fosse ascoltato Massimo Ciancimino, figlio di Vito, "ma la Corte ha respinto la mia istanza". 

«Sono disposto a incontrare il Toto Riina, dopo che sarà andato dai magistrati a chiarire le dichiarazioni che ha rilasciato oggi tramite il suo avvocato ad alcuni quotidiani e che mi riguardano. Dichiarazioni dove rivela che aveva chiesto già quattro anni fa che venissi ascoltato dai magistrati in merito al processo sulla strage di Firenze proprio sul tema della trattativa tra stato e mafia», ha replicato Massimo Ciancimino ospite di Klaus Davi, conduttore del programma «KlausCondicio» in onda su You Tube. «Credo che sia venuto il momento di smetterla coi messaggi cifrati e in codice e di affrontare le questioni in modo diretto. Dopo che avrà parlato con i magistrati, io sono disponibile a un confronto con lui per fare luce sui fatti avvenuti e fugare ogni dubbio. In questo modo anche lui potrà chiarire i punti di cui parla oggi nelle interviste», ribadisce Massimo Ciancimino che poi confessa: «Provo paura, paura per il fatto che ogni volta che salta fuori il mio nome Riina senta l'esigenza di uscire allo scoperto. Lo fa solo in questa occasione e la cosa mi fa ancora più paura.Si è preso un sacco di ergastoli, ha subito molti di processi con relative condanne, ma non ha mai parlato. Ogni volta che spunta fuori il mio nome esce allo scoperto questo. Mi arrivano le telefonate da casa, le telefonate dalla famiglia che mi dicono 'ma chi te lo fa fare?>, prosegue Massimo Ciancimino che quanto al "papello" di Riina, che illustrerebbe la trattativa fra Stato e "Cosa nostra", alla domanda se lo abbia consegnato ai giudici oppone un <non posso rispondere>, aggiungendo però che <la magistratura ha tutto il materiale e le informazioni per fare indagini altro non posso dire>. Quanto al fatto che il "papello" sia un documento unico o una serie di documenti, Ciancimino aggiunge: <Questo termine è fuorviente, esiste una documentazione>. «Non ho testimoniato per salvare pezzi del tesoro di Ciancimino -chiarisce quindi Massimo Ciancimino riferendosi al padre- sono stato per la prima volta convocato dai magistrati dopo l'intervista che rilasciata a "Panorama" nel 2005 e da allora iniziai a testimoniare». A provare il motivo delle sue azioni Massimo Ciancimino ricorda di avere «subito dei sequestri di una società che è ora al vaglio della corte d'Appello di Palermo dopo la condanna di primo grado a 5 anni e 8 mesi». «Il mio collaborare, anche se la parola non mi piace, è un limitarsi a rispondere a tutte le domande che mi sono state fatte», sottolinea Massimo Ciancimino, per il quale «è molto probabile che dei pezzi del cosiddetto tesoro di mio padre siano sparsi probabilmente per il mondo. È chiaro che in tutti questi anni mio padre si era servito di una serie di prestanomi perchè il ruolo e le condanne che aveva avuto facevano si che non poteva gestire in prima persona il tesoro. Su questo tema c'è un processo in corso e anche sui prestanome». «Per quanto mi riguarda invece, tutte le operazioni bancarie sono state fatte tramite bonifico o carta di credito. Tutto è documentabile e chiaro. Non c' è nulla di nascosto», aggiunge Massimo Ciancimino che rivendica poi: «Io non cerco impunità, sia chiaro. Anzi cerco che questa impunità non ci sia più. Sto subendo un processo e certo non mi sottraggo. Ho fatto dei nomi i magistrati hanno fatto le loro verifiche e questi personaggi hanno ammesso di aver preso quei soldi, quindi di quale impunità parliamo?».

«Il papello? Ciancimino non ce l'ha dato, se ce lo vuole consegnare siamo qui. Certo non possiamo torturarlo per averlo», ha sottolineato ai microfoni di Sky Tg24, il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari a margine delle commemorazioni per la strage in cui fu ucciso il giudice Paolo Borsellino. Sempre riferendosi a Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, che ha annunciato che avrebbe consegnato ai pm il cosiddetto papello, il documento che conterrebbe le richieste fatte dalla mafia allo Stato tra le stragi di Capaci e via D'Amelio, Lari ha aggiunto: «Siamo pronti a parlare con Ciancimino che non è un pentito, ma un imputato di reato connesso (Ciancimino jr è stato condannato per il riciclaggio del denaro del padre a 5 anni e 4 mesi

Duro il commento di Rita Borsellino alle dichiarazioni di Totò Riina: «Certe cose potevano essere dette prima, quando serviva sapere: adesso, che parli Totò Riina, sfruttando il momento e il grande palcoscenico. È tutto abbastanza inquietante, bisognerebbe capire perchè ora e a chi sta lanciando dei messaggi».


Fonte: L'Unità
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