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contributo inviato da Francesco Zanfardino il 16 luglio 2009

                                                                                              

In questi post analizzerò dunque dei problemi, e proporrò possibili soluzioni. Sperando non siano delle boiate, e nell'illusione che possano arrivare a chi di dovere. Magari a qualcuno con le palle che decida di scompigliare le carte e farsi interprete di quella richiesta di (vero) rinnovamento che qualche milioncino di elettori (e soprattutto di ex-elettori) ci avanza.

Dopo aver fatto la solita copia dell'incipit dei primi post, in cui ho poi parlato di selezione della classe dirigente, di capacità di proposta politica e di comunicazione, oggi mi occupo del "mondo degli eletti" e di tutto ciò che ci gira intorno (N.B. Abbandono la classica divisione Fatto-Problema-Soluzione-Conclusione per una questione di praticità).


Rivoluzione Democratica - 4 - GLI ELETTI (?)


Uno dei principali problemi riguardanti gli eletti del Partito Democratico è la cosiddetta "questione morale". Premesso che questo problema, come tutti gli altri problemi che affronterò in questo post, sono molto più forti altrove che nel Partito Democratico, è pur vero che la Q.M. è molto sentita nel nostro elettorato, e la nostra non perfetta pulizia è uno dei principali motivi della sfiducia di molti elettori nei nostri confronti, che pensano "tanto sono tutti uguali": non è vero, ma dobbiamo dimostrarlo e renderlo evidente. E per farlo dobbiamo essere liberi da ogni sospetto. Questo significa applicare pienamente il nostro Codice Etico, che almeno sulla carta è all'avanguardia sullo scenario politico italiano, e migliorarlo ulteriormente. Questo significa inserire nel C.E. anche tutte quelle situazioni "dubbie" (tipo le condanne lievi, tipo quelle del sen.Papania, o i rinvi a giudizio suffragati da un materiale accusatorio piuttosto eloquente, e nel PD ne abbiamo visti molti) e lasciar decidere ai "militanti" del PD (per la definizione di "militanti" vedere il primo post, quello sulla "selezione della classe dirigente") dell'area geografica interessata se sospendere la candidatura, o chiedere le dimissioni, eccetera. Questo significa, inoltre, non lasciar correre casi come quello del "pizzino" di Latorre, episodio di una gravità inaudita, e pretendere dai rappresentanti del PD che rispettino l'onorabilità e la fiducia del Partito. Questo significa, ancora, stroncare tutti i conflitti d'interesse all'interno del PD: se il PD vuole tornare ad essere credibile su questo tema, infatti, deve perlomeno fare a se stesso, ai suoi rappresentanti quello che vorrebbe (?) fare a Berlusconi (il "modello Soru" già sarebbe qualcosa di molto positivo). Questo significa abbassare di molto la soglia massima di denaro che un singolo privato può donare al Partito (basta con gli "investimenti nel Partito" mascherati da "finanziamenti privati"). Questo significa, infine, dare la possibilità ai "militanti" di denunciare una presunta inapplicazione del Codice Etico alla Magistratura interna e, previa la raccolta di un numero ancora più alto di firme, di richiedere una consultazione tra i militanti.


Ma parlare di "eletti" vuol dire, soprattutto negli ultimi anni, anche parlare di "casta", dopo i fenomeni mediatici del libro di Rizzo e Stella e del "grillismo". Qui il Partito Democratico deve essere inflessibile: non può non essere "diverso" dagli altri, e soprattutto deve farlo vedere. Perchè attualmente la maggioranza degli Italiani pensa che, anche da questo punto di vista, "tanto sono tutti uguali", e la conseguenza è molto spesso o l'astensionismo, o paradossalmente il voto ai campioni della Casta, Berlusconi e company (il che è tutto dire sulla capacità di Pd e compagni di centrosinistra di rendersi alternativi). Rendersi diversi, dunque, significa innanzitutto essere coerenti con ciò che si professa: se si dice che gli stipendi degli eletti sono troppo alti, e si vuole ridurli, allora si presentino ddl dettagliati in materia, si facciano tutte le battaglie possibili per ottenere questo risultato, anche dall'opposizione, e se non ci si riesce, bisogna giungere all'extrema ratio di auto-applicarsi tale riduzione e destinare i fondi raccolti ovviamente non allo Stato gestito da Berlusconi (oltre al danno, pure la beffa!) ma ad una "Fondazione Democratica" che persegua finalità sociali (integrazione, lotta alla povertà, eccetera), così da cogliere due piccioni con una fava. Si dice di voler ridurre il numero di poltrone? Si presentino disegni di legge dettagliati, a tutti i livelli, si facciano tutte le battaglie possibili, e li si comincino ad applicare lì dove si governa (comuni, province, regioni), pretendolo dai propri amministratori locali (altrimenti via dal Partito, perchè va bene dare indipendenza a chi è eletto direttamente dai cittadini, ma se non si fanno certe cose non ci si può certo definire "Democratici"). Si dice di voler eliminare tutti quei privilegi della politica? Si presentino ddl dettagliati in materia, si facciano tutte le battaglie possibili, e si cominci una auto-applicazione. Si professa maggiore trasparenza da parte degli eletti? Si presentino ddl dettagliati in materia, si facciano tutte le battaglie possibili, e si cominci a seguire il "modello Radicale" della anagrafe pubblica degli eletti. Eccetera eccetera eccetera (insomma, si utilizzi lo stesso metodo per tutte quelle iniziative "anti-Casta").


Ma per sconfiggere la nomea della "Casta" non servono solo provvedimenti "legislativi". Serve anche un diverso comportamento degli "eletti". "Casta" è il contario di "apertura": serve quindi che gli eletti si aprano ai loro elettori, con la loro presenza costante nei territori che rappresentano. E questo vuol dire che i nostri rappresentanti devono obbligatoriamente garantire un tot di presenze (dimostrate) all'anno nei propri territori (circoli, iniziative locali di partito, manifestazioni locali, eccetera) pena la sospensione dal Partito. E anche che va impedito del tutto (e quando dico del tutto, dico del tutto!) il cumulo di "doppi incarichi" (anche quando trattasi di Parlamentare e Sindaco di una piccola città, e anche quando trattasi di un incarico di partito e un incarico amministrativo/rappresentativo), perchè due mestieri insieme si posso fare anche bene, ma se a farli sono due persone diverse è certamente meglio. Ma apertura agli elettori, nell'era dei new media, significa anche completa "accessibilità" tramite il mezzo Internet: premiare insomma chi utilizza blog, facebook, ma anche la semplice mail. Magari prevedendo l'obbligatorietà per i nostri rappresentanti a dedicare un tot di tempo alla risposta tramite video o quant'altro alle domande/richieste/segnalazioni dei propri elettori che li contattano.


Infine, a proposito di "eletti", è bene pensare anche a come ci si arriva, ad essere eletti. E qui ci vuole più coraggio: ovvero primarie sempre. Aprire la scelta dei candidati alla più ampia partecipazione è uno dei pilastri fondativi del Partito Democratico, e va applicato fino in fondo. Considerare le Primarie uno strumento "inutile", infatti, è non solo falso (se è vero che nella maggioranza dei casi vengono confermate le scelte verticistiche, è pur vero che però perlomeno offrono la possibilità agli elettori di cambiare tali scelte, ed in alcuni casi lo fanno davvero, come a Firenze e non solo), ma anche un calcolo elettorale sbagliato, perchè stimolano la partecipazione prima del voto, e di conseguenza innestano meccanismi positivi anche per il voto (tant'è vero che, dove si fanno le primarie, e le si fanno per bene, generalmente si hanno risultati migliori delle aspettative). Si ha paura che manovre degli avversari politici favoriscano questo o quel candidato? Sono scenari fantascientifici, tuttavia eventuali "infiltrazioni esterne" sono un rischio che si deve correre, e che si può pensare di risolvere, che so, facendo contare "doppio" il voto dei "militanti" (ciò comporta qualche problema nelle primarie di coalizione, ma si può porlo come condizione di partenza per fare l'alleanza). Fare le Primarie oppure no, quindi, non deve essere una scelta dei vari organismi locali, ma deve essere un automatismo: vanno fatte sempre le Primarie. E non solo per scegliere i "candidati Presidente/Sindaco" (che già sarebbe qualcosa, visto che non avviene sempre), ma anche per i membri delle assemblee rappresentative. Questo è un passo un po' più difficile, ma perlomeno dove esistono "collegi", come nelle elezioni Provinciali, e dove esistono "liste bloccate" (come alla Camere), va fatto, e non sarebbe male trovare meccanismi efficaci per i restanti tipi di elezione. Infine, are le Primarie "sempre" significa farle anche quando gli amministratori uscenti vogliono ricandidarsi: se hanno paura di essere bocciati e/o apparire divisi tra i propri simpatizzanti, come possono pretendere di essere credibili e vincere le elezioni fra tutti i cittadini?


Spero di aver affrontato tutte le questioni riguardanti gli eletti, anche se certamente me ne sarò dimenticata qualcuna. I suggerimenti sono ben accetti! =)
Alla prossima


Francesco Zanfardino - 18 anni - Afragola (NA) - Convintamente democratico - www.discutendo.ilcannochiale.it  

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