.
contributo inviato da nuvolasenzainverno il 14 luglio 2009

Ieri notte, leggendo “Il gomitolo dell’alleluja” di Paolo e Vittorio Emanuele Giuntella, nella bellissima prefazione di David Sassoli c’era scritto: “Discepolo e maestro. Padre e figlio. Generazioni, insomma, che tentano di tenere insieme tradizione e parole nuove, intensità di visione e misura delle cose, pedagogia civile e fini ultimi”. Sassoli e Giuntella mi perdoneranno se quella frase così importante mi ha distolta dal senso del libro e per un attimo mi ha fatta pensare a noi del Partito Democratico.
Sassoli - con il suo stile preciso e misurato, con le sue parole chiare ma mai urlate e il suo punto di osservazione sempre fissato alla giusta distanza dalle cose di cui si dibatte - mi ha fatta riflettere sull’errore fatale che stiamo commettendo in questa caciara generale di tutti contro tutti.
Forse siamo noi “tesserati dell’ultima ora”, corsi dentro al partito in seguito all'appello alla base di Dario Franceschini o alle parole di qualche brillante esponente politico che ha detto che servono idee, ad esserci illusi che quell’appello stesse proprio chiamando noi e che fosse giunto il momento di poter cambiare il mondo.
Forse è colpa della fretta dei tempi, di modelli sociali imposti dalla tv in cui si deve fare in fretta per ottenere tutto e subito, o forse è che stiamo in silenzio a guardare da una vita e abbiamo voluto credere che questa fosse davvero l’occasione per far sentire la nostra voce e agire.
Ci siamo lasciati trascinare dall’entusiasmo e lui ci ha traditi e ci siamo ritrovati a sbattere la testa contro al muro.
Forse l’irruenza della passione ha spinto troppo il nostro sogno di poter contribuire al rinnovamento del partito, ma ci hanno guardati con sospetto, sorvegliati come pericolosi criminali e invece non li siamo: siamo persone a cui il Pd sta a cuore e vogliamo che diventi un partito migliore.
Forse dovremmo trovare l’umiltà di fare un passo indietro per capire che si può agire anche senza urgenza e senza enfasi e che, probabilmente, abbiamo sbagliato le modalità dell’azione, ma delle nostre idee restiamo convinti.
È stata la paura di perdere anche questo treno, di non cogliere un’occasione - che sembrava così preziosa per noi - ad illuderci di poter essere indispensabili dentro a questo Pd da costruire e adesso non sappiamo più che fare.
Siamo arrivati di corsa e arrabbiati, agitati dalle parole di Debora Serracchiani (che, scusate se mi permetto, dice le stesse cose che potrebbe dire un qualsiasi cittadino, anche privo di esperienza politica) e di altri esponenti neo-arrivati e abbiamo imboccato in velocità una strada in salita per cambiare un partito che ha radici lontane, così siamo finiti a sbattere contro a un muro di schemi tradizionali e abbiamo reagito male di fronte ai “no” che ci hanno alzato davanti al viso come paletti.
Tutti scalpitano adesso (soprattutto i sostenitori di Marino) ma il rischio è che finiremo per farci fuori l’un l’altro. È importante e bello che tante persone si interessino del destino del Pd e anche alla scelta del suo leader perché vuol dire che questo partito sta ancora a cuore a molti cittadini, forse anche a quelli che alle ultime elezioni non lo hanno votato e adesso vedono una possibilità di tornare a crederci. Solo che forse stiamo sbagliando le modalità: i giornali hanno fatto apparire questa corsa alla segreteria del partito come una nuova gara di poltrone tra il vecchio e il nuovo, dove a contare sono solo i dati anagrafici appiccicati su dei volti. Forse dovremmo fermarci e ricominciare la corsa in modo un po’ diverso, invece di continuare a sbranarci tra noi. Personalmente voglio continuare ad impegnarmi per il Pd, vorrei poterlo fare anche dopo il congresso, ma confesso che non sono sicura di riuscirci: non voglio appiattirmi dentro a schemi rigidi che non sento miei, non voglio che qualcuno cerchi di farmi essere diversa da quella che sono e credo di non essere l’unica ad aver riscontrato qualche problema in questo senso.

Ai “tesserati dell’ultima ora” come me, vorrei dire di non sparire dopo il congresso, di non limitarsi a dare il voto al proprio candidato di favore, ma di provare a proseguire il cammino all’interno del Pd con le loro idee, esponendole in modo costruttivo e non urlandole a quel che resta del cosiddetto apparato perché è costituito da persone che al progetto del Partito Democratico ci hanno creduto e hanno sempre lavorato per tenerlo in piedi, anche se con metodi che oggi ci sembrano “fuori moda”. Ai “tesserati dell’ultima ora” chiedo di restare per contribuire a costruire un partito migliore, in grado di rappresentare loro e tutti gli italiani, e chiedo di farlo collaborando ogni giorno con i propri circoli di riferimento o con internet o con i canali che possono utilizzare, perché non è che una volta fatto il Segretario, automaticamente cambia il Pd: non lamentiamoci se abbiamo un partito che non ci piace, se noi non abbiamo fatto niente per migliorarlo.

A Dario Franceschini voglio chiedere di non perderci per strada: non lasciarci allontanare di nuovo, non permettere che uno “schematismo” troppo rigido fermi la nostra voglia di esserci e di partecipare a questo partito.
Grazie.

TAG:  PD  POLITICI  FRANCESCHINI  TESSERE 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
16 aprile 2009
attivita' nel PDnetwork