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contributo inviato da Pierpaolo Farina il 13 luglio 2009



Non appena la notizia è apparsa sul suo blog, molti pensavano ad una provocazione, ma pare che così non debba essere: Beppe Grillo si candida alla Segreteria del Pd. Io, sinceramente, mi sono messo a ridere: Grillo mi piace, è uno dei miei comici preferiti.

Come al solito, però, anziché concentrarsi sui contenuti di quella che il comico assicura essere una cosa seria, i leader taglia small del Pd si sono rincorsi l’un l’altro per dare alle agenzie di stampa le motivazioni per le quali Beppe Grillo non potrebbe correre per la segreteria del Pd: hanno evocato articoli, comma, regolamenti, insomma, hanno cominciato a dare i numeri come loro solito.

Senza nemmeno porre un’obiezione nel merito, i più bravi si sono lasciati andare alla solita pratica del turpiloquio, altri sono stati più gentili nel manifestare la propria contrarietà, altri invece si sono detti addirittura a favore, come ad esempio Ignazio Marino.

La motivazione principale sarebbe che un partito è una cosa seria e non un autobus o un taxi con il quale farsi pubblicità: che strano, negli ultimi 20 anni non ce n’eravamo mai accorti.

Per esempio, non abbiamo capito perché gli ex-comunisti sono stati, se va bene, 30 anni nel PCI, scoprendo poi all’improvviso, da dirigenti affermati, che in realtà non lo erano mai stati e si trovavano lì per caso: nel frattempo erano diventati famosi, parlando di Berlinguer e di rivoluzione, ma in realtà loro erano lì perché la causa comunista era una cosa seria, ma forse anche no.

Sono state delle cose talmente serie i partitelli costruiti in fretta e furia con cambi di simboli e sigle, che infatti non sono durati più di quei 7-8 anni necessari per compiere la trasformazione successiva: da grandi alchimisti della politica, però, hanno sbagliato dosaggi e tempi dell’ultimo, infatti dopo due anni si sono accorti che è venuto fuori una schifezza e, nella secolare tradizione italiana dello scaricabarile, i responsabili della schifezza fanno a gara per darsi la colpa.

Se nel Pd c’è una Questione Morale, dall’altro ieri è colpa di Marino, reo di averne denunciato la gravità; se nel Pd ci sono i Colaninno, i Calearo, le Marianne Madie e tutto quel sottobosco culturale di superficialità e nuovismo che avanza, è colpa della Serracchiani, rea di aver fatto una battuta sulla simpatia di Franceschini.

Adesso vedrete che la colpa dei quattro milioni e mezzo di voti persi sarà di Beppe Grillo, che con la sua candidatura ha fatto scappare quell’elettorato tanto caro ai Letta e ai Rutelli, per non dire Binetti.

Perché mentre tutti si stanno arrovellando sulla scelta di Grillo che “scende in campo”, Bersani e Franceschini in testa, nessuno di loro due mi ha ancora detto che cosa vuole fare: non c’è un documento sintetico sul quale ragionare, uno straccio di manifesto, nulla, solo slogan, tipo “farò del Pd il più grande partito ambientalista d’Europa.”

Dello stesso genere, per intenderci, della pace nel mondo delle concorrenti di Miss Italia.

Come dice Travaglio nel suo intervento di oggi,  "invece di occuparsi di Grillo, del suo linguaggio, della sua barba, della sua figura e fisionomia, forse farebbero bene a domandarsi perché una parte degli elettori del Partito Democratico, nonostante che Grillo abbia sempre bastonato il Partito Democratico, magari condividono quello che dice lui, non sarà che per sentir parlare di ambiente, di lotta al nucleare e di rifiuti zero bisogna andare sul blog di Grillo? Non sarà che per sentir parlare di acqua pubblica bisogna andare sul blog di Grillo? Che per sentir parlare del caso Aldrovandi, possibilmente prima della sentenza che ha condannato i poliziotti bisogna andare sul blog di Grillo o a partecipare al V day e che per sentir parlare dei condannati in Parlamento bisogna andare da quelle parti lì e che per sentir parlare di tante altre cose importantissime, pensiamo soltanto a tutto il tema dello sviluppo, della decrescita, dell’auto verde, tutti temi che sono sulla punta delle dita di Obama e che Grillo tratta da anni e che il centro-sinistra non tratta, allora forse se vogliono sconfiggere Grillo alle primarie dovrebbero provare a cominciare a rubargli il mestiere, a cominciare a parlare di alcune di queste cose che sono tutt’altro che robe qualunquiste o comiche, sono cose normali per una politica normale."

Grillo un programma ce l’ha e, finora, è l’unico programma articolato e FATTIBILE: piuttosto che preoccuparsi di cosa farà Grillo, i vari Fassino, D’Alema, Franceschini etc. pensino a cosa vogliono fare loro per portare il Cambiamento.

Grillo, discutibile o meno, la sua idea ce l’ha: gli altri mi pare che chiedano un voto non per navigare, ma per continuare a galleggiare, magari tappando qualche buco della bagnarola che affonda.

“Il mio programma sarà quello dei Comuni a Cinque Stelle a livello nazionale, la restituzione della dignità alla Repubblica con l'applicazione delle leggi popolari di Parlamento Pulito e un'informazione libera con il ritiro delle concessioni televisive di Stato ad ogni soggetto politico, a partire da Silvio Berlusconi.”

A mio avviso, che sostengo Marino (da non iscritto, da comune cittadino), questo è un programma che voterei: poiché non penso che Beppe Grillo lo facciano iscrivere al Pd (non accettarono Pannella e Di Pietro che volevano sciogliersi nel Pd due anni fa), almeno chiedo a qualcuno di copiarlo. Sarebbe già qualcosa.

Del resto, diceva Montanelli a proposito di Grillo, in risposta ad una signora che invitava il comico genovese di scegliere se fare il comico o l’opinion leader:

Cara Signora, non siamo d’accordo. Mi rendo conto che Beppe Grillo le stia piuttosto antipatico, e provare questo è nel suo diritto. A me, invece, Grillo piace. Lo considero il più efficace comico in circolazione. Anzi: “comico” non è la parola giusta. Grillo non è un comico, non è un moralista, non è un predicatore: è tutte queste cose insieme. Nel panorama dello spettacolo italiano – dove abbonda il bollito misto – è un’eccezione ambulante (e urlante). Lei ha ragione quando dice che Grillo esagera. Non soltanto esagera: provoca anche, e insulta, e offende. Ma tutte le categorie di giudizio, con un tipo così, risultano inadeguate. Grillo appartiene ad una specie animale particolare, formata da un solo esemplare: lui. O lo strozziamo o lo applaudiamo. Io, appena posso, lo applaudo. Perché i suoi eccessi, a differenza di quelli di Sgarbi, odorano di bucato. Detto questo, resta aperta una questione: le parodie violente, i sarcasmi sanguigni, la caricatura grottesca fatti da Beppe Grillo sono alla portata di tutti? Non rischiamo che qualcuno lo prenda alla lettera? (So, ad esempio, che è stato criticato dall’Unità per aver paragonato i gas delle automobili a quelli dei campi di sterminio nazisti). In altre parole: è opportuno che a un personaggio del genere venga concessa la platea della prima serata Rai? Ebbene, su questo punto mi astengo. Non sono certo che il grande pubblico sia in grado di capire che Beppe Grillo costituisce la versione genovese del folletto dispettoso delle fiabe, un incubo esilarante, il rigurgito della nostra cattiva coscienza. Chissà, forse è meglio che rimanga “off limits”, per il suo stesso bene. Anche se mi mancherà.”

Ebbene, parafrasando Montanelli, ci vuole molto per certi democratici capire che Grillo costituisce il rigurgito della nostra cattiva coscienza, il folletto dispettoso?

Forse di Grilli Democratici non ne avremo, ma di una cosa sono certo: i Democratici Grulli, quelli, li sopportiamo da un pezzo.

TAG:  POLITICA  BEPPE GRILLO  PD  CONGRESSO  BERSANI  FRANCESCHINI  SEGRETARIO  PROGRAMMI 

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commenti a questo articolo 2
commento di nembo1972 inviato il 15 luglio 2009
L'altra sera,tornando da uno spettacolo, sono passato da Cantù (CO)ed ho visto la festa de L'Unità. Non ci andavo da molto, forse addirittura da quando esisteva il PCI, e mi sono fermato per mangiare qualcosa.
Mentre mangiavo mi sono guardato attorno e ho notato che la gente intorno a me, molti giovani (era anche piuttosto tardi), aveva tutta l'aria di essere la parte migliore di questo paese.
Questa ovviamente è la mia opinione personale ma credo possa essere condivisa: c'era un bell'assortimento di persone non omologate, uno spaccato interessante della società, con l'aria di pensare anche senza l'ausilio dei pessimi mezzi di informazione italiani.
Ecco, mi sono detto: perchè tutto questo non traspare nei vertici del partito?
Perchè chi dirige sembra affondare le radici in un humus del tutto diverso?
Un humus fatto di accordi sottobanco, di interessi di bottega, di puerili e ridicole gelosie, invidie, paure?
Non è, mi sono chiesto, che questi dirigenti sono del tutto inadatti a rappresentarci?
Non è che la normale logica piramidale, secondo la quale chi sta sopra è delegato da chi sta sotto anche e soprattutto per le sue qualità, in realtà sia strutturata solo per meriti di partito e non tenga affatto conto delle eccellenze che il partito potrebbe produrre?
Credo che, di questo passo, sbarrando sempre la strada al nuovo, terrorizzati da Grillo e supini davanti a Berlusconi, il futuro avrà tinte sempre più fosche.
commento di alby500 inviato il 14 luglio 2009
Salve carissimi censori di stampo sovietico del blog,ritorno sull'argomento mancate pubblicazioni o articoli sgraditi censurati,scegliete il termine che vi piace di più.Questo succede abitualmente ed è stato denunciato più volte da molti blogger.L'ultima censura riguarda un mio scritto inviato domenica 12 e misteriosamente scomparso,parlavo della persona arrestata accusata degli stupri avvenuti a Roma. Senza entrare nel merito degli ultimi fatti,mi chiedevo con che criterio vengano scelti i dirigenti PD,questa persona risultava pregiudicata già 13 anni fa per reati a sfondo sessuale. E' vergognoso che il segretario si scagli contro Marino (che ha pienamente ragione) e dica "così si offendono tutti gli iscritti".... balle! Gli iscritti hanno in tasca la tessera e votano (forse) ed è finita lì. I responsabili,i dirigenti/coordinatori no,loro dovrebbero essere figure di moralità inattaccabile. I dirigenti del partito che ora lo blindano a chi non canta in coro con loro,vedi Grillo,hanno una vaga idea di cosa sia la moralità... si sono dimenticati in fretta degli episodi "vai e facci sognare"... "abbiamo una banca" e tra poco forse emergerà qualcosa anche dalle inchieste di Bari.Quindi figurarsi se si formalizzano quando scelgono un coordinatore. Spedisco questo mio scritto dappertutto così che tutti sappiano.
Martedi 14 luglio 2009 ore 10,00
commento di edoammo inviato il 14 luglio 2009
decisamente l'articolo migliore del forum...
commento di Riot inviato il 14 luglio 2009
Cacchio ho dimenticato la Finocchiaro...
commento di Alezeia inviato il 14 luglio 2009
Speriamo che le mummie perdenti ( D'Alema, Fassino, Rutelli, Finocchiaro,Franceschini, Bersani ecc. ecc.) si rendano conto che la maggior parte di noi elettori del Pd condividiamo moltissime battaglie di Grillo. Vorremmo che fosse il Pd a farle. Vorremmo un partito d'opposizione vero e non la fotocopia del Pdl. La reazione allarmata e così indignata della dirigenza è stata esagerata e ridicola. Dimostra solo che hanno la coscienza sporca. Vivono fuori dalla realtà. Sono lontani da noi anni luce!
commento di Riot inviato il 14 luglio 2009
La tessera del Pd la danno a pochi meritevoli, che hanno conquistato popolarità e risultati sul campo. Non sul palcoscenico. Infatti l'hanno ottenuta:

- Bassolino, Iervolino, Del Turco: per l'ottima amministrazione locale. Molto trasparente
- D'Alema, Latorre, Fassino: per le telefonate sulla scalata alle banche. Latorre anche per i pizzini
- Melandri: perchè è la bella del Pd e ci fa sempre sbellicare dalle risate quando parla
- Follini: perchè praticamente gli mancava solo la tessera del Pd per avere la collezione completa
- Binetti: per intercessione dello Spirito Santo

Grillo non è peggio dei sopra indicati. Ma questi hanno paura. Questo non è un partito democratico. Questo è tutto fumo e niente arrosto, solo parole. Date questa tessera a Grillo, fatelo candidare. Abbiate il coraggio e la dignità di lasciare decidere agli elettori chi vogliono come segretario. Grillo non è mai venuto meno agli ideali di libertà, democrazia, laicità. Non ha prodotto il disastro campano. Fatelo gareggiare. Poi se, se perde, tanto meglio. Ma non potete escluderlo dalla corsa per una qualche non idoneità palesemente artificiosa falsa. Un vero partito democratico non può porre questi veti assurdi. Non potete dirci di scegliere solo fra chi vi piace. Altrimenti non chiamatelo Partito Democratico. Suggerirei Partito delle Democrazie..
Un vostro, forse oramai, ex elettore.
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8 febbraio 2008
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