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contributo inviato da manu742 il 12 luglio 2009

 

Quando si parla tra amici, parenti e colleghi e ci si imbatte in un discorso di politica l'idea che predomina è la totale sfiducia nella politica stessa: anche obiettando che l'astensionismo delegittima il diritto di lamentarsi delle scelte dei governi, vengono addotte ragioni sacrosante che lasciano poca capacità di replica:

  • la maggior parte della classe politica è corrotta

  • i politici sono “tutti uguali”, perchè vivono in un universo parallelo molto distante dalle nostre vite

  • non abbiamo tempo per interessarci alla politica e alle troppe promesse non mantenute: dobbiamo occuparci della nostra vita quotidiana, dei nostri figli, del lavoro precario, del mutuo e delle bollette.

Messaggio chiaro: ormai sentiamo la politica come un argomento del tutto estraneo alla nostra vita, mentre non ci accorgiamo che sono le scelte della politica a influenzare pian piano la nostra quotidianità (nel lavoro, nella scuola, nella sicurezza..).

E' il partito che ha il dovere di recuperare la fiducia del proprio elettorato, di chi ha cambiato bandiera per un voto di protesta perchè la sinistra da molto tempo non risponde alle domande con fatti concreti.

Senza pretese di suggerire niente io mi sono chiesta quali potrebbero essere le regole che un nuovo partito forte dovrebbe darsi:

  1. Lasciare da parte le contrapposizioni leziose tra i leader e aprire un dialogo serrato ma costruttivo sui temi forti: purtroppo ho ancora sentito critiche reciproche non sui contenuti quanto sulle posizioni di chi si schiera con un candidato piuttosto che con l'altro, quasi per delegittimarsi a vicenda. Certo si deve discutere ma solo per arrivare a una sintesi: anche a scuola insegnavano: tesi – antitesi – sintesi. Questo è il percorso. Serve una linea chiara e comune che faccia capire che al primo posto non ci sono i protagonismi delle singole correnti ma il bene del paese. Io lavoro in un'azienda privata: la regola è discutere all'interno tra colleghi, ma l'obiettivo è il bene dell'azienda e al di fuori l'azienda deve mostrarsi compatta, altrimenti non è credibile.

  2. I rappresentanti del cambiamento dovrebbero essere persone che già a livello locale hanno dimostrato di avere la competenza per occuparsi dei reali problemi dei cittadini, nel senso che sono conosciuti dai cittadini stessi come persone che hanno realizzato sul territorio quello per cui si erano impegnati, che hanno fatto ciò che l'elettorato aveva loro chiesto: non possiamo batterci per il valore della meritocrazia se già il partito non seleziona i suoi elementi migliori proprio da questo punto di vista.

  3. Laddove gli obiettivi sono stati raggiunti si deve renderlo pubblico, per dimostrare che si è lavorato bene e si seguirà in futuro la stessa linea.

  4. Laddove gli obiettivi non sono stati raggiunti bisogna SPIEGARE il perchè del mancato successo: tra i principi di base vogliamo la trasparenza? Anche nel partito si esige trasparenza: se i motivi dell'insuccesso sono oggettivi e inconfutabili le persone capiranno e saranno disposte a pazientare ancora. Ma se non ci sono motivi oggettivi che giustificano gli errori, sarebbe meglio ammettere gli sbagli e lasciar spazio a chi ha raggiunto maggiore credibilità.

  5. Sarà una deformazione professionale ma sarebbe utile porsi obiettivi concreti, con proposte di attuazione chiare e concrete; darsi appuntamento a distanza di tempo e fare una valutazione (anche in termini di indici) sul raggiungimento degli stessi.

  6. Bisogna coinvolgere le persone, non solo i militanti, non solo gli iscritti al partito, ma soprattutto i dubbiosi: rendere più frequenti gli incontri a livello territoriale per aggiornarsi sui percorsi intrapresi, per dar conto del lavoro che si sta svolgendo.

I cittadini devono potersi confrontare con la politica, solo partecipando attivamente ricominceranno ad aver fiducia e a ritenerla parte integrante della loro vita.

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