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contributo inviato da cerve87 il 5 luglio 2009

Dopo lo stop del presidente della Repubblica interviene il ministro della Giustizia
"Mai pensato alla fiducia o ad un percorso a rotta di collo al Senato"

Franceschini: "Il governo riveda il testo. Così, lotta al crimine indebolita"

Intercettazioni, parla Alfano "Disposto a modificare il ddl"

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano

ROMA - Alfano è disposto a modificare il decreto sulle intercettazioni. "Mai parlato di blindarlo con il voto di fiducia", dice il ministro della Giustizia. "Nessuno aveva suggerito un percorso a rotta di collo al Senato". Ventiquattro ore dopo l'incontro con Giorgio Napolitano e le perplessità espresse dal presidente, il Guardasigilli Angelino Alfano ci tiene a precisare che "il colloquio non è entrato nel merito della norma".

Le perplessità del presidente. Il presidente della Repubblica non vuole che la futura legge possa suscitare dubbi di costituzionalità. Dopo le "accese tensioni" dei giorni scorsi sollevate dal mondo della giustizia e dell'editoria, anche Napolitano preferisce nuovi approfondimenti. Come aveva già fatto mercoledì nell'incontro con il presidente del Sentato Renato Schifani, Giorgio Napolitano ha usato tutta la sua autorità per indurre il governo ad un maggior approfondimento.

"Niente fiducia in Senato". Ora il governo è chiaro: sul ddl intercettazioni non ci saranno stop da parte del governo: "Il testo non è immodificabile", si affretta a dire il Guardasigilli. "Nessuno aveva mai parlato di porre la fiducia al Senato", come invece era capitato alla Camera. Alfano assicura che "il governo sarà presente martedì al Senato" per la discussione generaleche concluderà l'esame della Commissione Giustizia e invierà il testo all'aula di Palazzo Madama per la trasformazione in legge.

Il Pd: "Il governo si fermi". La pausa di rilessione suggerita dal presidente e confermata dal governo è stata accolta con favore dall'opposizione. "Bene se il governo si ferma e accetta di rivedere il testo in Parlamento", ha detto Dario Franceschini. "Così come è stato proposto dal governo - ha proseguito il segretario del Pd - il ddl sulle intercettazioni finirebbe per indebolire, se non rendere sostanzialmente inefficace, la lotta ai fenomeni criminali".

I magistrati: "Ridotte le indagini". Il decreto non è ben visto né dall'opposizione né dai magistrati e dai giornalisti che contro la riforma hanno indetto uno sciopero. Le perplessità riguardano alcune parti del decreto. Ad esempio quelle che consentono l'ascolto solo in caso di "evidenti indizi di colpevolezza" e non più di "gravi indizi di reato". Il che, osservano le toghe, comporterà una compressione notevole delle indagini perchè non basterà più un reato per avviare intercettazioni su un gruppo di persone, ma si dovrà avere in precedenza la certezza che a commettere il crimine sia stato proprio quell'indiziato.

"Bavaglio ai giornalisti". E poi c'è il capitolo contro i giornalisti che rischiano il carcere se pubblicano intercettazioni. Così facendo, ha scritto recententemente la Federazione della stampa per giustificare una giornata di sciopero il 14 luglio prossimo, il decreto finirebbe per "intaccare il diritto di informazione sulle indagini e sulle inchieste giudiziarie".

Fonte: Repubblica

Il lodo Alfano, introducendo la sospensione di ogni tipo di procedimento penale a carico del Presidente del Consiglio per tutta la durata del suo mandato, costituisce un unicum nel panorama legislativo europeo, in cui l'immunità è prevista in genere solo per i parlamentari e comunque limitatamente all'esercizio delle loro funzioni: i rappresentanti dell'esecutivo non godono di nessuna agevolazione in questo senso. In alcune nazioni l'immunità per ogni tipo di procedimento è garantita ai capi di stato (Grecia, Portogallo, Francia) o ai reali, ma mai alle cariche governative, come è stato evidenziato dall'A.I.C. a proposito del Lodo, ritenuto dall'associazione incostituzionale. L'unica eccezione, se così si può dire, riguarda la Francia, ma solo perché in quel caso la carica di presidente della repubblica e quella di capo dell'esecutivo coincidono.

Il 26 e il 27 settembre 2008 il pubblico ministero di Milano Fabio De Pasquale ha sollevato il dubbio di costituzionalità della Legge rispettivamente per il processo dei diritti tv di Mediaset ed il processo Mills, nei quali è imputato il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. I giudici di entrambi i processi, il 26 settembre dello stesso anno per il processo Mills e il 4 ottobre per il processo Mediaset, hanno accolto il ricorso del pm e presentato alla Corte costituzionale la richiesta di pronunciamento sulla costituzionalità della legge. La legittimità costituzionale del “lodo Alfano” che sospende i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato sarà esaminata dalla Consulta il 6 ottobre prossimo. La Corte costituzionale ha infatti fissato, con un decreto firmato dal presidente Francesco Amirante, l’udienza che affronterà le questioni di costituzionalità della legge sollevate da diversi giudici nei mesi scorsi. Il relatore del procedimento sarà il giudice Franco Gallo, componente della Consulta dal 2004, professore di diritto tributario nominato dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi

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