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contributo inviato da simona_mn il 2 luglio 2009

Oggi mi sento più buona del solito.
Sarà l'avvicinarsi delle vacanze? Probabile.
Fatto sta che vorrei dare risalto a una notiziola che solo una civiltà sempre più avviata sulla strada dell'imbarbarimento potrebbe trovare superficiale o trascurabile.

Montegaldella, un paese della provincia di Vicenza, ha lanciato nei giorni scorsi (io l'ho sentito parlare al Tg1) una sedicente campagna per l'educazione nei rapporti personali, a cominciare dal ciao: salutiamoci tutti è il suo motto.

Come cittadina della poco ridente Padania, semplicemente intesa come valle del fiume Po, non posso che esserne contenta e auspicare, anche se ho i miei dubbi, che da domani tutti gli abitanti di Montegaldella saluteranno - magari anche sorridendo, e non col grugnito che spesso si ha la mattina appena alzati - l'edicolante, il panettiere, ma soprattutto le persone che incroceranno per strada.
E' triste ammetterlo, ma mentre nell'Italia centrale e soprattutto meridionale un saluto e un sorriso non si negano a nessuno, dalle nostre parti è considerata non solo una fatica superflua, ma un sintomo di invadenza, di maleducazione, quasi si fosse dei maniaci.
Addirittura molto spesso si tende - e ammetto che a volte lo faccio anch'io - a non salutare nemmeno la gente che si conosce. Ad esempio, c'è un signore molto simpatico che lavora in una banca di cui fino a qualche anno fa ero cliente: quando ero sua cliente era sempre spiritoso e gentile, la classica persona con cui era un piacere avere a che fare. Negli ultimi tempi, probabilmente abitando nella stessa zona, non so quante volte mi è capitato di incrociarlo per strada: io lo salutavo, ma saluta oggi, saluta domani, lo vedevo stupito e quasi infastidito. Mica potevo fermarlo e dirgli: ma guardi che io ero sua cliente etc. In fondo mica eravamo amici. Così ora ho smesso, e quando lo incontro faccio finta di niente proprio come lui.
Ma questa è solo una delle tante volte in cui ho fatto analoghe constatazioni, e sempre con una punta di tristezza. Non so quante volte ho assistito alle scene in cui una persona che mi è molto cara, che tenderebbe a fare amicizia con tutti e a salutare tutti, lo faceva spontaneamente, soprattutto con anziani, contadini e simili, e vedevamo dipingersi sul volto del salutato un'espressione di aperta diffidenza, di paura, manco stessero per rapinarlo!

L'unica eccezione alla regola si verifica (ma non sempre) in montagna: dove una regola non scritta del galateo prescrive che se incroci qualcuno su un sentiero, lo devi salutare sempre.
Sarebbe bello se questa regola, come una piccola frana silenziosa, scivolasse impercettibilmente giù, qui da noi, in pianura.

TAG:  VICENZA  SOCIETÀ  CIVILTÀ  MONTAGNA  PADANIA  SALUTO  SALUTARE  PIANURA  MONTEGALDELLA  PAESE DEL CIAO 

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