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contributo inviato da team_realacci il 2 luglio 2009
MARE — L’anidride carbonica si dissolve nell’acqua e si trasforma in acido provocando le mutazioni genetiche. La preoccupante conferma viene da una ricerca californiana. —
Mutazioni genetiche per i pesci dei nostri mari a causa dei gas serra. La realtà supera la fiction, fantascienza compresa. è la disarmante scoperta di un’equipe di scienziati dello Scripps Institution of Oceanography, capeggiati da David Checkley, presso l’università di San Diego in California. In effetti, la comunità scientifica era in attesa, oramai, di una prova del genere.

Era dal 2004 che gli studiosi si interrogavano sugli effetti dell’acidificazione degli oceani. La CO2, infatti, si dissolve nell’acqua e si trasforma in acido carbonico, abbassando sensibilmente il livello naturale di pH del mare. L’acidificazione dipende direttamente dalle emissioni e non è legata al riscaldamento globale. Questo significa che per arginare il fenomeno bisogna regolare le emissioni a un livello anche più basso rispetto a quello che genera il surriscaldamento.

Proprio nel 2004, la comunità oceanografica aveva dimostrato come l’acidificazione danneggiasse le barriere coralline. L’acido carbonico, infatti, scioglie il carbonato di calcio di cui sono fatti gli scheletri dei coralli e alcuni tipi di conchiglie. Ora, l’equipe del professor Checkley dimostra che l’acidificazione porta anche a una mutazione nelle razze dei pesci. Gli studiosi, infatti, da tempo stavano esaminando i pesci presenti in acque esposte ad alti livelli di gas.

L’ipotesi era che i pesci avrebbero registrato mutazioni degli otoliti, le ossicine auricolari attraverso le quali le razze marine si orientano nel mare. Gli otoliti sono delle minuscole concrezioni di carbonato di calcio inglobate in una matrice gelatinosa, contenuta nell’endolinfa dell’orecchio interno. Era chiaro, quindi, che l’acidificazione marina avrebbe potuto intaccare gli otoliti nella fase di sviluppo del pesce, portando a una atrofia dell’organo e a un sottosviluppo dell’otolite stessa. L’osservazione scientifica, però, ha dimostrato un effetto diametralmente opposto.

Un’ulteriore prova della difficoltà di prevedere tutti gli effetti possibili in uno scenario di degrado ambientale causato dall’uomo. I pesci in esame, infatti, hanno registrato uno sviluppo ipertrofico degli otoliti. Le conclusioni sono state pubblicate sull’ultimo numero della rivista americana Science e già hanno sollevato svariate polemiche.

Alcuni settori economici temono che l’allarme possa imporre limiti alle emissioni ancora più severi, rispetto ai parametri previsti per arginare il riscaldamento globale. Lo studio della Scripps - sostengono i detrattori - non prova che i pesci mutanti siano a rischio estinzione: fin quando la scienza non dimostrerà che l’ipertrofia degli otoliti nelle specie ittiche attenta alla salute del mare non bisogna imporre nuove sanzioni, secondo le aziende responsabili di emissioni di CO2.

In realtà, è un fatto che l’acidificazione stia facendo scomparire anche un particolare plancton e l’intera catena alimentare è pericolosamente in trasformazione. Mentre il principio di precauzione imporrebbe uno stop all’acidificazione del mare ha senso rischiare sulla salute della Terra?

Fonte: Terra
Autore: Alessio Postiglione
1° luglio 2009

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