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contributo inviato da cerve87 il 25 giugno 2009

di Gianluca Di Feo

Onde sonore che paralizzano. Raggi di calore. Reti avvinghianti. Schiume che immobilizzano. Dall'Iraq alla guerra ai pirati ecco l'arsenale che non uccide.

Armi non letali
In principio fu il Boss. Sì, proprio Bruce Springsteen. Nel 1990, durante l'invasione di Panama che segnò la rinascita della loro politica di potenza, gli americani si trovarono davanti un problema inatteso: il dittatore Noriega si era rifugiato nella legazione pontificia e bisognava trovare un modo per sloggiarlo. Piazzarono un enorme sistema stereo e bombardarono la sede diplomatica di musica rock fino alla resa di Noriega. La leggenda sostiene che fu proprio in quell'occasione che un ufficiale intuì le potenzialità delle onde sonore: se ti spaccano le orecchie non puoi tenere le mani su un Kalashnikov e dopo poco perdi anche l'equilibrio. Nascono da questa equazione le più riuscite tra le Non-lethal weapons, le armi non letali diventate protagoniste delle cosiddette operazioni di pace e della campagna contro i pirati somali. Attenzione, in questo settore gli eufemismi si sprecano e molti preferiscono usare un nome più prudente: armi a bassa letalità, senza escludere del tutto il rischio di uccidere.

In realtà le ricerche in materia vanno avanti da decenni, ma si sono moltiplicate dopo il 2003, quando il fallimento della spedizione Onu in Somalia mise la questione al centro degli studi. I miliziani somali si facevano sempre precedere da una folla: donne, bambini, anziani inermi. Come bloccarla senza fare fuoco? Lo stesso scenario che si è riproposto poi in Kosovo e in Iraq, dove a ogni posto di blocco gli americani rischiavano di sparare contro ogni guidatore distratto o miope, ammazzando decine di innocenti.

Per correre ai ripari il Pentagono ha stanziato fondi considerevoli, fino a 200 milioni l'anno, e molte industrie si sono gettate sul nuovo affare. Si è partiti dai gas, cercando di potenziare i tradizionali lacrimogeni. E questo resta lo scenario più inquietante, perché si muove sul confine delle armi chimiche, vietate dagli accordi internazionali. Non a caso, a spingersi più avanti su questa strada sono stati i russi, che nel disastroso assedio al teatro di Mosca hanno usato un misterioso composto - verosimilmente l'oppiaceo Immobilion - per paralizzare ostaggi e terroristi: l'errore nel dosaggio provocò un massacro. In campo aperto, invece, bisogna fare i conti con il vento e il calore. Per esempio sono stati testati ordigni 'mega puzza' che rilasciavano nubi di odori insopportabili che però spesso avevano un effetto boomerang e ritornavano addosso ai lanciatori. Insomma, i programmi top secret vanno avanti, ma finora le applicazioni concrete sono scarse.


Gli apparati acustici invece hanno maggior successo. Un primo impianto è già stato distribuito alle truppe Usa, in Iraq e sulle navi che fanno guerra ai pirati: 'urla' fino a 300 metri di distanza impulsi sonori che sostanzialmente paralizzano l'avversario, agendo anche sul senso d'orientamento. Le 'padelle' montate sulle jeep, sugli elicotteri o sulle fiancate dei mercantili a largo del Corno d'Africa sono di uso semplice e si sono dimostrate efficaci. Ora si cerca di progettare sistemi più potenti, che aumentino la portata a 2-3 mila metri in modo da neutralizzare anche aggressori dotati di mitragliatrici e razzi.

Effetti simili si ottengono pure con le nuove serie di flash bang. Sono granate che provocano un suono e una luce fortissima, accecando e assordando: in più lo spostamento d'aria fa perdere l'equilibrio. Nel passato la paralisi durava pochi secondi, adesso invece si tratta di minuti e sono stati introdotti lanciatori multipli per affrontare la 'folla ostile'. Si cerca però di moltiplicare l'efficacia del sistema utilizzando i principi delle testate termobariche, che creano un'onda d'urto stordente grazie allo sbalzo di pressione.

Sugli occhi agiscono invece diversi tipi di laser. Il modello già in servizio è efficace a un centinaio di metri e garantisce un accecamento di pochi minuti. In Iraq è stato sperimentato contro i guidatori di auto sospette che non rallentavano prima dei posti di blocco. Alcune nazioni hanno usato laser proibiti dagli accordi internazionali che provocano cecità permanente: di sicuro Iraq e Iran nella loro lunga guerra, probabilmente la flotta inglese alle Falklands contro i piloti argentini. Armi non letali, ma crudeli. Per questo ora si vuole limitare l'effetto ai vetri, con onde luminose che li oscurino senza toccare la retina.
I laser, poi, avranno un'altra funzione: sparare fasci di calore che danno una sensazione di tormento sulla pelle senza bruciature né ferite. I prototipi sono in fase avanzata: usano laser infrarossi per ottenere il risultato. Ma lo stesso obiettivo viene raggiunto già dai cannoni a micro-onde: lanciano ondate di impulsi provocando un calore insopportabile su larghi gruppi di persone. Il Pentagono vorrebbe schierarli sul campo dal prossimo anno.

C'è poi chi gioca con la corrente. Sui mercantili che temono abbordaggi si crea uno schermo di reti che regalano scosse stordenti ai pirati arrampicati sulle fiancate. E mentre le pistole Taser, unico di questi sistemi usato anche dalle polizie, con i loro uncini elettrificati che provocano la paralisi sono sempre più bersaglio di polemiche nei paesi occidentali, nuovi congegni sono allo studio. Si tratta di armi che, colpendo con cariche di pochi volt, innescano una contrazione muscolare che immobilizza la persona o comunque gli impedisce di usare le braccia.

Molti imitano l'uomo ragno. Una rete che imprigiona le ruote bloccando le auto è in azione dal 2006 in Iraq mentre altri modelli stringono le eliche dei fuoribordo pirata in Somalia. Un prototipo da scagliare sulla folla, come facevano i gladiatori reziari, è invece ancora allo stato di prototipo.

Alla fine, però, la soluzione più efficace è sempre la più semplice: usare pallottole di gomma al posto di quelle vere. Si fa da anni, ma gli incidenti sono stati frequenti: colpi troppo forti sul volto diventano letali, quelli troppo lontani sono inutili. La soluzione è stata trovata dalla Beretta di Brescia con un programma finanziato dal ministero della Difesa che ha convinto anche i marines. Un piccolo telemetro calcola la distanza dal bersaglio e dosa la potenza del colpo, in modo da evitare eccessi. "Adeguiamo l'energia cinetica per fare sì che resti uguale a tutte le distanze", spiega Michele Micheletti, responsabile del progetto chiamato Ltl X7000: "Noi abbiamo valutato altre opzioni, ma non volevamo correre il rischio di 'sparare nel mucchio'. Il punto di partenza è stata l'esperienza somala del Check Point Pasta, quando una folla di persone inermi veniva spinta in avanti da pochi elementi ostili: gli unici che vanno messi in condizione di non nuocere". Il nuovo fucile Beretta è stato provato contro manichini simili ai crash test automobilistici: l'uso è previsto solo nelle missioni militari. E in ogni caso i tecnici preferiscono parlare di "arma a bassa letalità".

Infatti molti sono perplessi. Sia per il rischio che gli ordigni non letali alla fine uccidano. Sia per l'aspetto etico. La diffusione di armi del genere aumenta la fiducia nell'uso della forza come unico strumento per risolvere i conflitti, sintetizza Brian Rappert che dall'Università di Bradford anima un centro studi sul tema. E in questo modo aumenti la supremazia tecnologica di pochi paesi. Insomma, il pericolo è che 'non letale' sia la premessa di imperiale.

Fonte: Espresso
TAG:  ARMI LETALI  GUERRA  PENTAGONO  IRAQ  MILITARI  FORZA  USA  RADR  ONDE  MUSICA  ELICOTTERI  SOMALIA  ONU  PANAMA   

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