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contributo inviato da Francesco Zanfardino il 19 giugno 2009

In questi giorni c’è un gran tran-tran sul prossimo Congresso del Pd. Non sui temi, non sulla forma partito, ma sui nomi: Bersani, Franceschini, Marino, Zingaretti, i ‘quarantenni’ … e su chi sta dietro a questi nomi. Io, convintamene “democratico”, nel senso puro del termine, mi sono un po’ stufato: se proprio dobbiamo mostrare agli Italiani che, in tempi di ballottaggi, siamo, come al solito, più attenti alle nostre vicende interne che ai problemi della gente, perlomeno facciamolo su cose più rilevanti di semplici nomi e nomenclature.

 

Un esempio? Un’analisi finalmente schietta e sincera sui motivi del nostro fallimento. Non mi riferisco solo al pur pessimo 26% raggranellato dal Pd alle Europee: mi riferisco a questi 15 anni dalla discesa in campo di Berlusconi nei quali il centrosinistra non è mai stato capace di essere maggioranza nel Paese. Nemmeno nel 1996, quando si vinse solo perché la Lega andava da sola, e neanche nel 2006 (a meno di voler chiamare “maggioranza” 26mila voti guadagnati mettendo insieme i trozkysti alla Turigliatto con pidiellini alla Dini e Mastella. E questo nonostante la manifesta incapacità ed inconsistenza dei Governi Berlusconi, oltre alla pessima figura del Cavaliere stesso.

 

D’accordo, il centrosinistra ha tutto contro: il controllo dei media, l’opinione pubblica ai minimi termini, il populismo degli avversari e un forte divario economico. Ma qualche colpa ce l’abbiamo pure noi, eccome: se in questi 15 anni non abbiamo mai convinto gli Italiani, vuol dire che non siamo stati capaci di rendere credibile la nostra alternativa di Paese. E questo è una colpa che va principalmente addossata all’incapacità della nostra classe dirigente. Chi peggio, chi meglio (o meno peggio …), chi onestamente, chi disonestamente, chi con più passione, chi per interessi personali, nessuno dei nostri leaders è riuscito a portare il centrosinistra ai numeri che merita.

 

Perché? I motivi possono essere tanti, ma per me è uno solo: il metodo di selezione della classe dirigente, il peccato originale da cui deriva tutto il resto. Se in provincia di Napoli, su circa 60mila iscritti, solo 30mila vanno a votare alle primarie per la Provincia, vuol dire che c’è un problema. Se quei 60mila fanno del Napoletano il territorio a maggiore densità di iscritti d’Italia, più delle “zone rosse” del Centro, vuol dire che c’è un problemone. Se quei 60mila iscritti sono stati raggiunti in pochi mesi, dopo i grandi ritardi nella costituzione dei circoli, nell’imminenza dei congressi cittadini, vuol dire che c’è un disastro. Vuol dire che quel tesseramento, che dopo mesi di estenuanti e assurdi dibattiti interni tra partito “liquido” e “pesante” è stato scelto come metodo di “radicamento nel territorio” (!) e di selezione della classe dirigente del nostro partito, è stato decisamente “gonfiato” da chi ha ben pensato di occupare poltrone con il correntismo e il clientelismo, mandando a votare amici, parenti e i primi che incontravano per strada mettendo loro 15 euro in mano e dicendo di recarsi verso quel Partito Democratico che magari non sapevano nemmeno che cavolo fosse (io ero dietro ai banchetti del tesseramento, e vi assicuro che se ne sentivano di tutti i colori). E quello di Napoli (il mio territorio) è solo l’esempio più lampante: lo stesso discorso lo si potrebbe per tutta Italia, anche se al Sud tale fenomeno è più forte e “radicato”.

 

E’ normale, allora, che il Partito poi perda i legami con il territorio, se a rappresentare quei territori ci sono non le persone più meritevoli, le più impegnate sul territorio, ma solo coloro che hanno saputo comprare o cooptare più voti. E’ normale, allora, che il Partito non sappia come trasmettere le proprie idee e le proprie proposte alla società, se non ha dirigenti preparati e che ci vivono, nella società. E’ normale, allora, che il Partito Democratico non sappia portare avanti l’innovazione nel Paese e nella politica, pilastro del suo stesso progetto ideale, se i suoi dirigenti vengono scelti sempre con gli stessi metodi e, per questo, alla fine sono sempre gli stessi. E’ normale, allora, che una classe dirigente che in 15 anni non è stata capace di cambiare il centrosinistra e l’Italia, rimanga sempre lì al suo posto, a tessere le trame dell’ennesima sfida di nomenclature vuota di contenuti.

 

Ecco, allora, cosa vorrei sentire in questo marasma congressuale: qualcuno che prendesse coscienza del problema della selezione dei dirigenti e proponesse una “rivoluzione”. Non più tessere in cambio di 15 euro, ma in cambio di partecipazione: due assemblee “obbligatorie” mensili in ogni circolo (organizzate in modo da garantire la massima partecipazione, conciliando orari di lavoro, di scuola, eccetera), ogni volta un appello degli iscritti come a scuola, e, arrivati al Congresso, locale o nazionale che sia, solo chi ha partecipato ad un tot di assemblee (direi il 20%) nei 12 mesi precedenti ha diritto all’elettorato attivo e passivo.

 

D’accordo, è una proposta che abbisogna di lunghe precisazioni e di una migliore definizione. Ma ciò che deve importare è il succo della questione: finchè a scegliere i nostri dirigenti potranno esserci tutti, e non solo quelli che hanno una minima partecipazione alla vita di Partito, la nostra classe dirigente sarà sempre di pessima qualità generale. Non mi si fraintenda: non sono un anti-democratico snob, difendo e difenderò con tutti i mezzi il diritto di tutti a votare e scegliere chi li deve governare. Ma non posso ammettere che lo stesso valga per i Partiti, che chi deve guidare il mio partito sia scelto da branchi di comprati e cooptati (che magari non votano nemmeno Pd e nemmeno sanno cos’è), guidati dai soliti capibastone.

 

Voterei chiunque si impegni a fare questo. E, se non accadrà, vorrà dire che dobbiamo trovare coraggio e riprenderci il nostro Partito, costi quel che costi. Lo so, è un’impresa difficile: ma l’alternativa è Paese nella m**da, con l’unico partito capace di cambiarlo, incapace di farlo. Fate voi: io non ci sto.

 

Francesco Zanfardino – 18 anni, Afragola (Na) - www.discutendo.ilcannocchiale.it

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