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contributo inviato da team_realacci il 17 giugno 2009

Venezia, 17 giugno 2009. Diventano sempre piu' stretti i tempi per limitare la produzione di gas serra e CO2 e trasferire nuove tecnologie per abbassare queste emissioni nei Paesi in via di sviluppo. E' quanto rilevato nel corso dell'International energy workshop, inaugurato oggi a Venezia, organizzato dall' International Center for Climate Governance in collaborazione con le Fondazioni Enrico Mattei e Giorgio Cini e il Centro europeo per i cambiamenti climatici.
Sottolineando che i risultati dei lavori saranno importanti per l'esito del prossimo G8 dell'Aquila, che ha il clima tra i temi principali in agenda, Carlo Carraro, economista e neo rettore dell'Universita' Ca' Foscari, ha detto che le azioni della sola Unione Europea non sono sufficienti a limitare il problema ed e' quindi necessario coinvolgere i Paesi in via di sviluppo. Questo, attivando l'implementazione del trasferimento di tecnologie che favoriscano basse emissioni di gas serra.
Per mantenere la crescita della temperatura del pianeta sotto i due gradi centigradi nel periodo ha detto Richard Richels, direttore di divisione dell'Electric Power Research Institute, sarebbe necessario stabilizzare per allora la quantita' di emissioni pari a 450 parti per milione: risultato quasi impossibile da raggiungere, mentre ragionevolmente si potra' arrivare alla quota di 650. Il direttore generale del ministero dell'Ambiente, Corrado Clini, ha rilevato che per ridurre i gas serra bisogna puntare sull'uso di fonti rinnovabili, biocombustibili, nucleare; ma lo sviluppo delle nuove fonti, ha proseguito, deve essere condotto in maniera condivisa con le economie emergenti. ''La domanda di energia nel mondo - ha concluso - cresce soprattutto nei Paesi in via di sviluppo e corrisponde al loro diritto di crescita''.

Fonte: Ansa
17 giugno 2009

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