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contributo inviato da Fabio1981ge il 17 giugno 2009



In momenti come questo di naturale congiuntura economica, di crisi (vera o presunta?, ce lo diranno i libri di storia) si è tornati a parlare della teoria della “decrescita felice” e del ritorno alla natura, tuttavia molti hanno paura di parlare realmente di questi argomenti.

Negli ultimi anni tuttavia ci sono state forme di “ritorno alla natura” seppure viste in modo inconsapevole, ad esempio il notevole sviluppo dell’agricoltura biologica, l’estendersi dei movimenti ambientalisti e altri fattori si ricollegano tutti alle teorie della decrescita. Durante il periodo che va dagli anni sessanta/settanta fino alla fine degli anni ottanta, questa idea di poter tornare a vivere in una società più vicina alla dimensione naturale dell’uomo era considerata una follia perché si era rivolti ad un progresso esasperato, forzando l’economia e l’ambiente naturale, i disastri ecologici avvenuti in quegli anni lo dimostrano; oggi invece almeno in una parte della popolazione si è risvegliata una coscienza di rispetto dell’ambiente e di consapevolezza che il progresso non può estendersi all’infinito.

Anche in campo religioso sono tornati movimenti che si richiamano al ritorno alla natura, ad esempio il Neopaganesimo, la New Age, il movimento Wiccan, ecc… che teorizzano una religione che rispetta il cielo e la terra, con molti aderenti estremamente sensibili ai temi ambientali ed ecologici. Questi culti inoltre dimostrano come in Europa ci si stia rendendo conto in parte delle radici dell’ Europa, che non sono quelle cristiane ma quelle delle antiche civiltà indoeuropee; possibile inoltre che questa riscoperta dei culti tradizionali sia una reazione alla marcata impronta che il Cristianesimo ha imposto all’Europa?

Ma tornando all’aspetto economico già all’inizio degli anni settanta (cioè in periodo di pieno boom economico) l’economista Nicholas Georgescu aveva teorizzato la necessità di ripensare totalmente l’economia accettando il concetto che le risorse naturali sono limitate e quindi l’economia non può crescere all’infinito, per migliorare le condizioni di vita quindi non va sviluppato il consumo ma cercando altre strade. Ad esempio sono stati inseriti nuovi indicatori macroeconomici al posto del classico GNP (Prodotto interno lordo) come la Felicità Interna e il GPI (Indice del progresso effettivo), quest’ultimo mostra che a discapito dell’aumento del Pil negli ultimi decenni il Gpi è in costante diminuzione.

In conclusione, il tema della decrescita sembra tuttavia un argomento di cui non va discusso, si ha paura di nominarlo, con la convizione che l’economia debba sempre svilupparsi dimenticandoci che il mondo in cui viviamo rimane sempre lo stesso.

TAG:  AMBIENTE  ECONOMIA  SVILUPPO  SOSTENIBILE 

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