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contributo inviato da simonam il 11 giugno 2009

Dall'Unità di oggi:
La Camera ha approvato la questione di fiducia posta dal governo sul Ddl sulle intercettazioni. I sì sono stati 325, 246 i no, due gli astenuti.
La riforma delle intercettazioni unita a quella del processo segnano nei fatti «la morte della giustizia penale in Italia». A insorgere contro le nuove norme è l'Associazione nazionale magistrati, che parla di scelte legislative «che rappresentano un oggettivo favore ai peggiori delinquenti». In particolare, le norme sulle intercettazioni «impediranno alle forze di polizia e alla magistratura inquirente di individuare i responsabili di gravissimi reati».
I magistrati si dicono «sgomenti» che il Parlamento compia queste scelte proprio «in un momento in cui la sicurezza dei cittadini è evocata come priorità del Paese». E spiegano con esempi concreti la «gravità delle conseguenze» delle nuove norme: «gli stupri di Roma, le violenze nella clinica di Milano, le scalate bancarie alla Antonveneta e alla Bnl: in nessuno di questi casi con la nuova legge sarebbe stato possibile accertare i fatti e trovare i colpevoli».

L'unico che pare essersene accorto, finora, non è un politico ma un comico che proprio oggi si trovava ad avere la parola in Senato: Beppe Grillo.
Che ovviamente ci è andato giù pesante (cito da un altro articolo, sempre sull'Unità):
Ma Grillo non trascura, dacchè si trova lì, di fare le pulci al provvedimento sulle intercettazioni contro il quale annuncia disobbedienza civile. «Sono incazzato come una bestia», spiega parlando a margine dell'audizione. «Dovranno arrivare al dunque, mandarmi i Carabinieri, l'esercito, dovranno colloquiare con me. Oggi i cittadini - insiste il comico genovese - colloquiano con le istituzioni attraverso un poliziotto in assetto antisommossa...». Alla domanda se pensa che saranno in molti a seguirlo nella disobbedienza civile, risponde: «Se saremo tanti, vedremo chi è che poi combina un reato se chi fa la disobbedienza o chi fa le leggi. Teniamo presente che noi abbiamo un centinaio di parlamentari che fanno le leggi ma loro sono dei fuorilegge».

Grillo non è lì per la legge sulle intercettazioni, bensì per presentare pubblicamente l'iniziativa di legge popolare che sta raccogliendo in materia di ineleggibilità dei parlamentari penalmente condannati.
«È un Parlamento di nominati in cui sono stati scelti amici, avvocati e qualche zoccola». E poi i condannati, incalza Grillo senza increspare la voce neanche di un tono: da Totò Cuffaro a Marcello Dell'Utri. «Tutti eletti per meriti giudiziari», sentenzia. (...) Lo show di Grillo si conclude con un'intimazione alla commissione: «Datemi una data di quando sarà discussa l'iniziativa popolare per l'elezione dei parlamentari, per lasciare fuori i condannati e scegliersi il parlamentare anzichè trovarselo nominato, e mi manderete via contento». Domanda destinata a rimanere senza risposta. Non per la cattiva volontà del Parlamento, spiega la senatrice Incostante. Ma per la semplice ragione che il ddl va incardinato in commissione per essere discusso insieme ad altre iniziative parlamentari.

E anche stavolta, c'è da scommetterci, Napolitano firmerà. Firmerà perché non ci tiene a provocare strappi istituzionali, ma tutti sono consapevoli della posta in gioco, sia Berlusconi e i suoi che vogliono ancora una volta uno scudo che li protegga dal far conoscere al Paese le porcate che fanno e quelle che progettano al telefono, sia il Presidente della Repubblica, che stupido non è, sia le opposizioni, che non hanno i numeri per impedire questo o altri scempi.
Stamane a Radio Capital, Vittorio Zucconi ipotizzava un'azione comune della stampa, una sorta di autodenuncia che violi la nuova legge così platealmente e collettivamente da mettere davanti agli occhi semichiusi dell'opinione pubblica la vera portata della posta in gioco. Che è la possibilità, in una democrazia, della trasparenza della politica, degli affari, di tutto ciò che può ledere l'interesse pubblico.

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