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contributo inviato da rudyfc il 22 giugno 2009

 
L’Unione europea è vista da molti come un’entità lontana e non ben definita, identificata più facilmente con regolamenti astrusi e direttive inutili (i “lacci e lacciuoli” denunciati dagli euroscettici), che con la vita quotidiana di ciascuno. Eppure, proprio a una regione con elevate difficoltà socio-economiche come la Sicilia, Bruxelles offre prospettive di sviluppo che il governo italiano, date anche le scarse risorse disponibili, non sarebbe in grado di garantire autonomamente. Un lavoro iniziato già con i fondi della cosiddetta Agenda 2000, che prosegue adesso con la nuova programmazione 2007-2013.

In questo nuovo settennato, i contributi sono erogati sotto diversi capitoli, finanziati per metà da risorse comunitarie e per il resto dallo stato e dalla regione: Fondo sociale europeo (Fse, 2,1 miliardi), Programma di sviluppo rurale (Psr, 2,1 miliardi), Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr). A quest’ultimo è associato il capitolo spese più corposo, che sfiora i 6,5 miliardi di euro. Le aree di intervento sono diverse: mobilità (migliorare strade e ferrovie, sviluppare porti e aeroporti, potenziare il trasporto pubblico); uso efficiente delle risorse naturali (promuovere l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, ridurre le perdite di acqua e ottimizzarne l’accumulo); valorizzazione di cultura e paesaggio per il turismo e lo sviluppo (migliorare la qualità di vita dei residenti, preservare la specificità ambientale, ampliare, riqualificare e diversificare l’offerta turistica); ricerca e innovazione; sviluppo imprenditoriale e competitività dei sistemi produttivi (incentivare la crescita di piccole e medie imprese e favorirne l’espansione nei mercati nazionali e internazionali); sviluppo urbano sostenibile (potenziamento dei servizi e riqualificazione di aree in condizioni critiche o sottoutilizzate); governance e capacità istituzionali (migliorare la qualità di progettazione, realizzazione e valutazione degli interventi e promuovere la legalità).

Questi obiettivi permetterebbero alla Sicilia di migliorare notevolmente lo status socio-economico dei propri abitanti. Tuttavia, è inevitabile mostrare scetticismo di fronte a questa possibilità, non foss’altro che per l’assoluta insufficienza dei risultati raggiunti con i fondi di Agenda 2000. E lo scetticismo aumenta se si guarda al continuo ridimensionamento da parte dell’attuale governo dei fondi nazionali (Fas) che dovrebbero andare a co-finanziare gli interventi. Soldi dirottati verso altri obiettivi, principalmente a beneficio delle regioni del Nord.

Ma perché sette anni di fondi europei non sono bastati a mostrare effetti evidenti per lo sviluppo dell’isola? Perché la programmazione regionale ha disperso 7,8 miliardi di euro in oltre 40mila differenti opere, mentre altri 570 milioni sono rimasti inutilizzati, anche se si conta ancora di recuperarli. In media, ogni progetto è costato meno di 200mila euro, soldi insufficienti a realizzare interventi incisivi. Così, mentre la crescita del Pil in Italia nel 2007 è stata dell’1,4%, quella siciliana si è fermata allo 0,9, l’unica delle regioni “aiutate” dall’Ue rimasta al di sotto della media nazionale.

La polverizzazione dei finanziamenti soddisfa i piccoli interessi di poche persone e ripaga immediatamente dentro le urne i politici che “s’impegnano” per far giungere questi soldi sul proprio territorio. Alla lunga, però, l’economia dell’isola non risente di alcun effetto benefico, con la conseguenza che la gran parte dei siciliani vede passare sopra la propria testa un’enorme mole di denaro, dal quale non può trarre alcun beneficio.

Si potrebbe dire, quindi, che lo scetticismo dei cittadini ha sbagliato finora indirizzo: invece di arrivare a Bruxelles, dovrebbe fermarsi a Palermo. Lì sono assunte decisioni che guardano a un riscontro immediato di consenso, anziché allo sviluppo dell’isola a medio-lungo termine. Un’ulteriore dimostrazione del fatto che tra i principali problemi non solo della Sicilia, ma del Mezzogiorno, vi è l’inadeguatezza della classe politica e amministrativa. Almeno questo è successo finora. Rimane poco tempo per cambiare direzione: nel 2013 la possibilità di attingere ai finanziamenti europei scadrà definitivamente.


(da Ragusa in Prima Pagina, numero di giugno 2009)

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