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contributo inviato da rudyfc il 11 giugno 2009


La lettura degli ultimi risultati elettorali a Scicli offre diversi e interessanti spunti di riflessione. Uno su tutti: il centrodestra non conferma la maggioranza ottenuta nelle consultazioni precedenti. Pdl e Udc, che reggono le redini dell'amministrazione comunale, si fermano sotto il 47%, mentre l'opposizione composta dal centrosinistra e il Mpa sfonda il muro del 50%. Analizziamo i risultati dei singoli partiti, confrontandoli con i due termini di paragone più vicini dal punto di vista cronologico: le elezioni politiche e quelle comunali dello scorso anno (tralasciamo le regionali, il cui esito è legato ancor più strettamente alla presenza/assenza di candidature locali).

Anche a Scicli, così come nel resto d'Italia, il balzo in avanti più consistente in termini percentuali rispetto alle politiche del 2008 è stato compiuto dall'Italia dei valori (+2,8%). Uno scarto analogo è stato riportato anche dalle due forze di sinistra massimalista (i cartelli Prc-Pdci e Sinistra e libertà) a confronto con la somma della Sinistra arcobaleno e i Socialisti. In questo caso, c'è da segnalare però l'assenza a queste europee delle due liste di posizione ancora più estrema (Sinistra critica e Partito comunista dei lavoratori), che lo scorso anno avevano riportato l'1,7%; si tratta di elettori presumibilmente confluiti (almeno in parte) nelle uniche due liste più affini. È curioso notare, tra l'altro, che in termini assoluti i voti della sinistra massimalista rimangono intatti rispetto al 2008: 757, contro i 758 delle comunali e i 723 delle politiche (che diventano 972 con le altre due liste antisistema). Segno che quest'area politica non riesce più a “sfondare” in città come una volta, ma mantiene comunque uno zoccolo duro non trascurabile e pronto a mobilitarsi ad ogni occasione.

Cresce sensibilmente anche la lista autonomista di Raffaele Lombardo e Nello Musumeci(+2,6%, nel confronto con la somma di Mpa e Destra del 2008). Rimane sostanzialmente stabile il Partito democratico, seppur penalizzato dalla presenza autonoma dei radicali, che l'anno scorso erano candidati nella lista dem. Il bilancio della somma Pd+Lista Bonino è quindi positivo (+1,7%). Lieve perdita per il Popolo delle libertà (-0,7%), che non paga troppo il malessere che cresce in città nei confronti della nuova giunta. Anzi, Venticinque potrà far pesare questo risultato nei confronti degli alleati. L'unico partito a crollare vertiginosamente è infatti l'Udc, che in un anno perde il 7,3% in città.

I centristi hanno pagato la condanna definitiva di Peppe Drago e l'insoddisfazione montante verso Orazio Ragusa più di quanto abbiano guadagnato dalla campagna svolta a loro favore da ScicliNews e soprattutto dalla presenza in lista dell'unico candidato della provincia, Concetta Vindigni, che ha deluso di gran lunga le aspettative. La mobilitazione massiccia che li ha premiati in passato stavolta non ha funzionato. L'elettorato più “popolare” che aveva esaltato Ragusa ha preferito presumibilmente restarsene a casa, un po' perché scarsamente motivato da una consultazione tradizionalmente ad alto tasso d'astensionismo (le europee, appunto), un po' perché non è riuscito a vedere in questo voto la possibilità di un riscontro immediato intermini individualistici, proprio l'aspetto su cui Ragusa e Drago hanno avuto tradizionalmente maggior presa, con una politica di tipo clientelare.

D'altra parte, però, Vindigni non è stata l'unica candidata a “tirare” poco, anche se il suo caso è più grave proprio per il legame territoriale con la provincia iblea. Se si considera che ciascun elettore poteva esprimere tre preferenze, il rapporto tra i nomi scritti sulla scheda e il voto di lista è stato piuttosto basso per tutti. Se per quanto riguarda le liste di sinistra-sinistra la fedeltà al simbolo è tradizionalmente più alta rispetto a quella per i candidati, lo stesso non accade in genere per altri. Ogni elettore dell'Udc ha indicato in media 1,04 preferenze a Scicli, a fronte di una media dell'1,42 in tutta la Sicilia. Ma sorprende soprattutto il rapporto relativo al Pdl: quello che doveva essere un congresso virtuale interno al nuovo partito ha finito per disaffezionare gli elettori, anziché moltiplicare i consensi. Lo dimostra il tasso preferenze/voti fermo all'1,16 regionale, che a Scicli scende addirittura allo 0,99 (meno preferenze che voti). Più alti i dati in città per il Mpa (1,34) grazie anche allo zampino di Rocco Verdirame. Per il Pd a ogni voto di lista corrispondono 1,06 preferenze, contro il ben più alto 1,25 regionale.

Riguardo a quest'ultimo, le preferenze segnalano un dato inequivocabile: a “tirare” la lista non sono stati i nomi interni al partito, bensì i candidati esterni al gruppo dirigente: Rita Borsellino (1.520 voti, la più scelta in città) e Rosario Crocetta (704). Niente di straordinario, la stessa cosa è successa in tutta la Sicilia e dovrebbe far riflettere i vertici regionali del partito. A Scicli, però, l'aggravante è costituita dal dato molto deludente di Italo Tripi (162 preferenze) e Giovanni Barbagallo (282): si riducono a questo le componenti cigiellina-socialdemocratica e cattolico-democratica del Pd sciclitano? Se così fosse, il segnale sarebbe chiaro: l'elettorato riformista chiede volti nuovi. La strada intrapresa è quella giusta, ma i vecchi “cantarani” non hanno più titolo per proporsi come classe dirigente o candidati. Non a caso, il Pd è la forza politica che (al netto di liste civiche “gemellate”) cresce di più rispetto alle comunali dello scorso anno (+18,5%), quando la candidatura di Venerina Padua e una lista piuttosto debole avevano affondato il partito. Il sostegno di Franco Susino ed Enzo Giannone ha aiutato i Democratici a far lievitare i consensi anche a queste europee, ma quanto potranno continuare a sostenere un partito che insiste a volerli escludere anziché coinvolgerli nella definizione della linea politica?

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