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contributo inviato da circolopdpcm il 2 giugno 2009
Protezione Civile Dai Grandi Eventi alle emergenze: la possibilità di emanare ordinanze e decreti. E una pronta cassa milionaria

Fa tutto lei, la PC, entità superiore che tutto sovrasta e tutto comprende. Dalle scelte in apparenza più insignificanti, come organizzare cresime, lauree alla memoria e i seggi elettorali per le europee nelle tende blu con scritto sopra Protezione Civile (ma il voto non è competenza del Ministero dell'Interno?). A quelle più istituzionali, per cui sindaco e presidente della Provincia sono diventati esecutori di decisioni prese dalla PC. È lei, la Protezione Civile, anzi lui, super Guido Bertolaso che ne è il n°1, che decide chi può entrare nelle tendopoli; che i 63 mila sfollati devono vivere per mesi in tende e alberghi anzichè in container; che i terreni vanno espropriati per costruirci sopra le venti new town e così via. In mezzo ci sta tutta la vita quotidiana di una comunità appaltata, in nome dell’emergenza, alla Protezione Civile.

Ecco, la gestione del post terremoto in Abruzzo è un esempio eccellente di cosa voglia dire sottrarre potere agli enti locali, specchio di uno stato centralizzatore che via via rosicchia autonomia a chi invece, per dettato costituzionale, dovrebbe averne sempre di più. Il fatto è che negli ultimi anni la Protezione Civile è diventata un governo ombra in grado di sostituirsi da un momento all'altro alla complessa struttura dello Stato. Una relazione della Cgil Funzione Pubblica del 15 aprile spiega bene il passaggio dalla PC «del fare», quella che si dovrebbe occupare dei rischi naturali e calamitosi, alla PC «che prevarica» che esercita «una violenza governamentale» e «una dittatura governativa». Il salto di qualità avviene nel dicembre 2001 (legge 401) che affida alla PC oltre i consueti compiti (con il primo governo Prodi e la gestione di Franco Barberi arrivano a un ottimo livello di responsabilizzazione degli enti locali), i cosiddetti «grandi eventi». Tutto può diventare, ed è diventato, Grande Evento, dalla ristrutturazione della cattedrale di Noto ai funerali di Wojtyla, dai Mondiali di Nuoto ai Giochi del Mediterraneo.

Quella norma del 2001 ha dato alla PC «cinque formidabili strumenti»: la gestione dei Grandi Eventi; decidere cosa è emergenza; denaro pronto cassa (tramite la Cassa Depositi e Prestiti), il potere di ordinanza e i decreti legislativi. Per questo l’emergenza rifiuti a Napoli ha potuto produrre «un regime legislativo diverso e parallelo a quello ordinario». Che adesso è sotto inchiesta. Dal principio di sussidiarietà si è passati a quello della sostituzione. Ogni emergenza sostituisce un pezzetto di potere. «Contro la burocrazia, per fare meglio e prima» è il principio guida di super Guido Bertolaso, l’uomo dell’efficienza. Peccato che lo stato parallelo abbia saputo produrre qualcosa come 10 mila commissari straordinari nominati a guida delle varie emergenze, che ognuno di loro guadagni il 40-60% in più rispetto al nomale compenso di amministratore. Peccato, soprattutto, che queste emergenze non finiscano mai

Il potere parallelo di Claudia Fusati Un’inchiesta de l’Unità (2 giugno 2009)

Libertà Vigilata di Vittorio Emiliani

Silvio Berlusconi non ha nemmeno bisogno di riformare in senso presidenzialista e decisionista le norme e le regole esistenti. La maggioranza vasta e, per ora, supina di cui dispone gli consente sin da ora una strategia di rapida devitalizzazione della democrazia. Il Parlamento è, nei fatti, annichilito e come commissariato attraverso l’uso a getto continuo dei decreti-legge (accoppiati ai voti di fiducia). L’articolo 77 della Costituzione li consente soltanto per i «casi straordinari di necessità e d’urgenza». Se ne sono presentati in questa legislatura? Sì, quelli proposti dalla crisi economica planetaria e però su di essi Berlusconi ha preferito stare a guardare sperando di salvarsi così. Ha usato la decretazione d’urgenza per misure ordinarie espropriando le Camere.

All’attuale premier poco importa di ciò che preesisteva al suo dominio. Quindi ci cammina sopra. Non ha tempo da perdere, lui. Deve governare, lui. Così le garanzie formali e sostanziali, poste a difesa dell’interesse dei cittadini vengono tranciate di netto, col pretesto di «semplificare», di eliminare passaggi burocratici. Questi, in realtà, spesso sono contrappesi e controlli messi lì al fine di evitare scorciatoie pericolose per la democrazia.

Berlusconi diffida profondamente del Parlamento e delle sue funzioni di controllo dell’esecutivo. Ma diffida degli stessi ministri e Ministeri. Difatti, appena può, nomina commissari e supercommissari, come fece, con risultati pratici assai mediocri, nel periodo 2002-2006. Di un supercommissario si fida in particolare: del sottosegretario alla Protezione civile, Guido Bertolaso, che, come lui, coltiva un’idea sbrigativa, monocratica e «militare», del potere.

Per il post-terremoto abruzzese ci ha messo direttamente la faccia straparlando di tempi brevissimi e insieme di «new town» (salvo poi smentire sé stesso), di passaggio diretto dalle tende alle case in pochissimi mesi. Un cumulo di demagogiche sciocchezze che hanno rallentato l’approntamento di misure concrete e ben mirate. Presuntuoso e pasticcione.

Ha, di fatto, «commissariato», grazie alla remissività di Bondi (e non solo), i Beni culturali, le Soprintendenze. Ha tentato lo stesso giochino con gli enti locali, ma gli è andata male. Però ci ha provato. Idem col Piano-casa e le Regioni. Con la Lega che sta lì a guardare. Ora si appresta a varare una raffica di commissari alle grandi opere. Così pagheremo fior di stipendi ai commissari per risolvere poco o nulla. Berlusconi non vuole nessun «mediatore» fra la sua figura di supercommissario e il popolo. Così facendo, ottiene due risultati disastrosi: umilia le istituzioni democratiche e combina molto meno di un efficiente, operante governo democratico.


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