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contributo inviato da loriscosta il 1 giugno 2009
Sullo sfondo c'è sempre la vicenda Noemi e i colpi di coda che può riservare. Ancora non sappiamo se è finita qui, se la telenovela riprenderà dopo le elezioni o se Repubblica ha l'asso nella manica, se ciò sa qualcosa che noi non sappiamo e che ci dirà al momento opportuno (per l'editore? per il bene del paese?).

Diciamo che la strategia comunicativa del Cavaliere ha un pò allentato la tensione senza risolvere però i problemi suscitati dalle dieci domande a cui proprio non si vuol rispondere.

Il voto europeo è ormai alle porte. Sabato e domenica siamo chiamati a dare un parere, convinto o no che sia. A dire chi secondo noi va promosso e chi bocciato. E qui si gioca la vera partita del consenso e del futuro del Governo, sondaggi e polemiche a parte.

Noi pensiamo che siamo quattro sfide che il Governo deve temere e che l'opposizione dovrebbe sfruttare mettendo il dito nella piaga di quanto fatto, dichiarato o semplicemente presentato come realtà dell'avvenire. Con questo vote vedremo cioè se il ritornello "stiamo lavorando" che quotidianamente innonda le dichiarazioni governative è apprezzato e recepito dall'elettorato oppure se la crisi, quella vera, sta entrando nelle ossa del paese e lo porterà lontano dalle urne.

Sì, perchè il primo pericolo per l'Esecutivo e per la maggioranza che lo sostiene è proprio che la gente non vada a votare. L'astensione, in tempi normali, è un fattore neutro. Però in questa specifica circostanza sarebbe sinonimo di disinteresse e disistima verso tutto il sistema politica. E a risponderne in modo maggiore sarebbe proprio l'Esecutivo che dimostrebbe di non aver saputo incidere a sufficienza per cambiare un clima, per ridare fiducia e per avere consenso, tanto consenso, quello della gente che ne approva l'operato e lo certifica con il voto.

Il secondo banco di prova riguarda i due momenti di massima esposizione mediatica e fattiva di Berlusconi e della sua compagine di Ministri. Si tratta di Napoli e dintorni, dei rifiuti. Era la vera emergenza della Campania, del Paese. Il Governo si è scomodato riunendosi proprio a Napoli e facendo dell'emergenza rifiuto il suo primo e più forte cavallo di battaglia. Norme speciali, provvedimenti eccezionali, un impegno financo militare pur di ripulire e normalizzare una situazione decisamente fuori controllo, il letamaio che ammorbava vite, paesaggi e immagini profuse in tutto il globo terrestre. Di qui l'impegno oltre ogni misura per l'emergenza campana, un rischio forte ma a detta del Premier, un impegno mantenuto.
Alla Campania fa da pendant l'Abruzzo, dove si è verificato il terremoto che tutti ben conosciamo. Una tragedia forte, cruda, contornata da polemiche sulla prevenzione e sulla gestione ex post. Anche qui Berlusconi si è mosso in modo massiccio, con reiterate apparizioni e provvedimenti parzialemente riscritti per assicurare la rapida uscita dall'emergenze. Penso che non si contino più le visite a L'Aquila, le dichiarazioni, le promesse. L'apparizione che rimarrà sempre nella memoria è quella di un premier afflitto quanto sportivo con il maglioncino scuro a mò di lutto che ha caratterizzato la sua presenza tra gli sfollati e in tv. Un stile baldanzoso quanto operativo che però è stato duramente messo alla prova da dichiarazioni non sempre consone: dalle casette, alle new towns e in ultimo all'ipotesi crociere  per tutti. Qui si valuterà se la popolazione è disposta a credere alle promesse, se i sindaci, che si sono sentiti esautorati delle loro funzioni, convoglieranno voti e consensi a queste ipotesi di rifacimento; se in sostanza l'aver spostato il G8 e aver stabilito del tempi per il rientro alla normalità verrà giudicato credibile, praticabile e sostenibile per chi è stato più duramente colpito.
Campania e Abruzzo sono le due facce della stessa medaglia: la gente ha trovato davvero beneficio dall'azione del Governo? Qui, in queste due realtà, in sostanza si gioca un test che va oltre il dato nazionale. Se anche questo fosse positivo il dato di Napoli e L'Aquila avrebbe un peso differente, il peso assoluto dove si valuta la capacità di amministrare e dare vere risposte al bisogno. Se qui il dato fosse negativo per il Governo qualcosa si incrinerebbe comunque. Dove c'è crisi e dove c'è urgenza il Governo sarebbe sconfitto, sarebbe sconfitta la sua politica perchè giudicata inadeguata dalla gente. E il contraccolpo non potrebbe non esserci.

Il terzo punto riguarda il Nord. Quanto è forte la Lega? Quanto autonoma? Quanto potenzialmente rivendicativa sugli equilibri romani? E' una domanda aperta, ma tutto fa pensare che il consenso della Lega possa crescere. A scapito del Pdl. E da quel momento nulla sarebbe davvero sicuro per gli accordi di Governo. Probabilmente la spinta federalista verrebbe accentuata e non è da escludere un rimpasto di Governo. Se il Pdl vuole vincere al nord si passa da Bossi.

E infine la nuova spina nel fianco di Berlusconi. La Sicilia ossia la sfida di questi giorni: il quarto ostacolo. Quello che sta avvenendo il Sicilia lo abbiamo sotto gli occhi. Il Pdl sta implodendo. Ormai Lombardo non è più controllabile e lavora in proprio. Esponenti di spicco del Pdl vengono espulsi, altri (tanti altri) si autosospendono. Semba quasi una faida. Lombardo sarà il vero anti-Bossi? Ecco la sfida è tutta qui: la Sicilia è sul piatto del risultato politico ascrivibile a Berlusconi. Le anime del Pdl sono in rotta e questo determina contraccolpi forti sulla tenuta del Governo centrale.

Conclusioni? Questo voto europeo è molto più importante di quanto si pensi e ha sfumature davvero imprevedibili. Vedremo lunedì prossimo cosa davvero ci aspetta. Però queste sembrano le sfide più vere per gli assetti di potere. Quelli che possono davvero far tremare la leadership del Cavaliere.
TAG:  GOVERNO  ELEZIONI  SFIDE  VOTO EUROPEO 

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loriscosta
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