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contributo inviato da loriscosta il 1 giugno 2009
La dico tutta. Per qualche anno ho letto Repubblica, poi ho smesso. Ora la prendo solo quando c'è qualcosa di davvero interessante. Il caso Noemi per esempio. La compro anche perchè mi dicevano da bambino che la buona stampa si finanzia leggendola (e, per la felicità degli editori, pagandola).

Mi sono staccato da Repubblica perchè ero stufo del sermone domenicale di Scalfari, perchè mi dava tristezza il modo di scrivere di Giorgio Bocca, perchè lo stile sempre anti non fa per me. Però ammetto che la qualità degli interenti, delle inchieste di tanti collaboratori e le analisi di Diamanti mi sono sempre piaciuti.

Diciamo che queste sono le mie impressioni, alcune sensazioni che nel tempo mi hanno portato a confrontare cosa scrive Repubblica e alcune interessanti smentite che fa Camillo. Il discorso sarebbe lungo e ci porterebbe lontano ma qui dobbiamo distinguere due cose: i fatti e le opinioni. Ecco, quando si parla di fatti io trovo che Repubblica non giochi sporco. Diciamo pure così: Repubblica è il secondo quotidiano in Italia per tiratura e diffusione. Questo di per sè lo rende credibile e autorevole. Ovviamente non è il verbo, non è infallibile e sicuramente l'editore fa la sua parte nel dire quale impostazione "ideologica" deve dare. Insomma c'è la linea che il giornale esprime.

Repubblica torna adesso alla ribalta per il caso Noemi. Repubblica e in senso lato L'Espresso che sono figli di uno stesso padre, stessa linea, stesso editore.

In sè e per sè Repubblica non ha fatto cose straordinarie. Ha fatto la stampa, ha fatto domande, sentito persone, chiesto, trovato, raschiato, detto e commentato.

Da 3 giorni è partita una contoffensiva da parte di chi è fatto oggetto di domande e sospetti. Domande e sospetti legittimi; domande e spospetti che nascono spontanei perchè da tempo ci sono voci, sussurri, indiscrezioni. Certo, Repubblica li alimenta. E perchè non dovrebbe? E' la stampa, il suo mestiere, il cane da guardia del potere. Sbaglia Repubblica? No, nel chiedere, indagare, cercare, scavare e muovere le acque fa bene, benissimo.

Dove sta il problema? Sta appunto nella controffensiva. Così Il Giornale (e si badi bene: quel giornale che è della persona su cui si fanno inchieste) si agita e cerca la notizia a tutti i costi, anche quando la notizia non c'è. Ma c'è di più. Anche Libero cerca la notizia (e che notizia, la relazione della Signora Lario). Ma siccome anche al Corriere della Sera vogliono vederci chiaro finisce che si scava e si scava.

Ci pensate? In origine fu Noemi. E ora è tornata la stampa.

TAG:  STAMPA  REPUBBLICA  L'ESPRESSO  NOEMI  INCHIESTE 

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loriscosta
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