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contributo inviato da circolopdpcm il 29 maggio 2009

1 Premessa:

Luis Borges si chiedeva:

 

Perché ci attrae la fine delle cose? Perché più nessuno canta l'aurora e non v'é chi non canti l'occaso? Perché ci attrae più la caduta di Troia che le vicissitudini degli Achei? Perché istintivamente pensiamo alla sconfitta di Waterloo e non alla vittoria? Perché la morte possiede una dignità che la nascita non possiede? Perché la tragedia gode di un rispetto che la commedia non ottiene? Perché sentiamo che il lieto fine è sempre fittizio?

 

E’ in questo clima, o meglio, in tale habitus mentale che molti di noi si costruiscono l’idea dell’emergenza, della catastrofe incombente e della risposta repentina.

 

Spesso chi si trova a pensare la “Protezione Civile” non può evitare di formulare un pensiero meccanico, di causa effetto: PC è uguale emergenza.


Un assioma che tanto scontato non è e vediamone il perché analizzando l’evoluzione della concezione di protezione civile (di seguito PC) che si è avuta in Italia dai primi del 900 ad oggi.


Un’ analisi storico-politica di detto pensiero e delle conseguenze che la sua applicazione ha prodotto (o avrebbe potuto produrre) nel nostro territorio, ci consente anche di esprimere un pensiero moderno di PC, intriso di quei valori che ci contraddistinguono dalla destra e dai suoi satelliti. Valori quali: solidarietà, partecipazione, autoprotezione, sussidiarietà, armonia, dialogo.

 

Anticipando e sintetizzando quanto desideriamo rendere noto attraverso il blog (con puntate sull'argomento e con l'obiettivo di sollecitare un dibattito aperto a tutti) possiamo dire che in Italia il ciclo di lavoro della PC dall’unità d’Italia ad oggi, si è evoluto passando progressivamente da un’impostazione di tipo sequenziale (di seguito denominata metodo della linea) che basandosi sull’approccio meccanicistico di causa–effetto considera soltanto le azioni di intervento all’atto dell’evento conclamato, ad una impostazione di tipo circolare (di seguito denominata metodo del cerchio) che introduce e implementa le fasi di previsione, prevenzione e preparazione per la mitigazione del danno, integrandole con le fasi di soccorso, superamento, ricostruzione e ripristino della normalità.


Il primo approccio, di tipo verticistico, vede un cittadino ed un territorio passivi e uno Stato che, ad evento accaduto, si cala sul territorio con poteri straordinari, senza ricercare più di tanto il contatto con il territorio stesso.

In quest’approccio emerge (anzi predomina) solo la figura autoritaria del commissario delegato. In quest’ottica le attività di previsione e prevenzione vengono svolte altrove, sparse nelle molteplici sedi preposte al governo del territorio o alla ricerca, e sono totalmente scollegate dalle attività di emergenza. Per queste ultime si considera solo la fase di intervento, senza organizzare il soccorso a priori.

 

La seconda impostazione, al contrario, vede un cittadino ed un territorio attivi, che si autoproteggono e si autodifendono, e solo quando non riescono nei loro intenti, in virtù del principio di sussidiarietà, chiedono aiuto alle altre componenti pubbliche di livello via via più alto a seconda dell’intensità dell’evento stesso. Questo metodo integra tutte le attività di PC (previsione, prevenzione, soccorso, superamento dell’emergenza) e prevede che esse vengano svolte ai vari livelli secondo i principi della progettazione e gestione partecipata. Non c’è quindi una figura che emerge, ma un “coro” di partecipanti. Il coro sarà tanto più intonato quanto più l’integrazione tra i soggetti sarà spinta e coordinata. E’ quindi un approccio di tipo sistemico, che adotta un modello distribuito basato sul principio della sussidiarietà e implica processi multi - attore e multi – obiettivo.

 

Di seguito, attraverso puntate successive, sarà descritto come il ciclo di lavoro della PC si è evoluto nel tempo attraverso le due metodologie, in un percorso che noi abbiamo definito “dalla linea al cerchio”: dal 1919 la linea si curva via via fino a chiudersi in un cerchio (Legge 225/92) per poi spezzarsi di nuovo (legge 401/01) tornando ad essere linea.


....alla prossima puntata ....

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