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contributo inviato da ggavioli il 28 maggio 2009
I soggetti senza partita IVA hanno certamente l'opzione più semplice, a pari stimolo ad innovare, nella "carbon tax senza inflazione".

I soggetti economici inquadrabili in specifici settori merceologici possono però evitare di consegnare denaro all'erario e, per averlo indietro, richiedere alla pubblica amministrazione di essere assegnati (con contenziosi e sotterfugi) a raggruppamenti merceologici con il massimo Uso medio di Carbonio Fossile "USCm".

Ai soggetti economici si propone infatti l'opzione "concorrenza energetica palese", che prevede che gli aderenti a consorzi volontari di soli soggetti concorrenti, sotto la vigilanza dell'Autorità per l'Energia, siano esenti dalla CT e relativo rimborso, purché i consorzi siano aperti a tutti i concorrenti noti e censiscano gli aderenti per:
Carbonio fossile Usato = CU tCO2/anno
(carbonio fossile nei vettori energetici forniti, o standard presente negli acquistati)
Livello annuale d'Attività = LA/anno
(LA =EF=Energia fornita TWh, o LA=VA=Valore Aggiunto prodotto M€)
Sono obbligatori solo quattro consorzi di fornitori d'energia: energia elettrica, combustibili solidi, liquidi e gassosi.
In ogni consorzio, ogni anno sono definiti:
Scu=SommatoriaCU;    Sla=SommatoriaLA;     USCm=Scu/Sla
Ogni consorzio tra concorrenti noti, disponendo di dati certi dei singoli consorziati, assegna ad essi direttamente solo i conguagli della carbon tax:  CG = (USCm-USC)*LA*CT/2 M€/a

Si definisce dUSC la differenza media tra USC dei soggetti con USC > USCm ed USCm.
Il totale dei conguagli a carico dei soggetti con USC>USCm (detto Motore della Concorrenza Energetica) è: MCE = Sla*dUSC*CT/2 = dUSC/USCm *Scu*CT/2
Attualmente in Italia negli ambiti di concorrenti noti si ha in media circa dUSC/USCm = 0,1.
Così, con i consorzi tra concorrenti noti, il prelievo totale è circa un decimo della carbon tax a parità di stimolo e non passa dalle casse dello stato, ma và direttamente dai gestori d'energia meno efficienti a quelli più efficienti in diretta concorrenza coi primi.

Anche vantaggi e svantaggi competitivi rispetto a concorrenti noti sono più visibili ed il consorzio (si presume collegato a specifica associazione imprenditoriale) può diffondere la conoscenza delle tecnologie più efficaci nel ridurre dUSC e USCm e più adattate alle problematiche tipiche di quell'ambito di concorrenti noti.

Raccogliendo dalle principali opzioni di politica energetica le versioni meno U.C.A.S. e che meno demandano alla Pubblica Amministrazione le decisioni sulle tecnologie da utilizzare, è possibile confezionare una sequenza di deliberazioni di pubblica utilità trasparenti e semplici da attuare.
Tale corpo organico di norme ed opzioni configura la Politica Energetica ottimale per la comunità sociale e territoriale nel cui interesse è definita.

Particolarmente significativa è la capacità di tale politica di raggiungere il suo scopo (la riduzione programmata dell'emissione di CO2 dal territorio) distorcendo il meno possibile la libera concorrenza dei mercati.
Altro vantaggio è che non si modifica il carico fiscale complessivo di nessun gruppo di concorrenti e quindi nemmeno per l'insieme dei soggetti economici del territorio di competenza.
Posto che l'uso di tecnologie a basso uso di carbonio non è penalizzante in termini d'economia globale, quando però, come in Italia, le fonti energetiche fossili sono principalmente (87 %) acquistate all'estero, si ha anche l'ovvio vantaggio di sostituire acquisti all'estero con acquisti all'interno del territorio di competenza.
Ed il PIL cresce.

Peraltro si tratta di una politica che può essere adottata, in regime di libera concorrenza, anche solo a livello locale e/o in singoli ambiti di concorrenti, ma che deve essere confermata per almeno 30 anni.
TAG:  PIL  CARBON TAX  IVA  CONCORRENZA  LOCALE  SETTORI MERCEOLOGICI 

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