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contributo inviato da ggavioli il 28 maggio 2009
Sussidi od obblighi
In alternativa all'adozione della carbon tax (invero finora inadeguata e non corretta contro l'inflazione) in Italia è attualmente in corso una "politica di incentivi" per l'adozione di determinate tecnologie per produrre energia con un minor uso di carbonio fossile, o per utilizzare l'energia con maggior efficienza.
Apparentemente tale politica è poco costosa, in quanto dovrebbe avviare l'uso di tali tecnologie (in parte già convenienti, altre economicamente neutre, alcune peraltro antieconomiche), che dovrebbero entrare nella buona pratica progettuale dopo esser state riconosciute convenienti, oppure dovrebbero diventare obbligatorie per legge.
In verità la scelta degli incentivi, attingendo fondi dalla fiscalità, o da tutte le utenze di taluni vettori energetici, penalizza tutti i soggetti nel territorio e non solo i soggetti meno efficienti. Induce pertanto inflazione.

Inoltre, per applicare tali incentivi occorre certificare che la tecnologia applicata sia effettivamente corrispondente a quella promossa e sia mantenuta in funzione senza manomissioni per tutto il periodo dell'incentivazione (Lo stesso se si impongono talune tecnologie).
Occorre quindi che il certificato sia firmato da tecnico indipendente abilitato e possono essere necessarie ripetute ispezioni tecniche da parte dell'ente che paga gli incentivi, o che deve controllare l'adeguamento alle norme.
Ciò causa maggiori costi per chi investe in una tecnologia "economicamente neutra", quindi costi non necessari a carico della collettività; raddoppiati per i controlli.
È usuale un costo del 10 % dell'investimento per consulenza e certificazione. Altrettanto costano i controlli burocratici per tutto il tempo di incentivazione, o di obbligo normativo.
Il costo d'ammortamento degli interventi per ridurre del 10 % l'emissione attuale di gas serra in Italia è circa 192*0,5*0,1=9,6 G€/a. Così, solo per certificare e controllare la riduzione del 10 % dell'emissione attuale il costo sarebbe 1,92 G€/a.

Il fatto più grave è però che l'elenco delle tecnologie incentivate non può raccogliere tutte le tecnologie effettivamente disponibili, né neutre, né attualmente già convenienti per tutti i singoli soggetti decisori.
In definitiva si configura un dirigismo tecnologico da parte della Pubblica Amministrazione, distorsivo del libero mercato e che impedirà sostanzialmente che la necessaria riduzione dell'emissione tendenziale abbia il costo macroeconomico più basso possibile.
Del resto il tentativo della Pubblica Amministrazione di determinare puntualmente tutte le possibili tecnologie da incentivare sta trasformando il sistema di incentivi in un bell'esempio di "Ufficio Complicazione Affari Semplici", con i suoi sprechi di risorse (umane, ma anche economiche) e con probabili truffe. Confrontare i decreti attuativi degli incentivi con la successiva descrizione della "carbon tax senza inflazione" è davvero illuminante.

Le tasse sull'uso dell'energia
L'armonizzazione europea delle accise sui prodotti energetici e sull'uso strettamente energetico di vari prodotti disponibili anche non di fonte fossile, nell'ambito di qualunque produzione di beni e servizi offerti al mercato crea effettivamente un disincentivo generale all'utilizzo non efficiente dell'energia ed è destinata a rendere preferibili altri fattori di produzione (risorse umane, investimenti, territorio, risorse rinnovabili.....).
Tuttavia l'attuale utilizzo di vari livelli di esenzioni e riduzioni sulle accise, allontana molto dagli obbiettivi generali, specialmente esentando particolari tipi di consumo ed i maggiori consumatori, assoluti, o per M€ di Valore Aggiunto.
Così le accise diventano un altro esempio di "Ufficio Complicazione Affari Semplici".

La carbon tax senza inflazione
Se, in ogni gruppo di soggetti strettamente concorrenti, ad ogni soggetto è rimborsato l'importo di carbon tax corrispondente al valore aggiunto che lui produce ed all'intensità carbonica media del gruppo (USCm), per il gruppo risulta ovviamente nullo il saldo della carbon tax e per gli acquirenti non può crescere, ma solo diminuire il prezzo medio di vendita del prodotto su cui si gioca la concorrenza tra i soggetti economici componenti il gruppo.
Infatti i soggetti che hanno un'intensità carbonica (USC) minore della media hanno un effettivo vantaggio in bilancio annuale Dva(CT) = (USCm-USC)*VA*CT/2 €/a e possono usarlo, riducendo il prezzo d'offerta agli acquirenti, per aumentare la propria quota di mercato.
Viceversa i soggetti con USC>USCm hanno il bilancio di CT negativo, ma non possono aumentare il prezzo d'offerta senza ridurre la propria quota di mercato.
Per contenere la perdita di quote di mercato devono quindi adottare tecnologie più efficienti, come quelle già usate dai loro concorrenti.

Non è possibile suddividere per decreto i soggetti economici in gruppi omogenei di veri concorrenti, anche perché le statistiche nazionali si riferiscono ora solo ad una quindicina di settori produttivi di cui si conosce statisticamente la quantità media di energia elettrica e di combustibili usata per M€ di valore aggiunto prodotto.
Se però la P.A. divide i soggetti economici in cinquanta gruppi statistici significativi di fornitori ed utilizzatori di vettori energetici, rimborsando ai singoli USCm*VA*CT/2 con valori aggiornati di USCm dei gruppi, si stimolano i soggetti decisori dell'uso del carbonio fossile a fare investimenti mirati (anche se ora, con  CT=0, risultano per loro "economicamente neutri") circa per:
CT*0,5G*0,1/0,15  = 67 G€ (per CT=200 €/tCO2).

Anche i consumatori, acquistando energia sul mercato, pagano la carbon tax. Però ogni anno sarebbe loro rimborsata la carbon tax corrispondente alla media dei loro acquisti d'energia.
Per il 2006:   2,57*(persone a carico +1)*CT/2 = (P+1)*257 €/a (per CT=200 €/tCO2).

Grande vantaggio della "CT senza inflazione" è che basta certificare a quale dei 50 gruppi statistici appartiene l'attività di un soggetto economico utilizzatore d'energia e conoscere il Valore Aggiunto che produce.
Mentre per riceve il rimborso come consumatore (non certificato appartenente ad uno dei 50 gruppi statistici), basta certificare le persone a carico del dichiarante.

TAG:  INCENTIVI  CERTIFICAZIONE  NORMATIVA  FISCALITÀ  PARAFISCALITÀ 

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