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contributo inviato da stefano menichini il 26 maggio 2009
Lo scontro politico non sappiamo dove porterà, ma Casoria ha già causato un ciclone nel mondo dell’informazione. Epicentro del terremoto, la Repubblica, giornale-partito per eccellenza: fino a poche settimane fa dato in crisi di vendite e di credibilità, grazie a Noemi il giornale di Ezio Mauro è tornato al centro della scena. Da quel che se ne sa, i risultati sono arrivati subito anche in termini di copie vendute, con aumenti nell’ordine di decine di migliaia di unità. Di questi tempi, coi gruppi editoriali in procinto di disfarsi di un 25 per cento di organico, non è una piccola cosa.
Il successo della campagna ha due o tre conseguenze. La prima è politica: Repubblica torna a imporsi come il vero partito-leader del centrosinistra. Quello di Mauro e De Benedetti con il Cavaliere è un vero corpo-a-corpo, a partire dalla notizia del divorzio di Veronica Lario. Ma se il Pd aveva avuto esitazioni nei mesi scorsi a seguire Repubblica sulla linea riassunta da un famoso editoriale del vicedirettore Massimo Giannini (il berlusconismo nuovo fascismo), le bugie di palazzo Grazioli hanno travolto le perplessità.
Rispetto ai primissimi giorni della campagna giornalistica, il successo di vendite e la straordinaria attenzione internazionale hanno spostato anche la la concorrenza. Era sintomatico il Corriere della Sera di ieri: via Solferino non vuole competere con largo Fochetti nella caccia alla famiglia Letizia, ma in definitiva deve seguire e infine avallare il lavoro della concorrenza. Se Berlusconi, subito dopo la notizia del divorzio, aveva sperato di cavarsela con le omissive interviste a de Bortoli e a Mario Calabresi della Stampa, aveva fatto male i calcoli.
Infine, la stampa di destra. Libero ma soprattutto il Giornale sono stati per anni il luogo deputato delle inchieste scandalistiche sui politici, dalle vicende giudiziarie poi finite in niente (Mitrokhin, Telekom Serbia) all’epopea del portavoce di Prodi, senza dimenticare le case di D’Alema, le scarpe di D’Alema, la barca di D’Alema.
Ora, a parti rovesciate, il Giornale appare sconvolto. Furiosi i commenti del direttore Giordano, fantastico ieri un editoriale dell’ex direttore dell’Unità Caldarola scandalizzato dalla deriva del Pd e memore di aver sempre trovato odiosi i gossip e gli attacchi ai politici di sinistra (fatti proprio dal giornale sul quale scrive, ma lui non lo precisa...). Del resto il direttore simbolo di quel tipo di giornalismo, Maurizio Belpietro oggi a Panorama, sostiene ora che Berlusconi non deve rispondere alle domande di Repubblica «che sono solo una provocazione politica».
Quando doveva difendere lo scoop delle foto di Sircana, in più occasioni e pubblicamente Belpietro rivendicò il dovere dei giornalisti di «pubblicare ogni notizia», aggiungendo che l’avrebbe fatto su Berlusconi se ne avesse avuto l’occasione. Quanto a doppia morale, i comunisti erano mammolette di fronte a questi campioni del diritto di cronaca.

(da Europa)
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