.
contributo inviato da loriscosta il 23 maggio 2009
Poteva forse pensare la signora Lario che non finisse così? Se una colpa le va imputata è quella di aver sperato, in questi anni, di poter cambiare l'uomo che le stava "accanto".

Per il resto ci ha pensato la realtà a cancellare ogni impressione che la fantasia stesse divagando spingendosi troppo avanti. Ma questa storia, proprio grazie a lei, signora Lario, ha un indubbio valore pubblico.

Badate che nessun ritornello ("sono ben altri i problemi -del Paese - di cui occuparsi") è solo un modo per distrarsi rispetto a questa incresciosa vicenda che getta un'ombra non sull'uomo che guida un'istituzione ma sull'istituzione e sullo Stato.

Anzitutto c'è chiedersi se un uomo politico posso essere al centro di queste polemiche, innescate appunto dalla moglie, e pensare che tutto sia come prima. La risposta ovviamente è che non è tutto come prima perchè nelle istituzioni e nello Stato c'è la riserva ultima di credibilità su cui fare affidamento in ogni momento, a cui guardare per trovare un senso all'identità del Paese e indidividuale di persone che condividono un destino.

C'è quindi l'dea che si debba essere esempi di condotta: qui appare inscindibile il privato da pubblico, dove ogni fatto che dal primo passi al secondo deve poter trovare un senso, essere chiaro e giustificabile. Senza scadere nelle menzogne, nei non ricordo, non so, non è rilevante. La figura di un politico, di uno statista a maggior ragione, si valuta anche da questo.

Certo poi ci sono gli interessi e le priorità a cui la politica e le istituzioni devono dare risposte ma la differenza non è irrilevante. Forse gli affari si sono coagulati ad un livello tale da creare una cappa solida e imperforabile ammantata da perbenismo acido e suscettibile a chi mette in discussione l'esistente, figlio sicuramente della mancanza di alternative ma sintomatico di un degrado più generale a cui stiamo assistendo. La carica ricoperta non è un pass che rende immuni da ogni giudizio e da ogni dovere. E' una condizione di servizio, temporanea e da interpretare con la giusta sobrietà. Non basterebbe, per esempio, dire che i tempi di De Gasperi erano altri tempi. Noi siamo figli di quei tempi, di quella storia. E se siamo quel che siamo oggi lo dobbiamo anche ai sacrifici con cui si credette nell'idea di Stato e nel suo valore fondante.

Altrimenti, e qui è il punto, è inutile richiamarsi a quella figura, dirsene eredi e stravolgere il senso di quell'impegno. Sarebbe fare torto alla storia e alla serietà di ha dato impegno ed energie per un Paese migliore, che guardasse a testa alta al contesto europeo.

Altrimenti è inutile professarsi cristiani, portatori di valori precisi e irrinunciabili, che informano tutta l'attività di un uomo, nel privato e nel pubblico. Anche qui non si può mentire, cambiare versioni a seconda del proprio comodo. Si è esempi di altri portatori di fede e come tali testimoni di un credo che da senso alla propria esperienza nel quotidiano.

Credo tutto questo basti a far comprendere come pensare che rimuovere il problema ed andare oltre gli affari privati, portati in pubblico da vicende familiari tristi, sia illusorio quanto manicheo.
TAG:  VERONICA LARIO  DIVORZIO  MINORENNI  STATISTA  VERITÀ  BUGIE  MORALE  DE GASPERI 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
commento di vecchio vascello inviato il 24 maggio 2009
Eppure, ad Anno Zero, fu la moglie di Rutelli ad affermare che era degli problemi del paese di cui ci si doveva occupare e non degli affari privati del premier. Valli a capire questi politici. In certi momenti pare che siano tutti solidali. Forse perchè hanno tutti qualcosa qualcosa da nascondere o di cui farsi perdonare?
informazioni sull'autore
loriscosta
Albese con Cassano
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
17 settembre 2008
attivita' nel PDnetwork