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contributo inviato da rudyfc il 20 maggio 2009

Londra: il presidente della Camera dei Comuni si dimette a seguito dello scandalo suscitato da una inchiesta giornalistica del Daily Telegraph, che rivela come i parlamentari britannici abusino dei rimborsi spese loro assegnati. Nessun provvedimento giudiziario (almeno finora), ma una chiara assunzione di responsabilità politica da parte di chi presiede l'organismo sotto accusa.

Milano: i giudici di primo grado depositano la sentenza che ha stabilito la condanna per l'avvocato inglese David Mills. Egli avrebbe ricevuto (la certezza si potrà avere solo dopo i tre gradi di giudizio) 600mila dollari, considerati come «una sorta di remunerazione per la condotta mantenuta in favore di Silvio Berlusconi nel corso dei processi italiani». Detto in soldoni, l'attuale presidente del consiglio all'epoca dei fatti (1999) avrebbe sostanzialmente pagato Mills per fornire falsa testimonianza in uno dei processi a suo carico. Berlusconi non è al momento processabile perché una legge approvata pochissimo tempo dopo l'insediamento dell'attuale governo (il cosiddetto "lodo Alfano") blocca i procedimenti giudiziari a carico delle cinque più alte cariche dello stato (di cui solo una, Berlusconi appunto, ne beneficia). Una legge approvata dalla maggioranza di centrodestra impedisce quindi che venga attribuita a Berlusconi qualsiasi responsabilità pensale, almeno per ora. Lo stesso premier, inoltre, rigetta qualsiasi accusa, nonostante la responsabilità che gli viene imputata in maniera indiretta dai giudici milanesi, non assumendosi quindi neppure la responsabilità politica dei suoi atti (peraltro, ancora pienamente da accertare).

Modica: il deputato dell'Udc Giuseppe Drago è condannato in maniera definitiva dalla Corte di cassazione per essersi appropriato senza fare rendiconti dei fondi riservati della presidenza della regione Sicilia, quando occupava quella carica. Attenzione: non un'indagine o una sentenza di primo grado. Una sentenza definitiva, cioè, secondo la legge italiana, questa è la Verità. Drago non deve andare in prigione (la pena di tre anni è stata condonata), ma deve assolvere a una pena accessoria: l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Cioè, si deve dimettere da deputato e non potrà più occupare alcun incarico elettivo. Deve semplicemente interrompere qui la sua carriera politica. Eppure, non vuole farlo e minaccia di ricorrere alla Corte di giustizia europea pur di non scollarsi dalla poltrona.

Tre casi, tutti di questi giorni, che dimostrano come l'Italia sia l'unico paese dell'Occidente democratico in cui la responsabilità politica risulta slegata da quella penale: se mi eleggono, nessuno mi può toccare. Dovrebbe essere vero il contrario invece: per essere eletto, devo dimostrare di esserne degno. Non a caso, il termine latino "candidatus" deriva proprio da "candida", com'era la toga (bianca) con la quale chi aspirava a cariche pubbliche si presentava, a dimostrazione della propria purezza.

Per la legge italiana, ciascuno è innocente fino a una condanna passata in giudicato. Com'è quella di Drago. Tra l'errore dei giustizialisti, che si sostituiscono ai magistrati con "condanne" immediate non supportate da prove, e quello di chi vuole restare impunito, che fugge dalle conseguenze delle proprie azioni, c'è la giustizia, che è un pilastro fondamentale della democrazia. E che va rispettata.

Questo per quanto riguarda i singoli individui. Poi si può anche parlare dei partiti e di una legge elettorale (quella delle politiche, non delle europee) che impedisce ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti, oltre che i simboli.
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