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contributo inviato da valeriopieroni il 19 maggio 2009
Una recente manifestazione a Roma contro le coppie di fatto (Ansa)Grazie all’amico blogger Stratex, sono venuto a conoscenza di questa notizia che mi era sfuggita: il Tribunale di Venezia ha investito la Corte Costituzionale affinchè introduca il matrimonio gay nel nostro ordinamento, chiedendo la cancellazione di tutti quegli articoli del codice civile che non consentono, nello spirito e nella lettura della nostra Costituzione, il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Insomma, siamo di fronte all'ennesimo tentativo di far introdurre surrettiziamente nel nostro ordinamento nuovi istituti, scavalcando e mettendo davanti al fatto compiuto il Parlamento che, in uno Stato democratico, è la sede della sovranità popolare.

Comunque - tralasciando questo problema - mi chiedo se il riconoscimento delle unioni gay, equiparandole alle altre coppie, vale a promuoverne il loro bene materiale e spirituale in seno alla comunità. Mi spiego meglio: dopo che potranno formalizzare la loro unione davanti allo Stato, ciò servirà a farli più persone di quanto non lo siano già?

Io personalmente penso proprio di no. E a ciò si aggiungano i danni ulteriori che questa dissennata corsa ad impliare la sfera dei diritti degli individui a favore di soggetti per cui l'istituto in questione non è stato creato comporterà a scapito dei doveri che incombono su tutte le coppie sposate con figli.

Infatti nessuno vieta a due uomini o a due donne di convivere, ma questi non potranno mai - per evidenti ragioni naturali - essere una famiglia.

Altresì, un principio da tenere sempre presente quando si parla di “diritti” per le coppie di fatto è quello di uguaglianza: se da un lato una coppia etero e una coppia gay sono realtà simili, dall’altro non si può affermare che sono equiparabili, vista l’evidente impossibilità per i secondi di generare figli. Quindi non possono ottenere un identico trattamento giuridico. D’altronde, l’art. 3 viene violato non solo quando si discrimina, ma anche quando si equiparano indebitamente situazioni che di fatto hanno delle diverse “finalità”.

E’ per tutte queste ragioni che sarò contrario ad una eventuale pronuncia in questa direzione della Corte Costituzionale. Va bene riconoscere certe tutele, ma estendere addirittura l'intero istituto matrimoniale a favore di altri soggetti, costituirà inevitabilmente una lesione alla famiglia, intesa come struttura fondamentale della nostra società, e contribuirà inevitabilmente a destabilizzarla, violandone la specificità e il suo ruolo sociale UNICO.
TAG:  FAMIGLIA  PARLAMENTO  CORTE COSTITUZIONALE  MATRIMONIO GAY  UGUAGLIANZA  RUOLO SOCIALE  ART. 3  EQUIPARAZIONE  TRIBUNALE VENEZIA 

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