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contributo inviato da stefano menichini il 16 maggio 2009
Avevo salutato qui con sincera soddisfazione la nomina di Ferruccio de Bortoli alla direzione del Corriere. Non voglio cambiare idea, non così presto. Proprio perché mi sembrava una scelta ottima, non posso però tacere le perplessità che questo avvio di gestione suscita.
S'è già molto scritto e detto sulla timidezza che de Bortoli ha mostrato quando è esploso il caso del divorzio di Berlusconi. Se pensava che fosse tutta una bufala montata dai concorrenti di Repubblica, poteva dirlo esplicitamente. Sia l'intervista a Berlusconi sul Corriere medesimo (il cui senso era: coraggio rimettetevi insieme) che l'apparizione a Porta a Porta (scena muta) non hanno caratterizzato de Bortoli come quel giornalista gentile ma curioso e inflessibile che abbiamo conosciuto.

Ora però viene qualcos'altro, sul fronte decisivo della crisi economica, dell'informazione sulla crisi economica, e dello sprone e del controllo che va esercitato sul governo. Qui, francamente, l'intervista di oggi a Tremonti è abbastanza discutibile. Con tutta l'amicizia e la stima, è anzi molto discutibile.
Al superiministro dell'economia viene concessa una pagina per spiegare che i governi – e lui in particolare – hanno praticamente debellato la recessione, e per attaccare a fondo il comportamento dell'opposizione del Pd e del sindacato. Non credo che chi intervista debba ingaggiare conflitti con l'intervistato oppure metterlo in difficoltà a ogni costo. Le domande però vanno poste. E oggi con Tremonti è più esigente il Foglio di Ferrara che il pool di intervistatori di de Bortoli (per quel che ne so: il direttore medesimo, i suoi vice, il capo dell'economia e il vice-capo dell'economia).
Niente gli chiedono per sapere quali saranno le conseguenze concrete per il paese del crollo del Pil del 5,9 per cento. Niente sulla sua Finanziaria, che si basava su una previsione del tutto diversa. Niente sulla disoccupazione galoppante. Niente su Alitalia e Malpensa (di cui pure, per ragioni di territorio, al Corriere tocca occuparsi parecchio). Niente sulla farsa dell'Expò a MIlano. Niente sui fondi per il terremoto e sullo scontro clamoroso con Berlusconi (del quale il Corriere, nonostante tutte le fonti anche interne alla maggioranza confermassero, non s'è mai voluto occupare). E quando, a proposito dell'immigrazione, Tremonti si fa vanto di aver dato lui la spinta originaria alla legge testè superata, cioè la Bossi-Fini, nessuno gli fa presente che è una legge unanimemente considerata un fallimento, a cominciare dal medesimo Fini.

Non so che dire e che pensare. È chiaro – da tempo, già con Mieli direttore – che il Corriere parteggia molto per Tremonti contro i molti che nel centrodestra vorrebbero disfarsene. In via Solferino pensano che lui sia l'unico argine allo sfondamento della finanza pubblica. La dicessero così, allora, perché elevare altarini senza spiegare le contraddizioni non è un gran servizio ai lettori. Ed è l'opposto delle cose molto belle che lo stesso de Bortoli prometteva nel discorso rivolto ai giornalisti al momento del proprio insediamento.
A meno che il problema non sia proprio lì, nell'insediamento. Nella necessità cioè che de Bortoli avverte (anche per ragioni di copie da recuperare al Nord) di recuperare su quell'immagine di direttore scelto senza l'intromissione di Berlusconi, e anzi contro il suo parere.
Spero proprio che questo vulnus d'origine non sia considerato tale anche da de Bortoli medesimo. Non lo credo: a me, di lui, è la cosa che continua a piacere di più, e a lasciarmi un po' di speranza.
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commenti a questo articolo 0
commento di francesco59 inviato il 17 maggio 2009
berlusconi non ha bisogno di censurare la stampa.....si modera da sola
commento di Enzo1950 inviato il 17 maggio 2009
Che tristezza dover rinunciare a leggere un giornale che, per me che vivo a Milano, è più di un'istituzione, è un pezzo di vita che se ne và.
commento di partigiano49 inviato il 17 maggio 2009
Mi sembra ovvio, De Bortoli è già stato cacciato anni fa dal Corriere su richiesa di Berlusconi,poi è andato al Sole 24 Ore, questa volta potrebbe non andare da nessuna parte, uomo avvisato......
Persona a modo ma anche lui "tiene famiglia"
commento di frapem inviato il 16 maggio 2009
Tu non hai capito, caro amico, che questi singiri da de bortoli a vespa passando, per flòris preferiscono, quando non sono apertamente schierati con lui, tenersi buono il Cavaliere, almeno fino a quando il "centro sinistra destra" non metta in piedi un'altra armata brancaleone capace di sostituire il cavaliere. Questi signori e come loro tanti altri che hanno posizioni di prestigio e stipendi da nababbi hanno interesse a che tutto cambi perchè nulla cambi. hanno interesse a tenere in piedi il sistema. se il cavaliere dovesse, ma non ne è capace, fare davvero l'americano e il liberale, cioè riformare il paese...combattere le corporazioni delle professioni, compresi i giornalisti, allora sì che lo farebbero a pezzettini. Ma ora è troppo pericoloso sfiduciare il cavaliere potrebbe veramente succedergli una dittatura. L'opposizione è divisa, la sinistra è a pezzi, il PD sull'orlo del fallimento...
commento di paola71 inviato il 16 maggio 2009
Che De Bortoli stia cedendo alla potenza mediatica del Cavaliere?
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