.
contributo inviato da team_realacci il 14 maggio 2009
La più intransigente è il presidente della regione Piemonte, Mercedes Bresso, che annuncia il conflitto costituzionale, ipotizzando "ogni possibile strada per opporci". Ma la maggior parte degli amministratori regionali, anche di centrodestra, si era già espresso in modo contrario alla eventualità di costruire nella propria regione una centrale nucleare. Un 'no' ribadito a poche ore dall'approvazione del ddl Sviluppo. E a tutti replica il ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, definendo incomprensibili le obiezioni, e annunciando una conferenza Stato-regioni, la prossima settimana dedicata proprio al tema del nucleare.

"Già il testo del ddl licenziato dal Senato - sottolinea Fitto - prevede ampie garanzie che ogni decisione non sarà unilaterale ma concertata. L' art. 14 dice chiaramente che il governo adotterà i decreti legislativi recanti la disciplina della localizzazione previa acquisizione del parere della Conferenza unificata e, successivamente delle Commissioni parlamentari competenti". "Una decisione come questa - ha detto Bresso - dimostra che questo governo è il meno federalista della storia, con buona pace della Lega: invece di decidere insieme alle regioni, si impone o ne scavalca le competenze, senza curarsi di nulla. Mi opporrei, in ogni modo: ci provino e io appena scopro che area hanno scelto ci metto un vincolo agricolo o quant'altro, poi vediamo chi la spunta".

Un secco "no" è arrivato anche dalla Regione Puglia: "Siamo pronti a non accogliere il nucleare ma a costruire una ribellione popolare nei confronti di una ipotesi che è semplicemente offensiva e demenziale". Sono le parole del presidente, Nichi Vendola. L'assessore per la difesa dell'ambiente della Regione Sardegna, Emilio Simeone, è contrario ai depositi di scorie nucleari e precisa che "se si dice 'aspettiamo di capire', è evidente che non ci si sta dichiarando per il sì". Più netto il presidente dell'Assemblea legislativa sarda, nonché vice coordinatore regionale del Pdl, Claudia Lombardo: "Nessuna centrale nucleare sorgerà in Sardegna. Basta con le strumentalizzazioni politiche".

Anche il presidente della regione Toscana Claudio Martini, ha ribadito il no al nucleare per andare nella direzione delle energie rinnovabili e di ridurre la dipendenza dal petrolio. Già all'indomani dell'annuncio della volontà di ritornare a costruire le centrali nucleari in Italia, la maggioranza delle regioni, anche di centrodestra, aveva espresso contrarietà: Lazio, Campania, Emilia-Romagna, Puglia, Friuli e Basilicata le più nette. Dalla Lombardia erano giunti dubbi e perplessità. Aperture dal Veneto di Galan e daI sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianfranco Miccichè relativamente alla Sicilia: "Abbiamo spazi infiniti per il nucleare. Io, come i siciliani, temo molto di più i danni delle raffinerie che non quelli delle centrali nucleari” ha dichiarato dieci giorni fa.

Fonte: La Nuova Ecologia
14 maggio 2009

TAG:  MARTINI  LEGGE  GOVERNO  CONFLITTO  SENATO  SARDEGNA  TOSCANA  SIMEONI  NUCLEARE  VENDOLA  PUGLIA  INSTALLAZIONI  DELEGA  BRESSO  MILITARI  REGIONI  PIEMONTE  FITTO  COSTITUZIONALE  CENTRALI  IMPIANTI  DDL SVILUPPO  DDL ENERGIA 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
commento di Ermete Realacci inviato il 15 maggio 2009
Oltre all'alto costo economico, il problema principale del nucleare è proprio quello della sicurezza, sia in fatto di impianti, che di smaltimento delle scorie. E finche' non si arrivera' a una tecnologia che superi davvero tutti i rischi indissolubilmente legati alle centrali atomiche, ci opporremo al ritorno dell'Italia al nucleare. Diversa, invece, la questione della ricerca, che a mio avviso dovrebbe vedere l'Italia protogonista nello sviluppo di un nucleare sicuro di IV generazione.

Ermete
commento di grandmere inviato il 14 maggio 2009
Io temo una tecnologia che l' uomo nonm sa ancora padroneggiare
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
26 gennaio 2009
attivita' nel PDnetwork