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contributo inviato da alezh87 il 13 maggio 2009

Brutte notizie per chi “scarica” film e musica, in Francia arrivano le sanzioni penali e la sospensione del servizio, cioè della possibilità di connettersi ad internet come “pena” per i “pirati”. Lo ha deciso ieri l’Assemblea nazionale. Ed è possibile che in Italia qualcuno voglia seguire l’impostazione di Parigi: questo sembra essere l’orientamento che viene portato all’interno del comitato tecnico contro la pirateria istituito presso la presidenza del consiglio italiana.

Il parlamento francese  ha approvato ieri sera la legge che va sotto l’acronimo Hadopi (qui Le Monde - in francese). Pur se con una maggioranza inferiore a quella prevista, perché almeno 44 deputati tra quelli che sostengono il governo non l’hanno votata, la legge più discussa degli ultimi tempi è passata con 296 voti a favore contro 233. Il partito socialista, che è all’opposizione, ha annunciato già che si rivolgerà alla Corte costituzionale perché esamini questo testo “assurdo e inapplicabile”. Ma intanto la “Hadopi” oggi è legge dello stato francese (il testo - in francese).

Ecco in cosa consiste.

“Sanzione graduata in tre stadi” - Hadopi sta per  Haute Autorité pour la Diffusion des Œuvres et la Protection des Droits sur Internet. Si tratta cioè di una autorità indipendente che viene istituita e che, una volta individuato l’utente che “scarica” illegalmente opere dell’ingegno, lo farà oggetto di un’azione in tre tempi: 1) una comunicazione via mail, in cui si rende noto che il comportamente dell’utente è stato individuato e lo si invita a cessarlo; 2) una lettera raccomandata che ripete in modo definitivo l’ingiunzione; 3) la disconnessione dalla rete internet. A questa sanzione si aggiungerà poi quella amministrativa. Per giunta l’abbonato colpito dovrà pagare il canone al provider per tutto il tempo di durata della sanzione, cioè anche mentre non usa la rete perché è stato privato dell’accesso.

Un dibattito nazionale, un conflitto internazionale - La legge Hadopi tuttavia non è una questione di destra e sinistra contrapposte. Si sono detti favorevoli al disegno anche attori e registi come Michel Piccoli e Luc Besson e gran parte dell’industria dell’intrattenimento è schierata a difesa dei propri diritti e contro i “pirati”. E tuttavia c’è una dimensione internazionale, europea, del problema che promette ulteriori evoluzioni.

Proprio pochi giorni fa la discussione sul “pacchetto telecom” (un gigantesco provvedimento che riformula 5 direttive sulle telecomunicazioni), in sede di parlamento europeo, si è chiusa, poco prima delle elezioni, con l’approvazione del cosiddetto emendamento 138 e il blocco dell’intero pacchetto.

Qual è il problema? Sta proprio nell’emendamento 138, che stabilisce una linea di principio: la connessione internet è un elemento di manifestazione della libertà di pensiero e non può essere in alcun modo fatto oggetto di sanzione di legge. Per intendersi: i sostenitori dell’Hadopi e difensori ad oltranza del diritto d’autore hanno definito questo testo: “emendamento salva p2p”, e intendevano dire: salvapirati.

Che qualche problema si ponga lo dice anche però il sostegno all’emendamento da parte di un fronte di giuristi e di blogger non immediatamente identificabili con posizioni estreme. Guido Scorza è uno di questi e nel suo blog, stamattina, parla di un “dibattito ai confini dell’Europa”. Dice a Repubblica: “E’ davvero assurdo che vi sia la pretesa di svolgere questo tipo di battaglia a livello locale e nazionale, mentre abbiamo a che fare con un mercato senza confini”. E nel suo blog aggiunge: “la decisione di approvare l’Hadopi non tiene in considerazione il pronunciamento che vi è appena stato in sede europea in favore della libertà d’espressione”.

Cosa c’è dietro i timori e le opposizioni a Hadopi? Semplice: per poter individuare chi sta scaricando è necessario che vengano svolte indagini che “entrano nel merito” di tutto il traffico internet che viene scambiato dagli utenti - nella legge francese ad opera delle forze di polizia, ma è già successo “altrove” che investigatori privati lo facciano su incarico delle industrie del settore. Tra le tecniche adoperate per farlo vi sono software che di fatto “frugano”, materialmente (il famigerato DPI che sta per Deep Packet Inspection) in ciò che le persone scrivono, trasmettono, ricevono. Insomma non è solo una questione di arte minacciata dai pirati…

 

da Scene Digitali di Vittorio Zambardino, www.repubblica.it - zambardino.blogautore.repubblica.it

 

Probabilmente una crociata del genere verrà fatta anche in Italia e, a mio parere, si rischia grossissimo con la libertà che internet e solo internet ha messo a disposizione dei soggetti critici che ancora popolano la nostra nazione.

Condivisibile una regolamentazione del P2P (io non la condivido, ma questo è discutibile), il controllo dei computer è assolutamente antidemocratico e inaccettabile.

TAG:  COMPUTER  DIGITALE  P2P   

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