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contributo inviato da simitan il 12 maggio 2009

Nei giorni dell'approvazione della nuova normativa sulla sicurezza, che istituirà il reato di clandestinità e istituzionalizzerà le cosiddette “ronde”, una notizia ancora fresca ci permette di riportare la discussione sulla questione “sicurezza” ad una dimensione meno ideologica e più vicina
alla realtà.

La scorsa settimana i Carabinieri del Nucleo Operativo di Pordenone hanno comunicato la cattura di sei persone che sarebbero responsabili di una lunga serie di episodi criminosi compiuti ai danni di abitazioni private, di aziende e di portavalori. Poco più di un mese fa (la stampa locale ne ha dato notizia il 22 marzo), i Carabinieri della Compagnia di Sacile, coadiuvati dai colleghi di Aviano, hanno arrestato tre malviventi dediti al furto di automobili e in residenze private (le cosiddette “rapine in villa”). Le due operazioni hanno assicurato alla giustizia gli autori di odiosi atti criminali, che negli ultimi  tempi hanno contribuito a mantenere alto l'allarme e il senso di insicurezza nel territorio della nostra provincia e in quelle contermini in Friuli e in Veneto. Entrambi gli interventi sono stati compiuti anche grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali, che la maggioranza Lega-PdL si appresta a limitare solo ai reati più gravi, escludendo i furti e le rapine.

In primo luogo desidero esprimere ai Carabinieri, e più in generale a tutti gli operatori delle forze dell'ordine, il forte senso di gratitudine che provo nei loro confronti, e che certamente mi accomuna al sentimento di tutti i cittadini. Queste persone hanno compiuto un lavoro di estrema importanza per tutti noi, mettendo a repentaglio la propria incolumità, sacrificando la tranquillità della propria famiglia, rubando a se stessi persino le ore di sonno.
Provo tuttavia profonda amarezza nel constatare come l'eco di operazioni di questo genere siano destinate a lasciare tracce limitate sul piano della comunicazione, e quanto poco – purtroppo – potranno far aumentare la “percezione di sicurezza” della gente: un'unica azione di polizia, per quanto importante, ha infatti un impatto mediatico infinitamente più debole rispetto a quello delle numerose e frequenti malefatte di cui la banda sgominata è stata responsabile.
Sappiamo tutti quanto e come il senso di insicurezza della cittadinanza sia stato cavalcato politicamente, e siamo consapevoli di quanto la “pancia” della gente sia disponibile ad accogliere con entusiasmo qualsiasi proposta, anche la più demagogica, purché dia l'apparenza di risolvere i problemi. Un atteggiamento politicamente responsabile impone tuttavia di riflettere sul fatto che la vera risposta contro il crimine non sta nelle ronde, che poco avrebbero (o hanno, laddove esse siano già attive) potuto fare contro questi criminali, ma nel garantire alle forze dell'ordine tutte le risorse necessarie per svolgere al meglio il proprio compito istituzionale.

Ci vorrebbero organici più numerosi, più soldi per stipendi e straordinari, mentre invece manca perfino la benzina per la manutenzione degli autoveicoli con i quali dare la caccia ai furfanti: ma a tutto questo PdL e Lega non danno risposte, preferendo promuovere soluzioni ideologiche, inefficaci, e sempre più preoccupanti sul piano del rispetto dei diritti umani, che non possono far altro che catalizzare preoccupazioni e rimostranze da parte delle Nazioni Unite e della Chiesa.

Giorgio Zanin
TAG:  FORZE DELL'ORDINE  SICUREZZA  RONDE  GIORGIO ZANIN 

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