.
contributo inviato da loriscosta il 7 maggio 2009
Avevo posto una domanda: cosa ne pensa il Pd di Como di amministatori,preti e affari. Avevo rilanciato la domanda taggando, in una nota su facebook, anche il Segretario provinciale del partito tanto per essere certo che il messaggio arrivasse in modo preciso.

La domanda, che come si dice nasceva spontanea, riguarda fatti noti, ripresi dalla stampa locale in cui si parla di affari, gli affari che "governano" la città capoluogo.

La domanda, manco a dirlo, non ha avuto risposta. Ma neanche si può chiedere una risposta, visto che i "cahiers del doleances" non interessano gli affari prima che il Pd comasco, la sua struttura, l'organizzazione e le regole che presidiano al suo funzionamento.

Uno strano partito il Pd. Un partito - è storia - nato dalla fusione fredda di Margherita a Ds nel 2007. Il processo che ha portato alla sua costituzione ha visto il susseguirsi di riunioni, vertici e atti formali che non hanno scaldato i cuori dei militanti e hanno richiesto agli iscritti un consenso sull'onda dell'entusiasmo. Una rivoluzione della politica nel centrosinistra, a cui era stato tolto il trattino e a cui di chiedeva di rimpiazzare l'Ulivo, un'alleanza elettorale riproposta di volta in volta a seconda delle convenienze dei co-fondatori nelle varie tornate elettorali. L'Ulivo era un cartello elettorale, l'etichetta con cui Margherita e Ds cercavano di avvicinare le rispettive posizioni elettorali, presentando all'elettorato un'idea di sistesi forse mai voluta fino in fondo sebbene auspicata e spesso premiata dall'elettorato.

Anzi, si può forse supporre, con qualche certezza numerica, che l'Ulivo si ponesse oltre i partiti fondato, oltre le volontà dei suoi dirigenti. Era un progetto serio, un orizzonte immaginato ma non un approdo convinto e voluto davvero.

Nel mio piccolo so bene cosa fu l'Ulivo. Nel 2001, con Gianstefano Buzzi e Luigia Pagani, diedi la mia anima all'Ulivo, la mia energia di ragazzo a questa idea in cui ho creduto fermamente. Nel 2001 appunto corremmo per Rutelli, candidato premier. Un'impresa disperata ma motivamente, un sogno che accomunava destini e che mise in circolo energie vere per un progetto sentito, grandioso, fatto di gente in carne e ossa. Un progetto che andò a scavalco dei partiti. Infatti non erano i partiti a muovere quel disegno: i partiti si mossero per inerzia, lasciano che fosse. La gente c'era, c'erano i comitati dell'Ulivo, c'era un'Italia diversa. E' stato l'unico momento in cui ho sentito davvero pulsare la voglia di cambiamento e di questo ancora oggi sento la forza che portò, appena dopo l'esisto del voto, a parlare di Ulivo come soggetto della politica.

Erano tempi in cui si ipotizzava l'Ulivo come potatore di valore aggiunto; l'Ulivo come movimento dal basso, senza le mediazioni infinite della politica formalizzata in segreteria e direzioni dove si decideva tutto ma tutto rimaneva nelle stanza della decisione perchè la Margherita e i Ds non erano vitali ma solo archetipi ed epigoni di partiti gloriosi e di massa, quelli sì ricchi di storia e passione.

Fu una parentesi. Nel 2002 eravamo convinti che il solco fosse tracciato, che la politica del centrosinistra volesse fare uno scatto d'orgoglio. Fu un'illusione. Le forze vive che avevano scavalcato i partiti furono ricacciate indietro. Tornò la politica di vertici e di marchio. Senza l'imprimatur delle segreterie, senza le mediazioni di ogni soggetto "titolato" e portatore di simbolo non si poteva procedere. Nel 2002 si votò a Como per il Comune. E i partiti riemersero, dissero che l'Ulivo aveva usurpato un terreno che era loro, che bisognava procedere per simboli senza necessità di sintesi alcuna. E venne Fassino a Como, alla cascina masseè di Albate e stupì tutti: non era un dramma per Piero correre con i simboli, con gli arnesi della divisione. Moretti, lo ricordo bene, il nostro candidato sindaco fronteggiò la bellezza di 7 liste. Tutte a chiede e rivendicare visibilità. E l'Ulivo si fece da parte, in attesa di tempi diversi. Era un farsi da parte necessario perchè depositari di simboli e potere erano i partiti. Intendiamoci: un potere formale, mai sostanziale, il potere di fare le liste. Non il potere di coinvolgere e scaldare i cuori. E così fu: partiti contro Ulivo, partiti portatori di una politica altra dalla sintesi e anzi il contrario della sintesi. E tornò il centro-sinistra.

Moretti segnò un punto di non ritorno. I partiti erano centrali per definire liste e indirizzi, erano gli involucri senza popolo che condizionavano e imponevano.

Da loro si ripartì. E si attese per anni, per lunghi anni che maturasse l'esigenza di superarsi come strumenti di politica.

Si attese il 2007 quando i tempi erano maturi ma forse anche troppo maturi, la gente voleva la sintesi ma ancora nei vertici, nei dirigenti la sintesi non c'era. E così si ricominciò con i vertici...(continua)
TAG:  ULIVO  MARGHERITA  DS  COMO  COMITATI RUTELLI  MORETTI  FASSINO 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
loriscosta
Albese con Cassano
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
17 settembre 2008
attivita' nel PDnetwork