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contributo inviato da Pierpaolo Farina il 5 maggio 2009

Avanti, Veronica. Non era difficile da prevedere, come avevo fatto nell’ultimo articolo, che la formalmente ex-signora Berlusconi venisse mitragliata da tutta la stampa e la tv di regime. Lei stessa ha affermato: “Sono un soldatino circondato da un esercito.”

Il copione, del resto, è noto: sono quindici anni che chi si mette contro Sua Presidenza viene mitragliato mediaticamente da questi fascistelli che si professano giornalisti. La serie di vittime è lunga e dolorosa, e ha portato a stravolgimenti della realtà che solo una ristretta elite di informati conosce.

Del resto, la tv di regime è fatta così, fa di tutto per accontentare il suo padrone e, come un soldato clone dell’Impero di Star Wars, esegue gli ordini, spara sul soggetto e ne fa sparire il cadavere, dopo averne distrutto la credibilità.

Berlusconi è sempre pronto ad invocare la privacy, quando i suoi comportamenti più consoni ad un giullare di corte, che ad un sovrano, ne rovinano l’immagine: e, poiché i suoi avversari non possono replicare, rovescia quintali di caxxate sugli avversari. Oramai non si scomoda nemmeno ad andare sui programmi Mediaset (Matrix non lo guarda più nessuno), telefona direttamente all’insetto Vespa e, senza contraddittorio alcuno, comincia a stravolgere la realtà.

Peccato che Berlusconi, essendo il più grande editore d’Italia (Mondadori, Einaudi, Giornale, Mediaset e tutti i rotocalchi da Chi in poi), se ne frega altamente, per esigenze di marketing e tiratura, di difendere la privacy altrui: è il primo a lamentarsi della vergogna delle intercettazioni, ed è il primo che le fa pubblicare sui giornali (quelle degli avversari, ovviamente, non le sue).

Insomma, tutto ciò che fa bene all’immagine di Sua Presidenza, non è fazioso, tutto il resto sì.

Per questo non riesco ancora a comprendere come ci possa essere ancora qualche miope che trovi qualcosa di più importante della Questione Morale, visto che tutti i problemi della democrazia italiana sono direttamente o indirettamente ad essa collegati.

Non si tratta di pronunciare sommarie condanne moralistiche contro la corruzione, contro il conflitto di interessi, contro il controllo dell’informazione, bensì si tratta di prendere atto che l’elemento fondante della democrazia è un effettivo equilibrio tra morale e potere, senza il quale la democrazia esiste solo formalmente, sia che si ecceda in un senso che nell’altro.

Affrontare la Questione Morale non significa che di tutte le altre questioni non si parla, finchè la Questione Morale non viene risolta, anzi, sarebbe uno sciocco chi lo affermasse: è come minimo dal V secolo a.C. ad Atene con Euripide che si discute, con nomi diversi, della Questione Morale, e se non siamo riusciti a risolverla in 2500 anni, figuriamoci se possiamo farlo ora in due mesi.

Qualcuno obietta che Berlusconi non ha ricevuto condanne (ci credo, o si è depenalizzato i reati o ha fatto saltare i processi), così come D’Alema e co. per le scalate dei furbetti: ma se implicazioni penali ci furono, allora non staremmo qui a parlare di Questione Morale, ma semmai di Questione Penale o Giudiziaria; mi pare che nella commistione tra potere politico ed economico vi sia una certa implicazione morale, che poi genera anche quelle penali.

La Questione Morale non può più essere ignorata ed essa si è aperta in Italia proprio perché gli interessi di partito sono divenuti così predominanti da scontrarsi con gli interessi generali del Paese: questo è lo stato di cose da cambiare per evitare una rivolta generale contro tutti i partiti (chiamatela antipolitica se volete), che ne colpirebbe la funzione essenziale e legittima e che porterebbe perciò a pericoli per la tenuta del nostro sistema repubblicano democratico: Berlinguer aveva previsto con un anticipo di 20 anni la caduta della Prima Repubblica e dei partiti di massa, ma allora fu deriso.

Oggi non solo siamo solo formalmente una repubblica, ma siamo passati dai partiti di massa a quelli immagine, fino ad arrivare a quelli di plastica (o di naftalina).

Inoltre, la confusione tra funzioni di partito e funzioni governative ha provocato una lunga serie di fenomeni degenerativi quali il sottogoverno, il clientelismo, le spartizioni di potere, le commistioni tra potere politico ed economico e l’abitudine all’impunità: ditemi voi se queste sono questioni secondarie.

Tutti vedono, tutti si rendono conto di questo stato di cose: la gente lo accetta e lo sopporta perché tanto oramai noi italiani, che non dimentichiamo e nemmeno impariamo nulla, abbiamo perfino corrotto la corruzione stessa, è diventata una sorta di malattia genetica che ci portiamo dietro come gli africani sopportano mestamente la sifilide.

C’è una cosa però che differenzia l’elettorato di destra e quello di sinistra: mentre l’elettore di destra se ne frega se il suo leader di riferimento fa qualche “bravata” (nel caso dei berlusconiani, più è corrotto più acquista fascino), quello di sinistra si indigna, soprattutto per le implicazioni morali del suo gesto. E di conseguenza non va a votare o, peggio, vota la destra, perché se anche a sinistra si ruba, cade l’unico buon motivo per votarla.

Questa è la vera questione immorale (e anche asimmetrica): metà della popolazione italiana oramai è convinta che la morale non esista più.

Spero proprio non accada come in Francia, che dopo l’ancien regime, dove il Potere imperava, si è passati al Terrore giacobino, dove la Morale si riprendeva la rivincita dopo secoli di vassallaggio.

Ma sembra proprio che così debba essere.

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