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contributo inviato da Pierpaolo Farina il 24 aprile 2009

Il 6 giugno si vota per le elezioni europee. Il Pdl si prepara a far incetta di voti, mentre il centro-sinistra sogna un'improbabile rivincita, che riduca il largo vantaggio del Cavaliere sull'opposizione.

Come sempre, le elezioni europee di europeo hanno ben poco, tantopiù che in lista ci sono quasi tutti i leader di partito, tranne quelli del Pd, che a Strasburgo non metteranno mai piede.

Berlusconi, come sempre da 15 anni, si diverte ad essere la barzelletta d'Europa, candidandosi anche se la legge lo vieta: anzichè incalzarlo su questo punto, Franceschini avrebbe dovuto far leva su altre cose, evitando di tirarsi la zappa sui piedi da solo.

Anche perchè, il seggio di Strasburgo rappresenta da sempre per i politici italiani un "premio di consolazione" riservato dai boss ai valvassini più zelanti, ma anche più minchioni, che solitamente non prendono manco un voto, ma sfruttano la popolarità del proprio leader di turno per vivacchiare ancora un po' a spese dello stato.

Cinque anni fa alle Europee stravinse il centro-sinistra, merito anche di molte candidature azzeccate, che portarono la lista di Prodi ad essere la più votata, con 10 punti in più rispetto a Forza Italia.

Eppure, Berlusconi stravinse sia nel 1994, portando alle dimissioni di Occhetto, sia nel 1999, ma a quei tempi non c'era da preoccuparsi: la situazione politica italiana non era ancora così indecente, nè il potere di Berlusconi era così ampio.

Ha ragione Franceschini a dire che se Berlusconi stravincerà le elezioni, farà cose inimmaginabili: è anche vero, però, che il centro-sinistra, sia che si trovi al governo, sia che si trovi all'opposizione, è una coalizione a ripetere: nel senso che fa sempre gli stessi errori.

Come al solito, siamo divisi e si continua ad inseguire Berlusconi sull'agenda politica: per non sembrare troppo "di sinistra", il Pd è ridotto a meno di un'ectoplasma, e non tanto per colpa di Franceschini, ma di chi lo ha eletto.

Mai in una vigilia elettorale, un partito di opposizione, specie se di sinistra (se ancora questo termine si può usare), si era mostrato tanto a corto di iniziative come il Pd di Franceschini (degli altri non parlo perchè sono ancora peggio): sta giocando di contropiede, limitandosi a contenere le offensive del nemico con argomenti talmente blandi da farci a volte rimpiangere Occhetto e il Pds.

Anche perchè, per cambiare nome e simbolo al Pci e per trasferirlo da un posto all'altro dello schieramento politico, un Occhetto bastava. Per cambiargli l'anima, dopo cinquant'anni di partito-chiesa, ci sarebbe voluto un Berlinguer, ma purtroppo ci siamo beccati D'Alema e Veltroni.

Ci deve essere stato qualche fraintendimento negli ultimi quindici anni: dovevano cambiargli l'anima, non cancellargliela definitivamente.

Del resto, questo, più che un governo, è un regime, e per una motivazione molto semplice: assistiamo ogni giorno al dramma della fine della divisione dei poteri, con un uomo solo al (tele)comando.

Per un anno a Sinistra si è predicato il dialogo, come si era fatto dal 2001 al 2002, quando la Sinistra si riprese solo grazie ai Girotondi di Moretti, che vaticinava: "Con questi dirigenti non vinceremo mai!"

Oggi come allora rispondono con una strana teoria, che invoca l'opposizione senza anti-berlusconismo: non bisogna parlar male della sinistra, per non favorire Berlusconi, ma non bisogna nemmeno parlar male di Berlusconi per non favorire Berlusconi. Che dire, geniale.

Se questo è il nuovo, ridateci il vecchio, anche se non è più in garanzia.

TAG:  EUROPEE  PD  POLITICA  FRANCESCHINI  ULIVO  ERRORI  ANTIBERLUSCONISMO  PDL  BERLUSCONI 

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