.
contributo inviato da team_realacci il 21 aprile 2009
Una quindicina di attivisti di Greenpeace hanno trasformato in un parco giochi uno dei tre pozzi di salgemma che, nel 2003, il Governo aveva intenzione di utilizzare per realizzare il sito unico nazionale delle scorie nucleari. Gli attivisti - uno spagnolo e numerosi italiani - hanno chiuso con del cemento tre pozzi: su uno hanno posato alcuni mattoni di cemento e vi hanno accostato uno scivolo e un'altalena. Intorno vi sono degli striscioni sui quali vi sono le frasi "Stop alla follia nucleare", "Meglio attivi che radioattivi", "Niente scorie a Scanzano Jonico" e "Non giochiamo con il futuro dei nostri figli".

Dalla località "Terza Cavone", dove sono arrivati anche il sindaco, Salvatore Iacobellis, e i rappresentanti dell'associazione "Scanziamo le scorie", tra i promotori della protesta del 2003, Greenpeace ha lanciato un messaggio a Governo e Regione Basilicata: "Dopo quello del 2003, per evitare un nuovo tentativo di portare qui le scorie radioattive italiane, bisogna chiudere definitivamente i pozzi". In realtà, il 27 novembre 2003 il Consiglio dei ministri approvò un emendamento al decreto sulle scorie nucleari, togliendo il nome di Scanzano Jonico dal provvedimento. "Ma oggi - hanno ribattuto gli attivisti - crediamo che il pericolo sia ancora vivo poiché, sul nucleare, il governo sta portando avanti una politica 'militare' con una strategia di stampo sovietico, basata su un approccio autoritario alle scelte di localizzazione, in spregio delle direttive europee e delle prassi internazionali".

E così Greenpeace ha deciso di fare il blitz "a pochi giorni dal 23/0 anniversario del disastro di Cernobyl, e alla vigilia dell'apertura del G8 Ambiente di Siracusa". Su uno dei tre pozzi chiusi con il cemento, Greenpeace ha creato un piccolo parco giochi, con uno scivolo e un'altalena perché - come è scritto su uno degli striscioni esposti - non si può "giocare con il futuro dei nostri figli". Ecco perché gli attivisti chiedono al Governo che "i pozzi vengano chiusi al più presto" e alla regione Basilicata "di annunciare pubblicamente che non è disponibile a subire nessun deposito nucleare sul proprio territorio".

I pozzi di salgemma si trovano in località "Terzo Cavone" di Scanzano Jonico, al centro di un'area che ha pregiate colture agricole, circostanza che fu decisiva per innescare e sostenere la protesta attuata nel 2003. Il decreto che individuava l'area di Scanzano per il sito delle scorie radioattive fu approvato dal Consiglio dei ministri il 13 novebre 2003 e provocò subito polemiche dal momento che vi fu chi sostenne che alcune autorità locali non potevano non conoscere le intenzioni del governo. Il 15 novembre la protesta cominciò a prendere corpo, anche con blocchi sulla strada statale 106 Jonica, che collega Calabria e Puglia attraversando la Basilicata.

Poi i blocchi si fecero duri e interessarono anche la linea delle Ferrovie dello Stato: il 23 novembre - anniversario del terremoto che nel 1980 fece migliaia di vittime fra Campania e Basilicata - centomila persone sfilarono in corteo da Policoro (Matera) a Scanzano chiedendo il ritiro del decreto. L'obiettivo della protesta fu raggiunto il 27 novembre, quando il Consiglio dei Ministri approvò un emendamento al decreto sulle scorie nucleari, togliendo il nome di Scanzano Jonico dal provvedimento.

Fonte:
La Nuova Ecologia
21 aprile 2009

TAG:  NUCLEARE  GREENPEACE  SCANZANO JONICO  TERZO CAVONE  DEPOSITO NAZIONALE  SITO UNICO  SCORIE NUCLEARI  BLITZ  POZZI  SALGEMMA 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
26 gennaio 2009
attivita' nel PDnetwork