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contributo inviato da rudyfc il 20 aprile 2009


Dalla recente trasferta pasquale nella mia cara città, mi sono portato dietro una considerazione ancora peggiore di quella che si presenta come classe dirigente a Scicli, ma anche in provincia di Ragusa. Mi riferisco a due casi in particolare: la celebrazione della festa di Pasqua a Scicli e l'ingresso di Gianni Battaglia nel Pd. Due cose che non hanno niente a che vedere l'una con l'altra e che si riferiscono a campi e persone distinte, ma con una relazione tra loro: la debolezza dei dirigenti e delle loro scelte.

Iniziamo dalla Pasqua. La decisione della Confraternita sulle rinunce da fare per destinare i fondi all'Abruzzo è stata misurata con il bilancino: no ai fuochi d'artificio a mezzogiorno (quelli di cui non frega niente a nessuno, tanto non si vedono), no al concerto serale (quasi sempre di pessima qualità, tranne poche eccezioni), ma sì a tutto il resto, cioè alla gran parte della spesa. In compenso, c'è stata l'uscita "a salve" (come ha scritto Sciclinews) del Gioia, seguita dieci secondi dopo dalla solita, irrinunciabile uscita festosa. Per fortuna. Tanto ormai le coscienze erano a posto. Poi il meteo ci ha messo del suo, rovinando tutto, ma questo era obiettivamente incontrollabile. Tranne per quel "raggio di sole" proprio all'uscita, su cui tanta melensa retorica è stata spesa.

Fatto sta che l'unica decisione seria, quella relativa ai soldi da risparmiare per la solidarietà, è stata una non-decisione, buona sola a cercare di non scontentare nessuno, mandando qualche spicciolo (a proposito, vorremmo sapere la cifra esatta) in Abruzzo e "sparando" tutto il resto in fretta e furia la sera per evitare la pioggia. Penoso.

La responsabilità, ovviamente, non è tutta e solo della Confraternita, ma anche di chi ha curato tutte le altre "raccolte" (nei quartieri, nelle parrocchie, ecc.) e di chi ha concesso il patrocinio (comune, provincia, regione) senza fare alcuna pressione per ridestinare i fondi.

Tema numero due. Gianni Battaglia entra nel Pd, nonostante l'opposizione quasi unanime della leadership iblea del partito. Sul prossimo numero di Ragusa in Prima Pagina ci sarà un mio pezzo con un'intervista esclusiva a un dirigente nazionale del Pd, ma qui voglio dire quello che penso.

Le resistenze degli attuali dirigenti appaiono, anche se a loro dire mosse da altre nobili motivazioni, come uno strenuo tentativo di autodifesa. Battaglia, lo ricordiamo, conquistò la maggioranza interna ai Ds, anche con una spregiudicata politica di tesseramento. Manovre deprecabili, per carità, ma rispetto alle quali anche alcuni esponenti attuali del Pd ibleo dovrebbero farsi qualche esame di coscienza.

Gli attuali responsabili del Pd in provincia di Ragusa non hanno alcun appiglio per opporsi a un allargamento del partito che, viste le difficoltà nazonali ma anche locali, appare indispensabile. L'incapacità di ampliare la base con nuovi innesti, soprattutto giovani, va imputata all'attuale gruppo dirigente. Se avessere compiuto un'operazione di questo genere prima, oggi non avrebbero alcun motivo di temere l'ingresso di Battaglia, che risulterebbe ampiamente minoritario. Adesso non rimane altro per loro che accettare la sfida, comportarsi da dirigenti seri e con un minimo di coraggio e confermare la loro leadership con l'arma propria di un partito politico: il consenso. Le elezioni europee sono il primo banco di prova. Poi arriverà il congresso. Cominciassero a lavorare...
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